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Grecia: l’Alba Dorata e l’estremismo del centro

Il vero estremismo non è quello dell’estrema sinistra o dell’estrema destra, bensì quello del centro fascista. La strategia della tensione dell’Alba Dorata alla fine avvantaggia l’élite.

Il fascismo è il capitalismo più l’assassinio (Upton Sinclair (vincitore del Premio Pulitzer 1943)

L’assassinio di Pavlos Fyssas ad opera di un gruppo di teppisti dell’Alba Dorata non è stato un incidente. Tutte le prove sembrano indicare che l’artista hip-hop di sinistra sia stato accoltellato a morte in un omicidio premeditato. “A loro non piaceva”, ha affermato un ex membro del partito neonazista in un’intervista sotto anonimato al giornale Ethnos. “In alcuni versi insultava l’Alba Dorata. Per me era coraggioso. Tutti possono scrivere tutto quello che vogliono. Ciò non gli metteva un’arma in mano, comunque. Era un antifascista e cantava questo e loro lo sapevano”. E così Pavlos è stato assassinato, a sangue freddo e davanti agli occhi della fidanzata, mentre la polizia notoriamente fascista dei DIAS se ne stava in disparte a non fare niente.

Ore, mentre tumulti violenti travolgono di nuovo il paese e la sinistra antifascista comprensibilmente chiede vendetta, la corrotta élite imprenditoriale e politica greca può nuovamente giocare il suo jolly preferito: il paese sta scendendo nel caos, la sinistra e la destra si combattono per il controllo delle strade e dunque una vasta alleanza del “centro responsabile” è la sola cosa che può salvare la democrazia dall’imminente minaccia della guerra civile. Questa storia dei “due estremismi” – nota anche come teoria del ferro di cavallo – è il mito più sinistro con cui si confronta oggi la Grecia. In realtà non è altro che una strategia della tensione che serve a celare il violento estremismo del centro che sta realmente facendo a pezzi il paese.

Dopotutto, e tanto per cominciare, chi ha creato le condizioni sociali morbose in cui il fascismo ha potuto alzare la testa? E’ stata innanzitutto l’alleanza transnazionale di classe dei banchieri stranieri, dei leader della UE, dei tecnocrati del FMI e della stessa corrotta élite greca – con le loro disumanizzanti misure di austerità e il loro rabbioso fondamentalismo del mercato – a creare il terreno arido in cui l’Alba Dorata ha potuto gettare i suoi velenosi semi dell’odio. Quando un paese perde un quarto della sua produzione nazionale in soli cinque anni e il 28% della popolazione e più del 60% dei suoi giovani sono senza lavoro non sorprende che alcuni della classe media frustrata finiscano per essere gettati tra le braccia di quelli che promettono gloria nazionale al posto della sicurezza economica.

Ma dobbiamo spingere la critica un po’ più in là. Non solo la corrotta élite neoliberale – personificata dalla dirigenza politica di Nea Dimokratia e PASOK – ha creato le precondizioni per l’ascesa di Alba Dorata come partito fascista, ma ha essa stessa fissato per decenni i parametri delle scelte politiche fasciste, molto prima che Alba Dorata fosse addirittura eletta in Parlamento. Come ha appena segnalato Augustine Zenakos in un vigoroso articolo per Borderline Reports, non è stata l’Alba Dorata che ha creato i campi di concentramento per immigrati, che ha criminalizzato l’HIV e ha torturato detenuti in manette; sono stati i successivi governi di centrosinistra e centrodestra a farlo. Lo hanno fatto per decenni e non è sembrato interessare a nessuno in Europa.

La versione propagandata dall’élite dei “due estremismi” serve così a uno scopo sinistro. Più crucialmente, svia l’attenzione dalle malefatte della stessa élite e indirizza la responsabilità della crisi direttamente sulle spalle dei membri più deboli della società: gli immigrati, un capro espiatorio facile per compensare l’assenza di autostima nazionale. In tale processo tiene la potente sinistra extraparlamentare del paese distratta concentrando quasi tutta la sua attenzione sulla lotta al fascismo invece che sulla lotta al capitalismo. Fintanto che le milizie anarchiche saranno necessarie per pattuglie antifasciste in moto nei quartieri degli immigrati, le banche i ministeri e i delegati della Troika saranno tutti al sicuro da attacchi.

Alimentando di proposito un clima da guerra civile, l’élite dominante può orgogliosamente atteggiarsi a “salvatrice responsabile” che tirerà la Grecia fuori dall’abisso. Qui la retorica bellicista dell’Alba Dorata e la violenza razzista e contro la sinistra dei suoi teppisti nelle strade risulta particolarmente comoda per quelli al potere: fintanto che i neonazisti manterranno alta la pressione facendo il “poliziotto cattivo” (molto letteralmente, visto che un poliziotto su due risulterebbe aver votato per l’Alba Dorata nelle elezioni del 2012 e che il partito ha penetrato in profondità le forze di polizia del paese)  la traballante coalizione centrista di Nea Dimokratia e PASOK può restare ancorata al potere e conservare i suoi privilegi atteggiandosi falsamente a “poliziotto buono”.

