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No al razzismo giornalistico

Navigando in rete ci siamo imbattuti in una interessante petizione contro la diffusione da parte dei media del cosiddetto ‘razzismo giornalistico’. Per quanto le raccolte di firme, se non sostenute da movimenti e rivendicazioni organizzate e con chiari obiettivi e controparti possano risultare spesso inefficaci, in questo caso l’iniziativa ha il merito di porre all’attenzione dell’Ordine dei Giornalisti, degli operatori dell’informazione e quindi anche ai fruitori, una questione molto importante: la responsabilità dei giornalisti e dei loro datori di lavoro rispetto a ciò che i media diffondono.
Nell’epoca di internet e della freepress sorretta dal mercato pubblicitario il prodotto – la notizia – si vende nella misura in cui è sparata, esagerata, allarmistica. Se un ragionamento sui cambiamenti nella geopolitica del Medio Oriente riceve su un sito internet a larga diffusione al massimo qualche migliaio di click, una notizietta allarmistica sulle presunte nefandezze compiute dall’immigrato di turno (e quindi, per estensione, attribuibile a tutti gli immigrati in quanto tali) cavalca immediatamente l’onda dei social network trasportata dal vento delle condivisioni su facebook e su twitter. E alla fine collezione decine, centinaia di migliaia di click, diventando senso comune.
Oltre al razzismo più o meno cosciente e alla inesperienza o alla malafede del giornalista di turno, quindi, c’è un’altra questione che andrebbe esaminata: il razzismo vende. E se qualche notizia, per vendere di più, bisogna inventarsela di sana pianta, poco importa… anche se ciò contribuisce a creare tra i lettori disattenti e insicuri una fantarealtà parallela a quella reale.

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Chiediamo all’Ordine dei Giornalisti di combattere il cattivo uso delle informazioni sulla nazionalità o la provenienza etnica di un qualsiasi criminale, nelle notizie di cronaca nera (come espressamente previsto dalla Carta di Roma.)
Intendiamoci: NESSUNA CENSURA. L’intento non è quello di vietare in assoluto la diffusione di tali informazioni, talvolta necessarie alla piena comprensione della notizia, ma “soltanto” quello di introdurre nuove e più severe sanzioni per chi, da giornalista, le usa a scopo discriminatorio, nei modi che tutti conosciamo. 
Pensateci: Che differenza c’è tra “Uccide la moglie e si impicca. Il dramma familiare dopo una lite” e “Marocchino uccide la moglie italiana e si impicca. Il dramma familiare dopo una lite”?  
La risposta è semplice: nel primo caso si da una semplice notizia di cronaca nera; nel secondo invece, si aggiungono allo stesso delle informazioni assolutamente irrilevanti per la sostanza della notizia, ma che legittimano indirettamente quell’errata associazione tra criminalità e immigrazione (smentita dai dati), sulla quale si basa la propaganda elettorale di una parte della scena politica italiana. Ve lo dimostro, fornendovi un paio di esempi delle percezioni sbagliate che questa cattiva pratica giornalistica tende a generare in molti italiani:

1) Ascoltando il telegiornale si potrebbe evincere che gli stranieri delinquano più degli italiani, visto che le notizie riportate interessano quasi sempre delitti commessi da immigrati. Anche in questo caso, è vero esattamente l’opposto. Gli italiani infatti, delinquono più degli stranieri, come hanno dimostrato alcuni dati raccolti  ed elaborati dall’Idos/Unar, per conto della Presidenza del Consiglio dei ministri.

2) Facendo attenzione a tutte le chiacchiere in tema di immigrazione che politici e giornalisti scambiano nei talk-show, si potrebbe arrivare a credere che gli immigrati siano più di quanti effettivamente sono. Ed è proprio quello che avviene! Un sondaggio condotto da Ipsos Mori, rivela infatti che gli italiani stimano al 30% la presenza straniera nel nostro paese. Una impressione distante ben 23 punti dal dato reale. 

Gli esempi potrebbero continuare, ma il concetto rimane sempre lo stesso: i media (almeno nel caso italiano) stimolano interpretazioni e percezioni errate della realtà, specialmente quando trattano temi altamente divisori come quello dell’immigrazione. Queste percezioni, rappresentano una delle cause principali della persistenza (o addirittura dell’aumento) del pregiudizio razzista nella popolazione. 

Anche se, in verità, siamo tutti o quasi consapevoli della fondamentale uguaglianza degli esseri umani. Ma ci piace dimenticarcene, in modo da avere sempre un capro espiatorio sul quale scaricare le colpe di qualcun altro. Uno dei compiti del giornalismo dovrebbe essere proprio questo: impedirci di dimenticare, di cedere alla comodità dell’ignoranza. E, in questo caso, ricordarci una volta di più che “la legge è uguale per tutti”, aldilà di quello che dice il passaporto.

Facciamo rispettare la Carta di Roma. Chiediamo all’ODG di fare il suo mestiere. Combattiamo il “razzismo giornalistico”.

Per firmare la petizione: https://www.change.org/p/la-nazionalit%C3%A0-non-%C3%A8-un-reato-diciamo-basta-al-razzismo-giornalistico

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