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Perchè aderiamo a Eurostop

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Il Laboratorio Comunista Casamatta ha deciso di aderire ad Eurostop ed essere parte attiva e propositiva di questo nuovo movimento sociale e politico.

L’attuale fase storica, caratterizzata dalla crisi strutturale del capitalismo a livello globale, ha portato il mondo intero in una situazione senza precedenti. Questa crisi, mai come prima, mette in luce tutto il carattere aggressivo e distruttivo del capitalismo, arrivando perfino a destabilizzare gli equilibri della vita del pianeta a causa dello sfruttamento incondizionato della natura e delle sue risorse, totalmente subordinato agli interessi del capitale.

Le nefandezze dell’imperialismo rendono evidente (anche grazie al processo di sviluppo tecnologico su scala massiva) la necessità di una rivoluzione sociale su scala internazionale, per il ribaltamento delle condizioni di vita di intere popolazioni e per stabilire nuovi rapporti sociali tra gli uomini, un rapporto sano con la natura e per uno uso emancipatore dello sviluppo scientifico e tecnologico.

Questa crisi globale genera forti sconvolgimenti in ogni angolo del mondo. I più evidenti sono le guerre di aggressione che i vari gruppi imperialisti, sotto la guida dell’imperialismo USA, promuovono di continuo per la conquista di nuovi spazi di potere e di accumulo di risorse e capitali. Questi ultimi mantengono un ruolo di guida sul piano economico, finanziario, monetario e militare (con migliaia di basi NATO in gran parte del pianeta). Tali sconvolgimenti richiedono un passaggio di qualità nazionale ed una proiezione internazionale per essere affrontati adeguatamente.

Nel nostro paese si fanno sentire, senza esclusioni di colpi, sempre e di più le politiche di austerità portate avanti dalla classe dominante attraverso i suoi apparati e le sue combriccole di potere. Nella moderna configurazione di questi apparati rivestono un ruolo centrale sul piano politico-economico, per quanto concerne il nostro paese, le istituzioni europee ed in particolare l’UE con la sua moneta Euro, mentre la NATO sul piano militare. Da decenni, ormai, l’UE opera su tutti i paesi della zona Europea con l’ambizione di unificare sotto il proprio controllo gli Stati membri, regolandone così ogni aspetto della propria vita interna. In questo modo, essa è diventata sempre più uno strumento nelle mani della classe dominante per curare i propri affari anche in ordine alle trasformazioni e alle crisi che ha subito il modo di produzione capitalistico nell’ultimo cinquantennio e per dare sfogo al neoliberismo sfrenato.

I casi della Grecia per un verso, e della “Brexit” per un altro, mostrano però la debolezza su cui poggia le proprie basi questa unione, che non è affatto riformabile stante il suo carattere politico, economico e sociale. Il popolo greco dopo anni di grandi mobilitazioni sociali ha portato al governo il partito di Tsipras, che interpreta in modo coerente l’europeismo riformista di sinistra e che ne ha mostrato tutta l’impotenza quando lo scontro con i grandi gruppi imperialisti è diventato inconciliabile, costringendo il popolo greco ad accettare condizioni di ricatto e povertà impensabili solo fino a qualche anno fa. Il caso Brexit, d’altro canto, è la dimostrazione che la debolezza dell’UE non è dovuta solo al suo carattere anti-popolare, ma anche agli scontri tra bande nella grande borghesia imperialista, in particolare tra l’area del capitale a guida USA e quella franco/tedesca che gareggiano per il dominio finanziario e monetario sui mercati, alimentando i focolai di guerra nel mondo e creando condizioni sempre più favorevoli allo scontro diretto tra i paesi imperialisti sul piano militare.

 

A partire da quest’analisi riteniamo utile e necessario, come Laboratorio Comunista Casamatta, far parte di Eurostop e partecipare alle varie campagne che tale movimento in costruzione promuoverà nel prossimo periodo sul territorio nazionale.

