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Bolla immobiliare, degrado sicuro

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Quando si dice la bolla immobiliare
Paolo Berdini

La vicenda del palazzo di via della Stamperia, uno dei luoghi più belli di Roma, ha la forza simbolica per mostrare dove si trova una delle cause profonde della crisi economica e morale italiana. Finché si consentirà di guadagnare 18 milioni nel giro di poche ore senza – apparentemente – violare la legge e senza essere tassato drasticamente, utilizzando gli strumenti della speculazione immobiliare, nessun imprenditore vero – soprattutto se straniero – avrà mai l’idea di investire su una qualsiasi attività produttiva. Fare impresa costa fatica e investimenti. Speculare è facile e non ci si mette un soldo.
 E iniziamo da qui. Il senatore Riccardo Conti non anticipa nulla al proprietario del prestigioso palazzo. Eppure quel proprietario è un fondo immobiliare della galassia Intesa-San Paolo che tanto sprovveduto dal punto di vista della gestione finanziaria non dovrebbe essere. È noto che a Torino Intesa-San Paolo ha ottenuto un vertiginoso aumento di volumetria e sta costruendo un enorme grattacielo. Pochi mesi fa un piccolo e coraggioso comitato aveva occupato le gru del cantiere per denunciare la speculazione (il manifesto, 19 luglio 2011). Conoscono dunque il meccanismo della valorizzazione immobiliare. Eppure in questo caso accetta di essere pagato da Estate 2 dopo che l’Enpap, Ente nazionale di previdenza e assistenza degli psicologi, ha pagato la società del senatore Conti. 
Più importante sotto il profilo del corretto funzionamento della cosa pubblica è il ruolo dell’Enpap, un soggetto creato per il trattamento assistenziale e pensionistico ai propri iscritti. La sua attività si svolge sulla base di un decreto legislativo (103/1996) «Tutela previdenziale obbligatoria dei soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione». Non credo che l’Ente, anche se privato, proprio in virtù dei vincoli di funzionamento – se va in default è lo Stato a farsi carico di non lasciare chi ha versato i contributi sul lastrico – possa acquistare alcun immobile senza la preventiva valutazione economica da parte di un soggetto pubblico. Delle due l’una. O questa valutazione c’era ed indicava la cifra dell’esborso (44 milioni più iva) oppure è stata presa sulla base di valutazioni discrezionali.
Ma fino a questo punto siamo ancora nella zona grigia che divide il lecito dall’illecito. Nei comportamenti istituzionali poco consoni ad un paese civile. Nelle disinvolte attività di parlamentari che non si curano di ristabilire la certezza del diritto ma si muovono come pesci nell’acqua nelle mille pieghe legislative.
È la questione del prezzo di vendita a portarci alla questione principale: chi stabilisce i valori immobiliari nelle nostre città. Non è la prima volta che operatori immobiliari e finanziari (si pensi agli indimenticabili furbetti del quartierino) comprano e vendono in brevissimi lassi di tempo facendo lievitare i valori immobiliari a tutto vantaggio delle società venditrici che possono mettere in bilancio le somme della vendite. Un meccanismo che è l’applicazione alle città delle logiche della finanza neoliberista: si specula, si guadagna e si scappa. 
Applicato alle città questa logica sta producendo un disastro di dimensioni irreversibili. Il fondo Omega della Fimit vende già ad un prezzo da capogiro 28,5 milioni, 6.800 euro al metro quadrato. Con la seconda vendita si arriva a 54 milioni: 14 mila euro al metro quadrato. Un monolocale di 30 metri quadrati costa oggi 420 mila euro. Ma anche fermandoci al primo valore si arrivava a 200 mila euro. E, specie in un periodo di crisi così grave, chi può permettersi prezzi così folli? Una piccola minoranza, gli altri – ecco il disastro sociale – sono costretti ad andare a vivere in periferie sempre più lontane e i centri storici sono immensi luoghi di consumo senza abitanti.
L’attuale governo è di solida cultura liberale. Faccia dunque lo sforzo di colpire queste folli plusvalenze. L’intollerabile speculazione immobiliare si ferma soltanto con una severa tassazione e così facendo si potranno calmierare i valori immobiliari. Forza professori, non fermatevi a tassare i redditi da lavoro dipendente. La vicenda di via della Stamperia è una bella occasione per dimostrarci che l’equità non è una parola vana. E se si iniziasse a colpire in modo sistematico la rendita immobiliare si potrebbe davvero liberare il paese dall’unico laccio che da venti anni la sta soffocando, altro che articolo 18: un paese ostaggio della rendita immobiliare non potrà mai essere attrattore di innovazione e di nuove idee.

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