Naturalmente nulla di tutto questo è una novità. La giunta militare appoggiata dagli Stati Uniti che governò la Grecia dal 1967 al 1974 fece un uso esplicito di un’analoga strategia della tensione per controllare la resistenza alla dittatura della sinistra rivoluzionare e popolare. Il terrorismo di destra fu impiegato in un tentativo sia di provocare una reazione violenta della sinistra sia di distrarre la sinistra dalla sua lotta contro lo stato autoritario. In Italia, negli anni ’70 e ’80, il governo si colluse con cellule terroristiche neofasciste (in modo più famigeratamente noto nella strage di Bologna del 1980) al fine di plasmare i contorni sociali di una “guerra civile” che avrebbe distratto la sinistra dal suo unico obiettivo reale: la rivoluzione.

Dopo l’attacco dell’Alba Dorata, la settimana scorsa, a un gruppo di comunisti che stavano attaccando manifesti per un festival della gioventù del KKE, Dimitris Psarras – uno scrittore che ha seguito l’ascesa dell’Alba Dorata fin dalla caduta della giunta militare nel 1974 – ha dichiarato al The Guardian che l’organizzazione neonazista sta deliberatamente perseguendo una simile strategia della tensione: “Il loro programma, chiaramente, consiste nel creare un clima da guerra civile, una divisione in cui la gente debba scegliere  tra la destra e la sinistra.” Membri del partito dell’Alba Dorata e persino suoi parlamentari spesso si esprimono esattamente in questi termini. L’anno scorso, il parlamentare dell’Alba Dorata Ilias Panagiotaros ha dichiarato a Paul Mason che ‘la guerra civile c’è già’:

“La società greca è pronta – anche se non le piace – a uno scontro, a un nuovo genere di guerra civile. Da una parte ci saranno i nazionalisti come noi, e i greci che vogliono che il nostro paese sia quello che era solito essere, e dall’altra parte gli immigrati illegali, gli anarchici e tutti quelli che hanno distrutto molte volte Atene.”

In questo senso è del tutto assurdo parlare di estrema sinistra ed estrema destra che si affrontano in una guerra civile che minaccia di compromettere la democrazia greca. A parte la questione evidente che l’élite centrista haminato la democrazia molto tempo fa, il sociologo Seymour Martin Lipset ha già dimostrato ancora nel 1970 che la teoria del ferro di cavallo dell’estremismo politico è semplicemente una sciocchezza. Il fascismo, ha osservato Lipset, è in realtà l’estremismo del centro. Piuttosto che l’estrema sinistra e l’estrema destra che si flettono dal centro e si avvicinano l’una all’altra nei loro mezzi violenti e nei loro fini autoritari, il fascismo è in realtà la perversione estremista del liberalismo, con il quale condivide una profonda avversione per le lotte emancipatrici dei poveri e degli esclusi, così come l’obiettivo politico di riportare al potere la classe media scontenta.  

Inoltre non c’è niente di più rabbiosamente violento e completamente terroristico in Grecia oggi delle politiche economiche dello stesso governo “centrista”. Abbiamo già un mucchio di prove che l’austerità uccide: percentuali di HIV in crescita, tassi di mortalità infantile in crescita, percentuali di suicidi in crescita, e con il bilancio della sanità tagliato a metà la gente letteralmente muore a causa delle malattie più prevenibili semplicemente perché non può mettere le mani su farmaci di base. Le misure sono intese per funzionare daterapia shock: durante l’intero anno scorso le persone sono rimaste inebetite, paralizzate dall’intensità dell’aggressione ai loro mezzi di sussistenza. Centoventimila giovani hanno semplicemente lasciato il paese. I milioni che restano soffrono sempre più di depressione e ansia.

Ma dopo l’assassinio di Pavlos, coincidente con la ripresa di numerose lotte nel settore pubblico, la rabbia sta nuovamente cominciando a ribollire nelle strade. E’ ora diventato chiaro che il para-stato fascista è l’ultimo baluardo dell’élite contro la rabbia delle masse. Per perseguire la propria strategia della tensione e difendere lo stato capitalista dai suoi avversari rivoluzionari, l’Alba Dorata cercherà di trascinare la sinistra in una guerra civile. Non dobbiamo permettere che accada. Per quanto disgustosi e pericolosi possano essere questi porci neonazisti, la sinistra deve guardare al pesce più grosso. Fintanto che i banchieri e i politici amanti dell’austerità saranno liberi al governo, i fascisti si aggireranno nelle strade.

E dunque, se il fascismo è il capitalismo più l’assassinio, allora c’è un solo modo per onorare la memoria del nostro compañero assassinato: affrontare lo stato capitalista a testa alta. Adesso non è il momento di farsi distrarre dalla retorica reazionaria della guerra civile dell’Alba Dorata. L’ascesa del fascismo è un sintomo, non la causa, della crisi imposta alla società greca dal capitale finanziario. E’ ora di tornare all’offensiva e di ricordarci del nostro unico e unicamente reale obiettivo in questa lotta: por fine al terrorismo capitalista che ha nutrito il clima omicida in cui Pavlos ha perso la vita. Questo è il nostro solo obiettivo: continuare la rivoluzione per la quale egli è morto. Pavlos vive!

*Fonte:  http://www.zcommunications.org/golden-dawn-and-the-extremism-of-the-center-by-j-r-me-roos.html

Originale: Roarmag.org (Traduzione di Giuseppe Volpe)

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