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Lettera alla Madia di un ventunenne sfigato

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Oggi uscirò dalla mia zona di comfort.

Gentile Ministra Marianna Madia,

in fondo – ma molto in fondo – la comprendo: quando si è fortunati di avere dalla propria la salute, non si può comprendere quello che noi sfigati (e le nostre famiglie che ci trasciniamo dietro) dobbiamo sopportare.

Cosa sarà mai un giorno di chemio ogni tanto, comodamente seduto in poltrona; cosa sarà mai un mesetto in una stanza sterile dove hai addirittura la fortuna di avere cibo, letto, bagno privato e Sky?

Cosa saranno mai degli shock settici: tanto se hai la fortuna di far parte di quel 50% che sopravvive, apprezzerai il doppio di avercela fatta e vorrai timbrare il cartellino il doppio delle volte!

E se finisce male, vediamo il lato positivo: l’INPS festeggia.

E invece no.

Mi sto accingendo a sottopormi alla mia settantasettesima terapia dal 2008 (il mio subconscio ha perso il conto delle recidive, ma le terapie sono registrate con timbri su carta e cicatrici sul corpo).

Le assicuro che basta un solo giorno di terapia e, mente e corpo cambiano per sempre.

Ed è lì che capisci una cosa: prima la vita, poi il resto; ma questo non è possibile perché come si evince dalla sua riforma*, prima viene il lavoro.

Dopotutto come potrebbe vivere un malato con 280€ di pensione di invalidità al mese?
O nasci nella famiglia giusta o sei ancora più sfigato di quanto già tu non sia.

Perciò, ha ragione lei: prima il lavoro.

Si vive per lavorare o si lavora per vivere?
Si guarisce per lavorare o si guarisce per vivere? E poi lavorare?

Ora, io mi ritengo fortunato: faccio un lavoro che amo in un’azienda privata nel settore automotive, dove ho dei responsabili tanto meravigliosamente, quanto semplicemente umani.

Non tutti credo possano dire lo stesso, prendiamo in esempio un mestiere da lei coinvolto:
non voglio immaginare un insegnante che si fa una chemio e, avendo preventivamente pianificato i giorni di malessere, al suono della campanella è puntuale in classe.
Cosa insegnerà in quelle condizioni? Il lavoro che ognuno di noi svolge è sempre condizionato dal contesto emotivo del momento.

Persino un’automobile ha più umanità di lei: perché in ogni linea, in ogni ingranaggio, c’è un momento di vita di un collega: se un colore le sembrerà troppo luminoso, probabilmente Jacopo aveva appena avuto la bella notizia di aver sconfitto la malattia; se un colore le sembrerà troppo cupo forse, nel momento in cui l’ha scelto, Jacopo aveva appena saputo della recidiva.

P.S. La prego di smentirmi e di convincermi a non togliere il “like” dalla sua pagina (o a convertirlo da “like” sarcastico in un “like” serio).

* Quella di cui si occupa l’On. Marianna Madia è la riforma della pubblica amministrazione (che riguarda i dipendenti dello Stato e di enti pubblici): è certo però che queste “riforme” poi finiscono col costituire un riferimento e un modello anche per le aziende private – con particolare riferimento alla “licenziabilità” e ai trattamenti pensionistici dei lavoratori, e in questo senso la faccenda riguarda tutte le situazioni lavorative.

Firmato: uno sfigato ventunenne.

Fonti:

http://economia.ilmessaggero.it/…/statali_arriva_tetto_mass…

Madia prevede inoltre una disciplina specifica sui permessi orari per visite mediche, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici fruibili a giorni e addirittura a ore. Ma anche permessi brevi a recupero, permessi per motivi familiari e riposi connessi alla ‘banca delle ore’ che viene indicata come “base di partenza per ulteriori avanzamenti nella direzione mi una maggiore conciliazione e tra tempi di vita e di lavoro”.

http://contropiano.org/…/decreto-madia-punisce-anche-malati…

Anche perché la Madia prevede una disciplina specifica sui permessi orari per visite mediche, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici fruibili a giorni e addirittura a ore. In pratica, esci un attimo dal lavoro, ti precipiti nel laboratorio, fai i prelievi o le analisi e te ne ritorni – correndo è preferibile… – in ufficio.”

Nel testo, infatti, è espressamente previsto che i giorni di malattia vadano fissati preventivamente, “anche se non coincidenti con i giorni di terapia e a condizione che si determinino effetti comportanti incapacità lavorativa”. Chiunque abbia avuto un amico o un familiare che esce dalla chemio sa – certamente meglio del ministro e del suo staff – in che condizioni si trovava; e dunque anche quanto potesse essere immaginabile un suo “pronto ritorno sul posto di lavoro”. Ma evidentemente dalle parti della Madia si pensa che si possa fare un giorno di chemio, magari anche uno di “recupero”, poi due giorni di lavoro, seguiti da un altro di chemio e così via…”

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

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2 Commenti


  • Mauritius

    la Madia è un pessimo ministro e una pessima persona
    io che nella mia vita lavorativa ancora attiva ho preso solo ed unicamente malattia quando mi serviva ricordo alla Madia che 82% delle tasse ed imposte dai dati del Ministero delle Finanze le danno allo STATO dipendenti pubblici e privati e pensionati… invece delle solite ridicole e inutili campagne contro i dipendenti la Madia come tutto lo Stato è ancora vivo per merito dei dipendenti che hanno i salari più bassi tra tutti i paesi industrializzati
    la Madia si vergogni per seguire l’onda penosa di chi vuole solo vomitare problemi e questioni sui dipendenti che già sono quasi a livello di salariati semi schiavizzati
    ricordo che l’evasione fiscale in Italia è gigantesca….la Madia e questo raffazzonato governo diano addosso agli evasori


  • Maurizio

    La Madia rivaleggia con Brunetta per l’accanimento che dimostra contro i lavoratori pubblici. Li tratta come fossero bambini discoli, che passano il tempo a inventasri scuse per non lavorare. E lei la maestrina che li mette in riga. Guardate la pagliacciata delle visite fiscali “a ripetizione” anche nella stessa giornata. Il bello che la più incapace e inefficiente è lei, mentre l’Abruzzo e altre parti d’Italia bruciano a causa della sua insensata abolizione del Corpo Forestale lei non pensa nemmeno fare ciò che qualunque ministro con un po’ di pudore farebbe: dimettersi.

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