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Il regionalismo differenziato preoccupa anche gli ordini dei medici. Non ancora abbastanza

Sabato 23 febbraio scorso al teatro Argentina di Roma si è svolta la prima assemblea nazionale di tutti gli ordini delle professioni di cura, sul tema della regionalizzazione differenziata del Sistema Sanitario Nazionale (SSN).

L’iniziativa su proposta del presidente  FNOMCeO, Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, é stato il proseguimento di un incontro avvenuto il 25 gennaio scorso, di tutti gli ordini professionali e di tutti i sindacati medici per costruire un tavolo permanente per la salvaguardia del SSN dal quale è emerso un documento finale.

Avevo avuto un sussulto di orgoglio professionale per la posizione presa dal presidente Anelli. Nel documento infatti sono evidenziati tutti i punti critici dell’attuale crisi del SSN e se ne evidenziano le ulteriori, possibili criticità con l’applicazione dell’autonomia differenziata. I punti salienti del documento riguardano

1- le disuguaglianze determinate dalla regionalizzazione

2 – il de-finanziamento progressivo del SSN

3- criticità legate alle disuguaglianze sociali dei cittadini e geomorfologiche del territorio

4- la necessità quindi di porre in atto concreto la funzione di sussidiarietà degli ordini professionali promuovendo con gli stessi un costante confronto affinché siano rispettati a pieno gli articoli 3 e 32 della Carta Costituzionale.

Tutto lasciava intendere che ci sarebbe stata una forte opposizione al regionalismo differenziato.

Ma questo auspicio è stato disatteso, anche a discapito di alcuni interventi piuttosto interessanti.

Il documento finale uscito dall’assemblea degli ordini  risulta ben lontano dalla difesa della legge 833 (la Riforma Sanitaria del 1978) e lo stesso titolo del documento è emblematico: “Manifesto dell’alleanza tra professionisti della salute per un nuovo SSN.”

Infatti nel lungo e prolisso manifesto – pur mettendo in risalto che le criticità del regionalismo già in vigore verrebbero aggravate dall’autonomia delle regioni economicamente più forti, portando ad una sperequazione ulteriore tra le regioni – l’impegno preso come ordini professionali ad espletare la loro funzione di sussidiarietà per garantire le cure e l’uguaglianza di tutti i cittadini, senza aver avanzato proposte concrete, risulta essere del tutto insufficiente.

Così com’è del tutto insufficiente chiedere al governo un incremento ‘adeguato’ del fondo sanitario nazionale senza  evidenziare  chiaramente l’insufficienza dei Livelli Essenziali di Assistenza, peraltro di fatto estremamente difformi tra le regioni e che non tengono conto dell’invecchiamento della popolazione, come rilevato da alcuni interventi.

Secondo Ketty Vaccaro (Responsabile area salute e welfare della Fondazione Censis su dati Istat) possiamo vedere come la spesa sanitaria totale (pubblica + privata) abbia avuto un incremento di 11 miliardi di euro nei nove anni 2008/2017, di cui più del 50% sono spese sanitarie a carico delle famiglie (6 miliardi di euro a fronte dell’incremento pubblico di circa 5 miliardi di euro). Questo dato è  estremamente chiaro rispetto alla tendenza in atto di andare verso lo smantellamento della sanità pubblica con un progressivo utilizzo di risorse familiari per curarsi. Di questo però nel documento finale non se ne parla.

Insomma al di la delle dichiarazioni in difesa del SSN non viene evidenziata, se non in maniera generica, la vera criticità del SSN che non può essere sottintesa: per avere un SSN è necessario abbandonare l’idea che il Sistema Sanitario Nazionale possa avere le norme e le finalità di un’azienda e su questo non c’è stata nessuna presa di posizione da parte dei rappresentanti degli ordini professionali.

Il sistema sanitario italiano, nonostante i dati sconfortanti riportati sopra, ha ancora la dignità di potersi chiamare nazionale fino a quando il regionalismo differenziato non decreterà la sua fine.  Il  porsi in maniera dialogante con questa prospettiva rappresenta di fatto una resa. Portare quale riferimento per una maggior garanzia di controllo dello Stato l’art 119 della Costituzione, riformato assieme al titolo V nel 2001, che al primo comma dice: “Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea”, significa accettare di fatto tutti i vincoli di bilancio, e al di là delle ridondanti dichiarazioni d’intenti, asservire le professioni alla logica del profitto, considerando anche la parte finale dello stesso articolo che cita: “E’ esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti”.

Questi presupposti sono paletti molto rigidi e chiari rispetto a qualsiasi scostamento, da  parte delle regioni e dei comuni, di applicazione, a livello territoriale, dal pareggio di bilancio e, prospettare  un regionalismo  solidale con tali premesse, appare del tutto utopistico.

Certo il dott. Pierpaolo Sileri (M5S), Presidente della Commissione igiene e sanità del Senato, nel suo intervento molto appassionato, valutando come enorme conquista di civiltà la 833, si è impegnato a trovare soluzioni per eventuali sperequazioni tra le regioni, nell’applicazione del regionalismo differenziato. Il Ministro Giulia Grillo, invitata speciale a questo evento storico,  non si è presentata così come erano assenti i rappresentanti sindacali dei medici presenti all’appello del 25 gennaio.

Staremo a vedere se su questo terreno emergeranno spinte più coraggiose, ma a prescindere da queste, Potere al Popolo continuerà la sua opposizione ad un sistema di regionalizzazione differenziata anche nella Sanità e per riaffermare la validità di un Sistema Sanitario Nazionale che assicuri le medesime prestazioni in tutto il paese. Lì dove questo non viene più assicurato non può che essere materia di conflitto, senza sconti per nessun governatore di regione né per chi accondiscende alla tagliola del Patto di Stabilità e dell’art.81 arbitrariamente inserito in Costituzione.

* Gruppo Sanità Potere al Popolo

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1 Commento


  • pierluigi

    Condivido l’analisi testè prodotta;è triste che solo l’ordine dei medici si sia posto un problema di cosi’vasta portata pur in
    in una ottica corporativa e privatistica;l’annullament o della 833 passa dalla legge de lorenzo e bindi;governi di centro sinistra aiutati dalla coppia amato-d’alema,il via nel 92’con il trattato di maastricht che prevedeva la sussidarietà come uno degli elementi fondanti nell”aiuto” a sostituire la sanità pubblica(remember formigoni?)sono gli elementi costitutivii del tentativo di balcanizzare l’italia con la rifondazione tutta attuale dell’impero carolingio (incontro francia-germania ad aquisgrana)

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