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“Né bingo, né centri commerciali: vogliamo case popolari!”

Il 6 marzo scorso si è svolta una manifestazione nel Municipio di Sucre (Stato di Miranda) della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Organizzazioni di lavoratori, Comitati di Terre Urbane, il Movimento degli Occupanti di Edifici Organizzati, il Fronte Organizzato del Buen Vivir, la Rete Metropolitana degli Inquilini si sono incontrati in piazza per sostenere le misure che il Governo Rivoluzionario e Poder Popular hanno preso, in favore dei settori sociali più in difficoltà, per l’accesso ai suoli urbani inutilizzati.

Questi interventi governativi hanno subito pesanti attacchi da parte della destra borghese che ha già scelto il suo rappresentante ed si è lanciata in piena campagna elettorale per il prossimo 7 di ottobre. Naturalmente l’obiettivo principale degli strali aggressivi dei mass media per lo più di proprietà di quella stessa borghesia è il candidato socialista, l’attuale presidente Chávez, che, fin da quando è stato eletto, ha lottato contro il latifondo.

Non a caso il colpo di stato del 2002 è arrivato dopo la legge di riforma agraria, dopo le prime azioni di esproprio e dopo l’annuncio di voler cambiare il concetto di proprietà privata nella Costituzione Bolivariana. Nel 2005 poi, quando cominciano in maniera più sistematica gli espropri di terre e stabilimenti per renderli disponibili alla pubblica utilità sociale, e si annullano tutte le concessioni minerarie alle multinazionali, le preoccupazioni della borghesia, della Chiesa e dello “zio Tom” diventano allarme rosso.

Rosso proprio nel senso di terrore “del rosso”, del socialismo bolivariano. “El Topo Obrero” (periodico della Corrente Marxista Rivoluzionaria del Venezuela) in un editoriale del 5 ottobre del 2005 fa sapere che “gli imprenditori (quegli stessi che ci spremono fino all’ultimo per riempirsi le tasche col frutto del nostro lavoro) hanno espresso profonda preoccupazione per i lavoratori delle imprese e delle terre espropriate, così come per il futuro delle loro famiglie”. E ammoniscono la popolazione dicendo che “un Venezuela senza settore privato è un Venezuela condannato alla fame ed alla povertà”.

Insomma il vecchio cavallo di battaglia da sempre di tutti gli imprenditori/padroni, mentre l’allora presidente dell’INTI (Istituto Nazionale delle Terre), Richard Antonio Vivas, non si lasciava intimorire e spiegava a chiare lettere che, non solo il processo di distribuzione delle terre sarebbe continuato, ma che non si trattava neanche di veri e propri espropri, bensì di restituzioni, in quanto la maggior parte dei possidenti terrieri avevano indebitamente occupato quelle terre sottraendole allo Stato o ai contadini poveri e, non a caso, non potevano neanche esibire gli atti che dimostrassero l’origine della loro proprietà.

Si trattava quindi di uscire dall’illegalità e dall’arbitrio che ha sottratto al popolo i suoi diritti. Né più né meno. Ancora oggi si tratta del diritto a coltivare la terra e vivere dei suoi prodotti, ma anche, nel caso dei terreni urbani, a costruire abitazioni, come ha fatto presente il Ministro dell’Abitazione e dell’Habitat, Ricardo Molina qualche giorno fa, che ha anche precisato che è compito del Governo Nazionale, disponendo di terreni adatti, con servizi e accessibilità, fare in modo, ed anche rapidamente, che le famiglie senza alloggio trovino la loro sistemazione. Ha anche chiarito che tutto questo non va improvvisato, ma deve avere a monte una pianificazione centralizzata cui fa seguito un’esecuzione decentrata, ma sempre “seguendo una visione generale di costruzione di patria”, evitando di creare agglomerati urbani disorganizzati.

Molina ha anche ricordato che, nella settimana precedente, erano state consegnate 4.000 case, che fanno parte delle 200.000 che l’OSV (organo superiore per le abitazioni) aggiudicherà nel 2012, mentre nel 2011 ne sono state consegnate “solo” 146.022 sulle 150.000 previste…..

Questo però succede solo in un paese “dittatoriale” dove c’è un presidente come Hugo Chávez, che non può essere ricordato neanche in una mostra fotografica senza destare scandalo nella capitale d’Italia, dove ci sono i veri PD-emocratici (come Giulio Santagata) che inorridiscono e fanno interrogazioni in Parlamento al Ministro degli Esteri per sapere se “si ritenga opportuno celebrare un dittatore, condannato da tutte le Ong che si occupano di diritti civili, con una mostra ospitata a Roma, città da sempre simbolo di democrazia, attenta e famosa per il rispetto dei valori e dei diritti fondamentali di tutti”.

E proprio a Roma, mentre sfilava la protesta della FIOM, i civili e democratici rappresentanti dello Stato italiano (nella fattispecie concreta: celerini e DIGOS) pestavano ed arrestavano 4 manifestanti del Coordinamento Cittadino di lotta per la casa che avevano nientedimeno che osato, seduti per terra davanti al CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica), reclamare, guarda un po’, proprio il diritto all’abitare… al lavoro e al reddito. E, ciò non bastando, sempre le “forze dell’ordine” sono andate a sgomberare (senza guanti bianchi…) anche due edifici occupati da famiglie che ci vivono con tanto di bambini. Questa è la differenza tra la “democrazia” (sobria) di Monti & C. e la “dittatura” del socialismo bolivariano di Chávez. Servono altre spiegazioni al signor Santagata?!

Anche in Venezuela, il movimento popolare è stato per decenni criminalizzato dalla borghesia, ma continua a reclamare i suoi diritti e protesta contro la visione poco sociale del municipio, che vorrebbe vedere le terre urbane incolte utilizzate in modo speculativo. Nella manifestazione di Sucre, però, si sente cantare: “Non vogliamo bingo, né centri commerciali, vogliamo case, case popolari!”. Irma Pacheco militante del Movimiento de Pobladores, intervistata, ha dichiarato che “il movimento popolare di Sucre marciando con le sue parole d’ordine e le sue bandiere dice al sindaco Ocariz e a tutta la borghesia di Sucre e all’opposizione, che difenderà il processo rivoluzionario contro tutto: viento y marea.” Questa frase decisa ci ricorda molto da vicino quella che sempre si sente cantare con convinzione nelle manifestazioni del Coordinamento Cittadino di lotta per la casa: “La gente come noi non molla mai!”.

 

Fonti:

http://www.aporrea.org/actualidad/n200305.html

http://impactocna.com/2012/03/02/gobierno-latifundista-de-venezuela-seguira-confiscando-terrenos-privados/

http://www.marxismo.net/amlat/edit_topo1005.html

http://www.forumdesalternatives.org/IT/readarticle.php?article_id=8029

http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/03/02/news/venezuela_chavez-30814735/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/corteo-fiom-roma-giorno-delle-tute-piazza-anche-studenti-poco-pd/196313/

http://www.contropiano.org/it/sindacato/item/7391-%E2%80%9Ctutti-liberi%E2%80%9D-manifestazione-a-piazzale-clodio-per-di-vetta-e-gli-altri-processati

 

a cura della Commissione internazionale della Rete dei Comunisti

 

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