La nostra adesione avviene non a caso in un momento particolare di Eurostop, che fa il paio con la sua trasformazione, ovvero con lo sguardo rivolto al tessuto sociale e politico e alle lotte esistenti nel nostro paese. Infatti riteniamo che l’uscita dall’UE debba essere articolata e corrisposta ad un processo sociale di ricomposizione di classe, di appropriazione del tema da parte delle masse in senso rivoluzionario, ossia conseguente alla costruzione dell’unica vera alternativa allo stato di cose presente, come viene detto nella carta d’identità, il socialismo. Quando parliamo di socialismo, dobbiamo però intenderci su cosa questo vuol dire per noi comunisti – dal momento che questa categoria viene spesso usata in maniera distorta dalla stessa sinistra riformista ed europeista dalla quale intendiamo discostarci. In primo luogo il potere politico in mano a chi lavora; a seguire, la grande economia pianificata con i mezzi di produzione di proprietà dello stato socialista, il lancio del protagonismo delle masse popolari nel governo dei territori e della nazione sulla base degli interessi in tutti i campi della vita sociale, dall’educazione, alla salute pubblica e alle esigenze culturali.

Ci interessa, dunque, puntare alla formazione di quel blocco sociale di cui si parla, che sia egemone e organizzato e che sia la base su cui e con cui determinare l’alternativa politica nel nostro paese. L’alternativa politica infatti deve essere la stella polare per il nuovo movimento Eurostop, che mai come in questa fase storica si rende necessaria. Il socialismo, quindi, va messo nuovamente al centro come l’alternativa di sistema verso la quale avanzare attraverso la progressiva crescita dell’organizzazione politica del blocco sociale che Eurostop vuole ricostruire con le sue campagne di lotta per difendere gli interessi delle masse, affinché si accumulino le forze necessarie per rompere ogni reticolato della UE e della NATO.

Non c’è più d’aspettare, perché questa crisi non può conoscere soluzioni pacifiche. Prima che il sistema capitalista mondiale ritrovi un nuovo ciclo storico di sviluppo, che dovrà passare inevitabilmente attraverso un processo catastrofico immane e di cui da tempo assistiamo ai suoi prodromi, è nostro compito guidare le classi oppresse a costruire la propria alternativa.

 

Il blocco sociale che occorre ricomporre deve avere alla direzione, come settore sociale principale e con il suo portato di interessi particolari immediati e strategici, la classe operaia nella sua vecchia e nuova configurazione definitasi in questi ultimi 40-50 anni di produzione capitalista, espansa ai massimi livelli attraverso la globalizzazione. È assodato che per noi i comunisti hanno la massima responsabilità nella rappresentazione politica di questa classe e per tanto devono porsi nelle condizioni di essere all’altezza di questo compito. Le altri componenti del blocco sociale da ricomporre con le loro espressioni politiche, sono e possono essere sue alleate nella lotta contro la grande borghesia transnazionale che, come è noto, ha spinto da tempo l’acceleratore al massimo delle possibilità per l’estrazione del plusvalore, causando a latere anche la rovina delle classi meno coinvolte direttamente nell’accumulazione del profitto, ma depredate particolarmente dei loro risparmi da lavoro autonomo o dipendente. È intorno a questi ultimi e in primis ai soggetti più colpiti dallo sfruttamento capitalista, quindi gli operai, che la nuova Eurostop dovrà lavorare con determinazione e tenacia, impiegando la maggior parte delle sue energie e risorse per la conquista della loro fiducia.

 

Questo movimento politico e sociale deve farsi carico di diffondere, intimamente tra il proletariato e tra le altre classi sfruttate, un’idea diversa di Europa unita, che sicuramente non è quella che finora ci hanno propinato, con la lunga e martellante propaganda dei media di regime, le classi dominanti e i loro circoli economici e politici internazionali. Questa Europa è unita su valori antipopolari, antisociali, è guerrafondaia insieme alla NATO, affamatrice dei popoli ad est come al sud dei suoi confini. Per questo deve essere combattuta con tutti i mezzi necessari fino alla sua dissoluzione.

