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Continente India. La sconfitta della vecchia sinistra

Il “continente india”

La sconfitta della vecchia sinistra e il nuovo movimento comunista

 

Pochi mesi fa il Primo Ministro Manmohan Singh, indicava il movimento maoista come “la più grande sfida per la sicurezza interna”. Questa dichiarazione è stata letta dalla stampa occidentale, come una “sparata” propagandistica del governo indiano, alla ricerca di maggiore stabilità “inventandosi” una minaccia interna, appariva tuttavia già allora singolare che utilizzasse i maoisti e non gli islamisti….

Tuttavia le parole del ministro erano sincere, il “pericolo” naxalita esiste e assume oggi una importanza centrale nella vita del paese. La recente sconfitta del PCI-marxista nel West Bengale, è stata messa in relazione da molti analisti con lo sviluppo del movimento naxalita che attraverso il suo partito principale PCI-Maoista ha appoggiato indirettamente il partito Trinamul Congress di Mamata Banerjee, che difendeva gli interessi contadini contrapposto alla sinistra indiana filo-occidentale(1). La retorica dello stato governato dai comunisti del PCI-marxista si è sgretolata di fronte all’incapacità di dare rappresentanza alle istanze popolari contadine. Non è secondario ricordare che il governo locale del Bengala non è stato secondo ai nazionalisti indu rispetto alle tecniche di repressione, alle deportazioni di massa e alle esecuzioni sommarie di quadri maoisti. La sconfitta quindi della sinistra ufficiale in West Bengala se vista sotto un altro profilo rappresenta un nuovo segnale di sviluppo del nuovo movimento comunista indiano.

 

I Maoisti pur rappresentando la nuova sinistra hanno una storia ormai quarantennale. Sono conosciuti come “Naxaliti” a causa della violenta rivolta popolare, promossa dai primi maoisti indiani nel 1967, che ha avuto inizio nel villaggio di Naxalbari del Bengala Occidentale.

Anche se la rivolta fu schiacciata dalla polizia, nel corso degli anni in India i maoisti sono stati capaci di sviluppare un forte movimento con diverse articolazioni (sindacali, sociali, militari, politiche) e controllano vaste aree dell’India centro-orientale, che viene definita il cosiddetto “corridoio rosso”.

Questo corridoio si estende negli stati di Jharkand, West Bengala, Orissa, Bihar, Chhattisgarh e Andhra Pradesh e raggiunge anche l’Uttar Pradesh e Karnataka. I maoisti e gruppi affiliati a loro sono attivi in più di un terzo dei distretti che compongono lo stato indiano centrale.

 

Il comandante militare dei maoisti è Koteshwar Rao, altrimenti noto come Kishenji. Secondo quanto riferito, ha subito una paralisi temporanea nel giugno 2010 quando un proiettile della polizia lo ha colpito al ginocchio.

Normalmente comunica regolarmente con la stampa. Kishenji era poco conosciuto fino al gennaio 2011 quando ha rilasciato una dichiarazione dove ipotizzava che l’India potrebbe soccombere di fronte ad una rivoluzione maoista entro il 2025. Una simile dichiarazione è indirettamente supportata dall’economista Samir Amin, che vede nel processo naxalita la possibile via di volta per una rivoluzione indiana, che avrebbe sotto il profilo mondiale un importanza pari a quella scatenata in Russia e in Cina nel secolo scorso.

 

Le ultime stime suggeriscono che il solo PCI-Maoista il principale partito naxalita conta almeno 60.000 combattenti armati, con migliaia di sostenitori organizzati nelle diverse leghe contadine, sindacati e associazioni studentesche e femminili.

La maggior parte delle loro armi sono state recuperate dalle basi di polizia, attraverso assalti e incursioni.

Gli analisti vedono la longevità della ribellione maoista analizzando il sostegno locale che ricevono. Nel corridoio rosso, i maoisti hanno creato delle vere e proprie basi rosse, costruendo infrastrutture (ospedali, scuole, ecc..) e sperimentando forme di governo popolare, sono esperienze realizzate tuttavia unicamente dentro le zone delle foreste.

I naxaliti dicono che sono in lotta per i diritti delle tribù indigene e le popolazioni povere rurali, represse dai governi per decenni.

I maoisti dichiarano di rappresentare interessi locali sulla proprietà della terra e la distribuzione equa delle risorse.

In ultima analisi dicono che vogliono stabilire una “società socialista”, rovesciando l’India “semi-coloniale, semi-feudale”, attraverso la lotta armata. Recentemente all’interno del movimento maoista indiano sia è aperta una importante discussione in merito al ruolo neo-imperialista dell’India, che pur non modificando la strategia della guerra popolare dei naxaliti ha tuttavia posto l’accento sul ruolo internazionale che oggi il movimento maoista indiano riveste per quanto riguarda gli equilibri politici nel Sud-ASIA.

 

Pur trovando notevoli difficoltà ad espandersi nelle aree urbane i naxaliti sono di fatto la forza principale e più dinamica delle zone rurali e delle foreste. Sono la forza che rappresenta direttamente gli interessi dei settori più poveri dell’India, quella massa umana, schiacciata sia dalla borghesia locale sia dai meccanismi internazionali dell’imperialismo. La capacità dei maoisti è stata quella di individuare il soggetto sociale che rappresenta la contraddizione non risolvibile dentro gli attuali assetti sociali-politici indiani, e questo è la vera spiegazione della loro continua crescita. All’interno dell’esercito popolare del PCI-maoista non è inusuale trovare guerriglieri di provenienza tribale assieme a contadini o poveri scappati dalle città, dove “vivere” è permesso a pochi.

