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Tra il “polo della libertà” e il “polo della speranza” noi scegliamo invece il “polo del conflitto”

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Mentre la politica supera se stessa con il “dirompente” ritorno di Berlusconi nel “polo della libertà” e il centro sinistra si ricompone con Casini, Bersani e Vendola nel più “francescano “ e dimesso  “polo della speranza”, apprendiamo che quest’anno gli italiani che riusciranno a farsi una vacanza decente sono meno di quelli disoccupati (quasi l’11% con i giovani quasi al 40%), dei precari storici, dei lavoratori in cassa integrazione e in mobilità.

Se poi a tutti questi sommiamo anche gli 8 milioni di poveri indicati dall’Istat, potremmo facilmente concludere che le condizioni generali di questo paese, in parte per l’attuale crisi, in parte per un sistema di distribuzione della ricchezza che premia pochi e penalizza molti, è ormai al limite della sopportazione.

Eppure il conflitto sociale stenta a partire, anestetizzato dalle politiche sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl che ancora raccolgono la maggioranza dei lavoratori e dei pensionati italiani, da un mondo dell’informazione e della comunicazione che per gran parte è indirizzato a dovere, da una politica che pensa ad altro ed è in maggioranza asservita ai grandi gruppi di potere nazionali ed internazionali.

E’ così che si è riusciti a distorcere la verità. Una crisi che in realtà è di sistema, determinata da banche e finanza, dai cosiddetti mercati e dai loro “sacerdoti”, dalle grandi aziende e dagli speculatori, è stata tradotta, trasformata e presentata invece come una crisi che è esplosa perché lo stato sociale, i salari alti, la bassa produttività e il patrimonio ancora in mano pubblica hanno determinato l’aumento irrefrenabile del debito dello stato.

Assurdo dal punto di vista economico, culturalmente sbagliato, ma comunicativamente efficace per sostenere il più grande raggiro del secolo.

Una grande bugia e una vera truffa ai danni di milioni di persone che si sta traducendo in aumento delle tasse che pesano soprattutto sui redditi medio-bassi, blocco dei contratti e riduzione del potere reale dei salari e delle pensioni, abbattimento dei diritti dei lavoratori e libertà di licenziare, blocco dei contratti di lavoro e morte del contratto nazionale, aumento dell’inflazione, definitiva cancellazione dello stato sociale, a cominciare dalla sanità e dalla scuola, svendita dei beni dello stato e del pubblico.

E tutto questo non basta perché dall’anno prossimo, con il fiscal compact dovremo pagare la bella cifra di 50 miliardi l’anno fino al 2033 soltanto per ridurre quel debito statale italiano che altri paesi, altre banche, altre istituzioni internazionali e finanziarie, stanno acquisendo a piene mani attraverso l’acquisto di Bot, Btp, Cct italiani che gli garantiranno per anni rendimenti e profitti esagerati.

In pratica stiamo pagando enormi interessi su un debito creato da altri e lo stiamo facendo per ridurre i nostri salari e le nostre pensioni, svendere il nostro patrimonio statale e lo stato sociale.

E’ criminale farlo ed è follia non rendersene conto in tempo.

Grande risultato della nostra politica dei “poli della libertà e della speranza” che insieme si stanno misurando su chi è più fedele al carnefice.

Noi non siamo della partita: amiamo la “libertà” ma siamo convinti  che senza giustizia sociale sia solo una parola vuota. Abbiamo non solo la “speranza”, ma la certezza di riuscire a condividere con i lavoratori ed i pensionati, con i disoccupati ed i precari, con i milioni di cittadini che vivono sotto o al limite della soglia di povertà, che la dignità e la difesa dei propri diritti sono elementi fondamentali per riuscire ad alzare la schiena e a sostenere con forza le proprie aspettative e l’estrema necessità di cambiare.

In fondo il conflitto sociale e sindacale non sono altro che questo: raccogliere le forze, i cuori, le teste e le braccia sufficienti per cambiare un sistema sociale iniquo, sbagliato e ormai non più sopportabile.

 

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