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Io sto con i NO TAV

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In fondo, la Tav, come il G8 “from La Maddalena to L’Aquila”, com…e il Ponte sullo Stretto, come il Mose, come gli inceneritori sparsi in tutto il paese, come il Passante di Mestre, come la Pedemontana Veneta, altro non è che un’opera che peserà sulle casse dello Stato andando, al contempo, ad arricchire le solite consorterie con l’aggravante di distruggere un territorio già pesantemente compromesso dal punto di vista ambientale. Le ricadute occupazionali – insignificanti a fronte di quanto la Valle perderà – non possono essere un alibi per favorire i peggiori appetiti della politica o di quel “capitalismo assistito” e parassitario che affondando a piene mani nelle casse dello Stato ha contribuito a crearel’attuale debito pubblico. Debito pubblico “permanente”, impossibile da ripianare se non a prezzo di grandi sacrifici, compromettendo molti diritti come salute, cultura, istruzione e servizi essenziali “regalati” anch’essi ai privati per far cassa. E così il ciclo si chiude. Le oligarchie di questo paese sanno quanto la questione Tav sia dirimente rispetto alla strategia complessiva, legata alla speculazione che gira attorno alle “grandi opere”, ai “grandi eventi” e anche alle infinite emergenze di questo paese, come la questione dei rifiuti, “emergenza” che dura dal 1995. Il risultato, dal punto di vista prettamente economico, sono montagne di soldi pubblici e fondi della comunità saccheggiati a piene man; risorse sistematicamente recuperate dalle tasche di chi, da 30 anni, continua a subire la “politica dei sacrifici” senza mai liberarsi di questa crisi. Debito e crisi prodotti da un sistema politico, imprenditoriale e finanziario sempre più spesso salvato con denari pubblici, pena il pollice verso delle agenzie private di Rating che possono decretare il fallimento di intere nazioni. I signori della Tav, i signori del Ponte, i signori dei G8, etc, sanno benissimo che le rivolte in Europa e nel Mondo andranno moltiplicandosi. Rivolte che altro non sono se non la presa di coscienza di intere popolazioni da una parte all’altra delle rive del Mediterraneo. Rivolte globali. I signori della Tav, del Ponte, dei G8, etc, sanno che le ingiuste politiche “mercatiste e monetarie” della UE, sempre più ostaggio della BCE o del FMI, possono – insieme al saccheggio dei suoi fondi – scatenare anche da noi dure reazioni della popolazione. Inevitabilmente, per difendere questo sistema, la repressione militare non può che essere commisurata alla loro paura. Ma purtroppo per loro è finita l’era degli strombazzamenti di un mercato globale come soluzione definitiva dei mali del Mondo. È giunto al capolinea il mito di un benessere diffuso sul pianeta e alla redistribuzione delle ricchezze globali si è sostituita la redistribuzione dello sfruttamento e della povertà, con la guerra tra poveri che si estende come condizione generale. In questo contesto trovano una motivazione le “grandi opere”, Tav in primis, frutto di un sistema iniquo e violento, con la Val di Susa come laboratorio di governance: laddove non riescono a governarci attraverso il consenso, lo faranno con i plotoni e le autoblindo. A questo si risponde solo con la mobilitazione generale di tutte le forze democratiche e dei movimenti, insieme e a sostegno delle popolazioni ch, in Chiapas, chiameremmo insorgenti. L’unica strada per opporsi a questo modello di governance è quindi proseguire con l’iniziativa popolare non solo di chi vive in quelle vallate ma anche nel resto del Paese. PERCHE’ IL RE E’ NUDO, NON RIESCONO PIU’ A TENERE “COMPATTO” QUESTO PAESE INTORNO ALLE CAZZATE STROMBAZZATE IN QUESTI ANNI DA UNA INFORMAZIONE RUFFIANA. OGGI LA GENTE CRESCE E SI INFORMA IN ALTRO MODO, ANCHE E SOPRATTUTTO ATTRAVERSO L’INFORMAZIONE DAL BASSO, QUELLA CHE PASSA IN “RETE”, CHE REAGISCE. È la forza la loro ultima salvezza, ma più si appoggeranno ai reparti militari maggiore sarà al cospetto del popolo la loro debolezza. La questione vera per noi è che per governare questo “vento nuovo” c’è necessità di una nuova classe dirigente NON COOPTATA DAL SISTEMA. Se vogliamo liberarci veramente dovremo affrontare la questione di fondo, superare democraticamente questi partiti con altre forze. Questo parte anche dalle lotte in Val di Susa, come a suo tempo da Genova 2001 partì la critica al mercato globale e la difesa dei beni comuni che dieci anni dopo ci ha portati alla vittoria dei referendum di fine Giugno. La storia è in cammino e passa anche dalla RESISTENZA del popolo No Tav e dalla solidarietà che cresce nel paese. RESISTENZA

* Informare per Resistere

** Giornalista

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