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Europa: A proposito delle proposte opportuniste di integrazione

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Nel corso della crisi capitalista aumentano le possibilità di organizzare il contrattacco popolare. Per raggiungere questo obiettivo è di fondamentale importanza liberare le masse popolari dalle illusioni alimentate dall’opportunismo relative alla possibilità di una via d’uscita indolore e senza conflitto, che escluda la possibilità di spezzare il potere dei monopoli e delle alleanze imperialiste che li sostengono.

 

Il veleno della soluzione indolore viene instillato nelle masse popolari in due diverse modalità.

La prima riguarda la famosa “rifondazione della UE” secondo le proposte del Partito della Sinistra Europea, che coincidono con quelle della socialdemocrazia tedesca e francese. Proposte che sostiene anche SYN (Synaspismos) [in Grecia, ndt] e che si concentrano sulla ristrutturazione del debito a livello europeo, la cancellazione selettiva di una parte del debito e l’attivazione di titoli bancari europei. Proposte che richiedono una più ampia gestione socialdemocratica con il sostegno statale agli investimenti e il contributo della Banca Centrale Europea.

 

Queste proposte in realtà chiedono al governo tedesco di accettare una quota maggiore nella ripartizione degli oneri relativi ai paesi fortemente indebitati (obbligazioni bancarie europee) in cambio della sua egemonia in tutta l’eurozona.

Queste proposte di consolidamento europeo non possono eliminare gli effetti dello sviluppo ineguale all’interno dell’UE.

Il sostegno statale agli investimenti (pubblici e privati) porta in definitiva alla crisi di accumulazione del capitale e all’indebitamento dello Stato.

 

Oggi, sulla base della nostra esperienza in Grecia, conosciamo ciò che ha fatto l’amministrazione socialdemocratica nei primi cinque anni del governo PASOK e i governi successivi con la loro politica volta ad attrarre maggiori investimenti stranieri, come ad esempio “Deutsche Telecom” in OTE (Organismo delle telecomunicazioni greco) e “Kosko” nell’OLP (Autorità portuali del Pireo).

 

I provvedimenti statali per la gestione della crisi causano una nuova emorragia alle famiglie popolari e aumentano il loro indebitamento.

Le proposte di SYN rimandano la questione chiave della lotta di classe a un livello sovranazionale, cioè dell’Unione europea, trascurando lo sviluppo ineguale, le differenze nei rapporti politici tra ogni stato membro e il ruolo dello stato nazionale borghese come motore dell’accumulazione capitalistica.

 

Così, indeboliscono la lotta a livello nazionale e vanificano ogni sforzo teso a modificare i rapporti di forza a livello internazionale.

La posizione di SYN sulla possibilità che la UE possa diventare l’UE dei popoli è un inganno.

L’Unione europea, nei suoi principi fondativi, nella sua struttura e missione, rappresenta un guardiano del potere e dei profitti dei monopoli, una barriera alla prospettiva del socialismo.

 

L’altra faccia della stessa medaglia sono le proposte avanzate da SYRIZA e ANTARSYA: l’uscita dello stato borghese greco dall’euro e l’UE. Proposte che vengono alternate con l’attacco ad alcuni aspetti della politica del governo (il basso prezzo di vendita dei beni pubblici, ecc.) e promosse come elementi per un’aggregazione anticapitalista in un quadro intermedio di transizione, ecc.

 

Così, una diversa gestione socialdemocratica che mira a contribuire ad una ripresa temporanea del capitalismo greco dalla sua profonda crisi, viene promossa come una proposta innovativa di tattica rivoluzionaria.

 

La borghesia ha utilizzato a livello internazionale l’espediente del protezionismo come via d’uscita alternativa per proteggere la competitività dei gruppi monopolistici. Svalutando la moneta per rilanciare le esportazioni e contenere le importazioni, chiama sempre la classe operaia a nuovi sacrifici sull’altare della competitività. L’esempio dell’Argentina è emblematico: questa via ha determinato drammatiche conseguenze sui salari, l’aumento esponenziale della povertà e della disoccupazione.

 

Nel quadro dello Stato borghese, una riduzione del debito pubblico non porta a misure di soddisfacimento dei bisogni popolari, bensì ad agevolazioni fiscali e nuovi aiuti statali alle grandi imprese. L’attacco della borghesia volto a garantirsi una forza-lavoro più economica continuerà in modo sempre più deciso, sia che la Grecia si trovi all’interno che all’esterno della zona euro e dell’UE. Uno sguardo a Svezia, Gran Bretagna, Danimarca, Giappone e Stati Uniti dovrebbe convincere anche i più increduli.

 

Rottura o integrazione?

Queste questioni non sono nuove né moderni concetti teorici della corrente opportunista. I classici hanno affrontato posizioni simili ai loro tempi.

Per questo Marx, al Congresso di Bruxelles nel 1847, pur riconoscendo che il protezionismo è vantaggioso per porzioni della classe dirigente e mentre dimostra che il libero commercio non risolve i problemi della classe operaia sotto il capitalismo, si oppone al protezionismo.

Per questo Lenin, nel 1916 sottolinea che le esigenze del radicalismo democratico, come la cancellazione del debito, non sono realizzabili a vantaggio dei popoli nei paesi imperialisti, ma lo sono invece soltanto con una lotta rivoluzionaria sotto la bandiera socialista.

Allo stesso modo oggi, ogni tentativo di rifondare il movimento operaio dovrebbe puntare al cuore della gestione borghese. L’intensità e il coordinamento delle lotte, degli scioperi in ogni settore, senza politicizzazione non possono avere durata nel tempo né una prospettiva vincente.

 

Ciò che va compreso è che per respingere il peggioramento a cui andiamo incontro, serve una linea di rottura che punti contro il vero nemico, il potere dei monopoli a tutti i livelli, dal luogo e settore di lavoro fino al piano politico generale.

Ora che le difficoltà della gestione borghese si fanno più evidenti e il futuro della zona euro viene scosso, è possibile da un punto di vista più favorevole evidenziare che nel nostro paese ci sono le condizioni oggettive per un’organizzazione radicalmente diversa della società, modificando la proprietà delle grandi imprese in proprietà dello Stato e della società, con la pianificazione centralizzata della produzione e il controllo operaio. Sviluppando il contrattacco popolare a partire dalla necessità “di far pagare la crisi ai monopoli” e progettando linee radicali di lotta che aprano la strada ad un conflitto decisivo.

La soluzione esiste, basta che il popolo creda nella sua forza.

Fuori dall’Unione europea e cancellazione del debito con il potere popolare.


dal quotidiano del K.K.E Rizospastis – www.rizospastis.gr

Traduzione dal greco a cura di KNE-Italia per www.resistenze.org

 

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