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Titoli versus pensioni: quando il creditore non è sovrano

Rigore, sacrifici ed equità, queste le parole che si stanno vuotamente rincorrendo sin da prima dell’insediamento del Governo tecnico di emergenza made in BCE-Napolitano, e tanto sta bastando per non preoccuparsi più dello spread che continua ad incombere sulle performance del deficit pubblico italiano, con tanto di aumento sconsiderato dei tassi di interesse dei titoli pubblici che vengono immessi sul mercato per rinnovare il debito.
Stesso problema, e quindi non direttamente legato ad un problema di “credibilità Italia”, per i titoli pubblici di buona parte dei paesi dell’area EURO, Francia e Germania compresi.
Già quest’ultima constatazione dovrebbe far dubitare della bontà dell’operazione Monti, visto che, appunto, anziché preoccuparsi del problema vero che sta investendo tutta l’Europa a causa della miscela esplosiva “debito – libero mercato – speculazione finanziaria”, è divenuto ormai evidente che ci si continuerà ad accanire sul lato di chi il debito non l’ha mai contratto ma l’ha soltanto pagato.
Per i più smemorati è sufficiente andare a rivedersi gli avanzi primari negli anni lacrime e sangue e del prelievo notturno sui conti correnti (Governo Amato), con il deficit che però continuava a crescere a dismisura solo e soltanto a causa degli alti interessi dei titoli pubblici. Nessun debito contratto, quindi, per aver vissuto, la gran parte degli italiani, al di sopra delle proprie possibilità.
Fatta questa breve premessa, tanto per chiarire che già l’espressione “sacrifici per tutti” è di per se stessa un’iniquità, andiamo allora a scoprire i privilegiati di cui parlava il Prof. Monti nell’ambito del sistema pensionistico
E’ di oggi, sabato 26 novembre, l’uscita su La Repubblica di un testo a firma della Ministra Fornero.
Ed eccole qua le soluzioni: contributivo per tutti a partire dal 2012; età di pensionamento per tutti a 63 anni; penalizzazioni per chi va in pensione tra i 63 e i 65 anni.
Cominciamo, quindi, a fare i nomi, chiamando uno ad uno quei lavoratori che hanno sudato una vita e pagato contributi con una determinata aspettativa di pensione e che, ora, risultano essere di peso.
Un’area di privilegio insopportabile, da colpire inesorabilmente, così come già fatto con la riforma Dini (40.000 euro al mese di pensione) del 1995.
Un’area di privilegio per la quale non debbono quindi valere le stesse regole di impegno contrattuale che, invece, continueranno a valere, ad esempio, nei confronti di chi vanta un credito garantito dal possesso di onerosi titoli pubblici.
In fondo, anche se sotto la denominazione pensione, sempre di un “pagherò” si tratta.
E per quale motivo uno Stato può, da un giorno all’altro, considerare in maniera diversa chi, a vario titolo, ha il diritto di esigere un credito già maturato?
Se c’è un momento di crisi e delle sopravvenute esigenze di equità, come e perché queste non debbono valere per tutti, ed in modo particolare nei confronti di chi ha avuto di più ed è la vera causa della crescita smisurata del debito pubblico italiano?
C’è equità ed equità, quindi, che sa tanto di vecchia politica e ben poco di tecnico.
Del resto, se la sovranità effettiva continuerà ad appartenere ai mercati, di cui il Prof. Monti è solo uno dei tanti illustri cantori, di cosa lamentarsi?

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