Questo sarà possibile se Eurostop avrà la forte ambizione di porsi nel nostro paese alla testa di un dissenso popolare tanto diffuso, quanto disorganizzato. La stragrande maggioranza delle masse popolari, pur essendo per lo più passive sul piano dell’azione, non sono per nulla accondiscendenti delle politiche di austerità dei poteri forti e dei relativi partiti aguzzini. La quasi cronicizzazione dell’alta percentuale d’astensionismo alle tornate elettorali degli ultimi anni, ma anche la buona partecipazione al referendum del 4 dicembre 2016, che ha sancito un secco NO alla riforma costituzionale di Renzi, ci danno la conferma di una sorta di indipendenza politica, culturale e morale di cui sono portatrici le grandi masse popolari; questo ci dice soprattutto che è tempo di lavorare politicamente in modo serio tra i milioni di lavoratori, di donne, di giovani e di anziani per raccogliere ed organizzare la loro inequivocabile critica, ancora silenziosa, e per indirizzarla verso il cambiamento radicale della situazione attuale. Vorrà dire che dovremo far vivere Eurostop in ogni lotta, in ogni quartiere, in ogni territorio.

 

Eurostop dovrà, quindi, acquisire sempre più la fiducia della masse che dalla politica in generale sono state abbondantemente disilluse, specie dalla politica anacronistica della sinistra riformista. Questa situazione negli ultimi decenni ha portato alla disgregazione di partiti storici (a partire dal periodo di tangentopoli degli anni ’90 del secolo scorso) e a vari fenomeni politici transitori. Ultimo tra questi il M5S che, in parte, ha oggettivamente raccolto il dissenso popolare, anche sulla base di idee talvolta reazionarie (vedi l’ultima svolta in tema di immigrazione). Questi fenomeni politici, definiti da molti come populistici, si sono affermati proprio con il venire meno dei partiti che storicamente hanno rappresentato le istanze popolari in un determinato periodo storico. Tra questi, a sinistra, il Partito Comunista. Questi si era illuso di poter trasformare il sistema economico e sociale passando dal capitalismo al socialismo attraverso un processo graduale di riforme. Così non è stato e non poteva esserlo! Tuttavia i populismi non sono e non potranno mai essere la soluzione ai problemi delle larghe masse. Fintanto che non saranno rimosse le vere cause materiali delle condizioni precarie di vita dei lavoratori e delle masse in generale, cause che risiedono tutte nel sistema capitalista che i movimenti e partiti populisti non hanno alcuna intenzione di ribaltare, resterà aperta la grande questione della vera rappresentanza politica delle masse che solo un forza politica comunista, alla testa di un fronte ampio di forze progressiste, può affrontare verosimilmente.

 

Eurostop dovrà essere un movimento che non transige in compromessi con i partiti e le istituzioni statuali della classe dominante in riferimento alle leggi limitative non solo delle condizioni materiali di vita delle masse, ma specie contro le condizioni limitative all’agibilità politiche e sindacali. Per questo il movimento che si vuole costruire si dovrà avvalere di ogni mezzo possibile per dissentire con fermezza contro tali leggi liberticide dei diritti democratici. Pure in questo solco di azioni sarà possibile costruire quella forza necessaria per conquistare quella fiducia popolare e dare il colpo decisivo per la rottura con il sistema della UE. Sarà la costruzione concreta delle condizioni politiche e organizzative tra le masse che permetteranno ad Eurostop, come reale fronte, di essere alla testa di un rivolgimento popolare.

Pensiamo, inoltre, che debba essere caratteristica di Eurostop il confronto politico e sociale con tutte le altre realtà che, singole o organizzate in fronti di lotta, esistono o che si verranno a creare, nell’ottica della creazione di un fronte sempre più ampio, su scala nazionale, di rottura con lo status quo.

 

Per quanto riguarda lo specifico fronte di lotta per la fuoriuscita dalla NATO pensiamo che sia doveroso, come per altri temi nevralgici, mettere in piedi più campagne, affinché sia chiaro che le basi militari USA e NATO, da dove, come è noto a tutti, partono gli ordini di operazioni mortali contro i popoli oppressi di Africa e Medio Oriente, devono essere senza mezzi termini chiuse e bonificate, per essere riconvertite in siti ad uso civile, sociale e culturale. Portare avanti le campagne per la chiusura di questi centri di morte per il dominio cruento dei gruppi imperialisti nel mondo, significa legarsi al movimento che lotta contro le guerre di aggressione e a quella parte del movimento che fa della cultura della pace un servizio di aggregazione di parte della società che nutre profonda sfiducia rispetto ai governi che seguono la politica del riarmo voluta dalla NATO e dalla UE, a fronte di uno stato sociale che, invece, viene costantemente taglieggiato.