Sotto questo profilo il fenomeno naxalita non a eguali, perché pone immediatamente al centro la questione sociale a differenza di altri movimenti armati oggi a livello internazionale che hanno come primo obiettivo il piano dell’indipendenza nazionale.

 

L’esercito regolare indiano è stato mandato contro i maoisti nella stesso modo in cui è stato utilizzato in Kashmir. Tuttavia tale mossa è stata letta, anche da settori anti-maoisti governativi come una ammissione di debolezza da parte del governo, che non è riuscito a risolvere tale contraddizione attraverso l’uso della politica. E’ ormai impossibile negare i progressi dei maoisti indiani in quello che si può considerare il “continente India”.

 

Nel corso degli anni i maoisti sono riusciti a lanciare una serie di attacchi militari di vasta portata contro le forze di sicurezza indiane.

Nel 2009, i naxaliti sono riusciti a controllare la quasi totalità del distretto del Lalgarh nel West Bengala ad appena 250 km dalla capitale dello stato, Calcutta, attraverso una vasta azione del loro esercito popolare.

Per molti mesi, i maoisti, sostenuti dagli abitanti dei villaggi locali, hanno resistito contro migliaia di forze paramilitari ed esercito (spesso supportate o guidate dagli stessi partiti della sinistra “occidentale” indiana come il PCI marxista). I maoisti avevano realizzato la prima vera e propria “zona liberata”, e solo dopo un massiccio utilizzo delle forze di sicurezza indiane (coadiuvate da istruttori USA, GB, e Israeliani) si sono ritirati. Questa esperienza può essere definita la prima nuova Comune di Parigi del nuovo millennio.

Nell’aprile del 2010 i maoisti per fermare le truppe paramilitari che stavano organizzando una vasta operazione nella giungla nello stato centrale di Chhattisgarh, hanno scatenato una vera e propria battaglia uccidendo in un solo giorno almeno 76 soldati governativi. La stampa indiana ha definito questa battaglia come l’attacco più importante portato dai maoista contro le forze di sicurezza indiane.

Quasi ogni settimana, i ribelli maoisti sono accusati di piccole scaramucce e di azioni terroristiche in tutto il Nord-est dell’India – le azioni più utilizzate sono il sabotaggio: far saltare in aria binari ferroviari, distruggere macchinari delle multinazionali, o direttamente gli attacchi alle stazioni di polizia e dell’esercito.

 

Nel 2010, i maoisti hanno dovuto affrontare la più grande offensiva mai scatenata prima contro il movimento naxalita: la cosiddetta operazione Green Hant. Quasi 80.000 truppe federali, più decine di migliaia di paramilitari e poliziotti hanno preso parte all’operazione attraverso diversi stati. Utilizzando elicotteri e aerei da guerra, terrorizzando e deportando le popolazioni solidali con i guerriglieri. La vastità dell’operazione ha tuttavia prodotto un vasto movimento di protesta contro le leggi anti-terrorismo, promossa da importanti intellettuali indiani come nel caso di Arundathy Roy (2). Questa campagna contro la repressione oltre ad avere uno sviluppo interno in India ha permesso anche sotto il profilo internazionale di fare più luce sulle attuali contraddizioni della più “grande democrazia del mondo” portando in rilievo lo sviluppo del movimento naxalita.

 

I guerriglieri sono stati respinti in profondità nella loro roccaforti nella giungla, ma hanno continuato a compiere attacchi “mordi e fuggi” riuscendo a mantenere intatta la loro influenza dentro il “corridoio rosso”.

Il governo indiano, a sua volta si è impegnato a reprimere i ribelli ancora più duramente ma sul piano politico la Green Hant è di fatto stata una sconfitta per il governo. L’appoggio dei Partiti Comunisti ufficiali a questa campagna di terrore scatenata contro i contadini e i naxaliti si è rilevato un bumerang come nel caso delle recenti votazioni del West Bengala. Il West Bengala è stato uno degli stati dove la repressione è stata maggiormente feroce e dove i naxaliti sono riusciti anche sotto il profilo militare a resistere efficacemente.

 

Stanno emergendo divisioni all’interno del governo centrale su come affrontare la ribellione, ma anche tra Delhi e vari stati indiani colpiti dalla rivolta. Vi sono disaccordi su e se impiegare l’esercito direttamente contro i ribelli, alcuni stati stanno di fatto creando delle zone cuscinetto tra loro e le zone controllate dai naxaliti. Su una questione però rimangono uniti: la scarsa volontà di avviare un qualsiasi tipo di dialogo significativo con i maoisti per una soluzione pacifica della guerra di classe che oggi attraversa il “continente indiano”.

 

 

 

1)http://www.eurasiareview.com/india-elections-and-the-maoists-in-west-bengal-22032011/

2)https://www.contropiano.org/Documenti/2010/Aprile10/05-04-10IntervistaArundathyRoy.htm

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