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Deliri rossobruni sulla Rivoluzione d’Ottobre

Tra le tante fandonie che si sono ascoltate in occasione del Centenario della Rivoluzione d’Ottobre ce ne è una che vale la pena approfondire non tanto per smascherarne l’inconsistenza, quanto per arginare le bieche manovre revisioniste dei rossobruni. Sebbene la maggior parte dei rossobruni rivendichi il periodo sovietico (in verità più quello di Stalin che il resto), altri vanno sostenendo che la Rivoluzione d’Ottobre sarebbe solo un complotto giudaico-massonico finalizzato a controllare le risorse energetiche russe. Complotto che a loro dire proseguirebbe ancora oggi.

Una tale affermazione prima ancora che anti-storica è il chiaro sintomo di paranoie e manie di persecuzione accompagnate da un palese antisemitismo.

Gli argomenti portati a questa tesi sono vari, ma tutti inconsistenti. In primo luogo ci sarebbe un viaggio di Trotsky (che come noto era ebreo e di famiglia benestante) negli USA dopo il quale avrebbe movimentato una cifra corrispondente a circa 120mila euro attuali; ma tale somma poteva essere nelle disponibilità di Trotsky e comunque non sarebbe mai sufficiente a determinare le sorti di un’insurrezione. Ci sarebbero inoltre dei prestiti ottenuti da alcuni bolscevichi prima della Rivoluzione presso alcuni istituti di credito controllati da ebrei americani, crediti poi restituiti dopo il successo della Rivoluzione; ma come ci insegna Soros, gli aiuti alle insurrezioni sono sempre “a fondo perduto” (almeno tecnicamente), se i soldi vengono restituiti si tratta di un prestito.

Solo in tempi recenti si è riusciti a smontare definitivamente la “fake news” diffusa dalla polizia zarista e relativa ad un presunto finanziamento della Rivoluzione da parte della Germania. Questa storia era stata inventata sia per screditare i bolscevichi, sia per avere un pretesto in più per perseguitarli e reprimerli (bisogna ricordare che la Russia e la Germania erano in guerra, quindi cooperare con il nemico comportava l’accusa di alto tradimento e di conseguenza la pena di morte). Venuta meno la fandonia dell’intervento tedesco, alcuni rossobruni oggi rispolverano l’intramontabile complotto giudaico-massonico.

Questa delirante tesi non tiene neppure conto di un aspetto politico fondamentale: anche se scoprissimo che qualche Stato avesse aiutato i bolscevichi, ciò non sminuirebbe minimamente la portata politica della Rivoluzione. Ad esempio, è evidente che i tedeschi se avessero voluto avrebbero potuto impedire l’arrivo di Lenin in Russia, ma ciò non scalfisce affatto la sua figura o il valore della Rivoluzione.

Tuttavia la tesi rossobruna è sballata anche dal punto di vista geopolitico: non si può affermare che la Rivoluzione sia stata sostenuta dalle potenze occidentali per poter contenere l’immissione sul mercato delle risorse energetiche russe. La Russia zarista era un paese arretrato, che non sfruttava affatto le proprie risorse e che quindi non interferiva nel commercio internazionale. Dopo il trionfo della Rivoluzione è iniziata la modernizzazione del Paese, la sistematica esplorazione e lo sfruttamento del potenziale sovietico, andando quindi ad alterare gli equilibri esistenti. Con buona pace dei rossobruni, la Russia zarista non rappresentava un problema per i capitalisti occidentali, mentre l’Unione Sovietica lo era e per questo si sono impegnati a distruggerla.

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