 

Le campagne politiche sono un ottimo strumento di lotta che Eurostop assume per radicarsi nel tessuto sociale e promuovere l’organizzazione di massa. La repressione delle lotte e delle diverse forme di insubordinazione sociale, che con la legge Minniti trova oggi terreno ancora più fertile, deve essere un bersaglio da colpire con la forte critica del movimento sociale che lotta e resiste ai colpi criminali della classe dominante e del suo Stato. Se la crisi capitalista porta sofferenza e miseria tra i lavoratori e le masse in generale, la repressione dello stato borghese si fa largo per spegnere ogni tentativo di ribellione e dissenso. Ecco che uno Stato di polizia diventa sempre più palpabile e invadente. Non è un fatto meramente italiano, ma una direttiva di tutti i paesi capitalisti, anche quelli sedicenti “democratici”. In tempo di crisi le istanze di libertà democratiche sono sempre più ridotte al lumicino. E’ necessario dunque combattere anche su questo fronte prima che il peggio accada. Resistere e combattere la repressione diventa necessario se si vuole effettivamente avanzare nelle lotte.

 

L’abrogazione dell’articolo 81 della Costituzione e la proposta di legge popolare per l’inserimento nella Costituzione dell’articolo che permette di indire i referendum anche per rescindere gli accordi con la UE, sono senza dubbio aspetti di lotta tattica da esperire. In generale, fare tatticamente leva sui principi democratici ha i suoi aspetti positivi ai fini di raggiungere determinati obiettivi. La Costituzione del 1948 ha avuto una sua funzione progressista nel venir meno di un processo di trasformazione rivoluzionaria di classe alla fine della seconda guerra mondiale, ma con la fine dello sviluppo economico capitalista e con la ripresa galoppante della crisi generale, essa è diventata terreno di attacco da parte del padronato e di tutta la classe dominante. La Costituzione, al pari di ogni legge, è espressione sul piano formale di determinati rapporti di forza materiali tra le classi, e nasce come compromesso tra il movimento operaio e comunista – incapace allora di portare a termine la presa del potere – e i partiti borghesi. Per questo, pur sancendo la legislazione di uno stato democratico-borghese, contiene diversi aspetti orientati verso il socialismo. Tra questi, spiccano gli articoli che sanciscono il fatto che la proprietà privata deve avere una funzione sociale e che laddove questo venga a mancare, essa può essere espropriata.

Dobbiamo avere chiaro che, in assenza di un forte movimento di classe e rivoluzionario, le parti più avanzate della Costituzione non possono che rimanere delle buone intenzioni. Nonostante questo, nel lavoro che Eurostop si pone di fare per ricostruire il blocco sociale di riferimento e rapporti di forza più favorevoli al proletariato, è necessario anche difendere l’attuale Costituzione nelle sue parti progressiste e lottare per eliminarne le distorsioni, come l’articolo 81 che impone il pareggio di bilancio allo Stato. Si deve lottare contro il travisamento della carta costituzionale che la borghesia porta avanti per i suoi interessi, come è stato per il referendum del 4 dicembre scorso, ma avendo ben chiaro che si tratta soprattutto di ricostruire quella forza materiale della classe che fu capace di imporre allora, seppur parzialmente, i propri interessi nell’elaborazione della carta costituzionale.

 

In conclusione, non possiamo che augurare un buon lavoro alla nascente movimento politico e sociale Eurostop, con l’auspicio che sia uno strumento per ricostruire nel nostro paese un forte movimento di classe che abbia la forza di imporre l’uscita dai cappi dell’UE, dell’Euro e della NATO e di dare il via a un nuovo periodo di conquiste.

 

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