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Diabete, lupini e farmaci sbagliati

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Sono moltissimi gli studi scientifici che confermano le capacità e l’utilizzo di piante e frutti nella iperglicemia nel diabete non insulino-dipendente, che si manifesta in seguito ad una insufficiente azione o secrezione di quell' ormone prodotto dalle "isole di Langherans" del pancreas. L'insulina ha il compito di regolare il livello del glucosio nel sangue.

Prima però di addentrarci nelle piante è opportuno fare alcune considerazioni: la prima è che occorrerà rivolgersi ad un buon diabetologo e che per l' uso di piante medicinali è indispensabile rivolgersi a quel medico veramente esperto nella prescrizione e nei dosaggi delle erbe (sia da sole che abbinate ai farmaci), e che possibilmente sia in stretto contatto con gli specialisti.

Quest' ultimo punto è fondamentale in quanto, soprattutto ora che le cosiddette cure alternative son di gran moda, "fioriscono" improvvisati specialisti, che poco sanno di farmacologia applicata alle erbe, di interazioni di terapie combinate erbe-farmaci, e che rischiano di provocare seri danni ai loro pazienti. E' opportuno anche ricordare l'importanza di una dieta appropriata, dell'esercizio fisico e delle fibre vegetali (presenti nella frutta, cereali, e legumi).

Queste ultime, rallentando i processi digestivi e, di conseguenza, l'entrata del glucosio nel sangue, favoriscono l' azione dell' insulina; si avrà così un miglior controllo della glicemia. Mirtillo, eucaliptus, galega, lupino, mais, eleuterococco, ginseng, salvia, stevia rebaudiana, ispaghul, guar, trigonella, sono solo alcune delle piante medicinali che possono essere usate nel trattamento del diabete.

Pianta erbacea annuale alta anche più di un metro il lupino (Lupinus albus), la fusaglia per i romani è il seme tenuto in acqua con del sale, è originario dell’Africa ma è coltivato in particolare nell’Europa meridionale. Largamente consumati dagli antichi romani che, li cuocevano e li maceravano in acqua, del lupino se ne usano i semi che vengono raccolti tra giugno e settembre e, successivamente torrefatti.

Tra i componenti della pianta ricordo gli alcaloidi e delle sostanze ipoglicemizzanti., il lupino ha infatti azione ipoglicemizzante e i semi della pianta, ricchi in lipidi e proteine, possono essere usati come farina alimentare e, dopo la torrefazione come sostituti del caffè.¹ Su Nutricion Hospitalaria, qualche anno fa, ricercatori dell'università San Francisco di Quito, Ecuador, hanno dimostrato che il consumo di lupino (legume ricco in fibre e proteine), impiegato nella gestione del diabete di tipo 2, può essere un'alternativa terapeutica, anche a basso costo, per coloro che presentano sindrome iperglicemica cronicizzata.

Le genti delle Ande peruviane che mangiano cereali, pseudocereali e legumi, tra cui il lupinus mutabilis, sono stati sottoposti a studi e hanno mostrato livelli molto buoni di diabete di tipo 2 e ipertensione. Precedentemente il giornale scientifico Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Disease aveva riportato uno studio di alcuni ricercatori (S. Raffaele di Milano, unità di Metabolismo e Nutrizione e università milanese) ove si dimostravano sperimentalmente le proprietà e l'efficacia di una proteina, contenuta nel lupino, sul diabete di tipo 2. Si tratta di una glicoproteina contenuta nei semi del lupino: la conglutina gamma dotata di capacità insulinico-mimetiche e questa non è certo una novità.

Sono numerosi, infatti gli studi scientifici che attestano questo (2-3-4-). Anche le multinazionali del farmaco continuano e vanno avanti nei loro studi per gli antidiabetici in particolare per gli inibitori delle SGLT2. Questi farmaci, utilizzati nelle persone affette da diabete mellito di tipo 2 (DM2) sono degli inibitori del trasportatore sodio-glucosio di tipo 2; sono in pratica dei farmaci in grado di ridurre la glicemia che è proporzionale al filtrato glomerulare renale. Quindi la loro efficacia terapeutica è diminuita nelle persone affette da malattia renale cronica (5).

I farmaci di questa famiglia degli inibitori SGLT2 sono il Dapagliflozin, Canaglifozin, Empaglifozin, che però hanno dei “problemi” abbastanza importanti. Tutte le donne con iperglicemia, in particolare con un aumento di peso, che hanno avuto o che hanno infezioni da candida vaginale deve prendere questi farmaci con cautela; inoltre, se la persona (sia donna che uomo) ha una osteoporosi non deve prenderli, poiché queste sostanze aumentano il rischio di fratture; non dovrebbero neanche prenderle le persone con ipotensione (6).

Ma il “problema” più preoccupante, l’effetto avverso più negativo è l’aumentato rischio di amputazioni agli arti inferiori dovuti agli inibitori SGLT2.

L’allarme viene dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) che invitano i pazienti in cura con questi farmaci (canaglifozin, dapaglifozin. empagliflozin) a controllare la situazione dei loro piedi. In particolare l’EMA scrive “Per canagliflozin, l'avvertimento relativo all'aumentato rischio di amputazione degli arti inferiori verrà riportato sul foglietto illustrativo del farmaco, tra gli effetti indesiderati non comuni (che si verificano su un numero di pazienti compresi tra 1 e 10 su 1.000). Qualora il paziente sviluppi complicanze del piede significative, come ad esempio infezioni della pelle o ulcere, i medici possono prendere in considerazione l'idea di interrompere il trattamento con canagliflozin. La revisione degli inibitori del Sglt2 è stata effettuata dal Comitato di Valutazione dei rischi per la farmacovigilanza dell'Ema (Prac) e le raccomandazioni Prac, approvate dal comitato per i prodotti medicinali per uso umano, saranno inviate alla Commissione europea affinché possa prendere una decisione in merito giuridicamente vincolante e valida per l'applicazione in tutta l'Ue.

Prof. Roberto Suozzi

Medico e Farmacologo Clinico

Suozziroberto.altervista.org

 

  1. Dizionario delle Erbe Medicinali. Roberto M.Suozzi. 1995 Newton Compton editore

2) Lupinus albus Conglutin Gamma Modifies the Gene Expressions of Enzymes Involved in Glucose Hepatic Production In Vivo.

González-Santiago AE1, Vargas-Guerrero B1, García-López PM2, Martínez-Ayala AL3, Domínguez-Rosales JA1, Gurrola-Díaz .2017

3) Administration of Lupinus albus gamma conglutin (Cγ) to n5 STZ rats augmented Ins-1 gene expression and pancreatic insulin content.

4) Plant Physiol Biochem. 2016 Feb;99:79-85. doi: 10.1016/j.plaphy.2015.11.008. Epub 2015 Nov 24. Structural basis of the lack of endo-glucanase inhibitory activity of Lupinus albus γconglutin. Scarafoni A1, Consonni A2, Pessina S2, SBalzaretti2, Capraro J2, Galanti E2, Duranti M

5) Gli inibitori del trasportatore Sodio-Glucosio di tipo 2 (SGLT2) nell … www.giornaleitalianodinefrologia.it/web/lib/Download-GIN.cfm?…2…2…

Tra i nuovi farmaci utilizzati nei soggetti affetti da diabete mellito di tipo 2 (DM2), gli inibitori del tra- sportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2) stanno sempre …

6) inibitori SGLT2 – Sito spazioinwind.libero.it/gastroepato/inibitori_sglt2.htm

Nuovi farmaci per la cura del diabete mellito tipo 2, gli inibitori di SGLT-2. Ne parla un medico ospedaliero riportando i rischi per il paziente.

 

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2 Commenti


  • Ebola

    Questo giornale dovrebbe avere solo articoli del genere, peccato il dover citare citare gli studi dell'università bolivariana San Raffaele di Milano, che secondo me fa parte del triangolo dei poteri forti insieme ad al- Jazeera e a Ssoross.


    • Redazione Contropiano

      la fretta nel leggere è cattiva consigliera…

      l’università bolivariana e quella citata qui “ricercatori dell’università San Francisco di Quito, Ecuador, hanno dimostrato che …”

      poi, anche al S. Rafaele fanno ricerca… non è che siccome la fanno loro allora i risultati vanno taciuti…

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