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“Il mio 15 ottobre”

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Nell’udienza del 13 marzo per gli scontri del 15 ottobre la difesa ha discusso la mia posizione con il capo d’imputazione di tentato omicidio nei confronti del carabiniere Fabio Tartaglione.

Il mio legale, l’avvocato Romeo, ha presentato come testi i compagni di Azione Antifascista Teramo ( tre in tutto), due compagni del direttivo provinciale e regionale della Fiom Teramo e un regista di Roma chiamato come esperto per discutere i video tra i quali quello che dovrebbe incriminarmi denominato “ Prodotto San Lorenzo”. Le deposizioni dei compagni hanno chiaramente descritto il clima di tensione provocato dalle forze dell’ordine e i succesivi disordini, rimarcando le situazioni di alta pericolosità provocate da questi. Tutti hanno risposto alle domande dell’avv Romeo dichiarando l’azione di forza per spezzare il corteo che ha creato il panico tra i manifesti, successivamente spiniti con forza fino a piazza S.Giovanni. All’interno della piazza, hanno dichiarato, che non c’era alcuna possibilità di uscire a causa degli imponenti schieramenti delle forze dell’ordine che presidiavano tutte le vie di fuga, hanno continuato raccontando le azioni repressive avvenute all’interno della piazza con il fitto lancio di lacrimogeni sparati ad altezza uomo, i pericolosi caroselli dei furgoni e blindati dei Carabinieri, Polizia e Guardia di Fianza, delle cariche violente sui manifestanti che con le braccia alzate chiedevano di andare via e di non usare violenza. Lo scenario che è stato descritto in aula dai compagni ha trovato riscontro con i testi degli altri imputati e dei filmati prodotti da Procura e difesa. Il Pm Minisci, servo in cerca di punti carriera che i padroni della borghesia imperialista gli hanno promesso per imbastire questo teatrino, si è molto innervosito perchè è stato messo nell’incapacità di replicare se non per provocare come è solito fare. Infatti non ha perso occasione di protestare vivamente con la corte, contro l’avv Romeo, asserendo che aveva suggerito una risposta al teste, ovviamente è tutto falso. E’ bene ricordare che la condotta del Pm Minisci con i testi prodotti dall’accusa è stata proprio quella di suggerire e correggere le loro dichiarazioni in aula che con le prove video visionate oggi si sono verificate false. Con la visione e la discussione dei filmati, abbiamo accertato che gli scontri sono stati cercati e voluti dalle forze dell’ordine e questo lo si vede in un video del Fatto Quotidiano in cui un esponente dei Cobas dice ad un dirigente di Polizia di non entrare in piazza S. Giovanni. Il dirigente gli risponde di non preoccuparsi perchè non c’è nessuna intenzione di entrare in quella piazza. Questa testimonianza video ha messo in risalto l’ipocrisia e la falsità di chi ha gestito il servizio d’ordine pubblico ed il disegno repressivo che era stato deciso nelle stanze del potere. Andando avanti con la visione dei video, in questo caso il “Prodotto San Lorenzo” prova presentata dalla procura e da sempre contestata dalla difesa, abbiamo smontato la menzogna costruita dal Pm Minisci e testimoniata dal carabiniere Tartaglione. In questo video specifico vengo ripreso mentre lancio due pietre al carabiniere, l’esperto presentato dalla difesa mette ben in evidenza che la prima pietra ad un certo punto scompare perchè coperta dalle figure dei manifestanti e dalla parabola presumibilmente non l’ha colpito, ma non lo sapremo mai perchè nel video non avviene e non si vede. La seconda finisce a terra senza nemmeno sfiorare il carabiniere in fuga. Sempre in questo video vengono screditate altre testimonianze di appartenenti alla forze dell’ordine, tra l’altro uno di questi investe un manifestante pacifico con il suo mezzo (si vede chiaramente nel video) dichiarando altra cosa. Tutti gli altri video hanno mostrato i pericolosi caroselli filmati nelle dirette dai tg nazionali, dove gli inviati stessi  commentavano la scarsa visibilità a causa dei lacrimogeni e le difficoltà respiratorie che comportavano. L’imbarazzo del Pm è stato evidente, smentito dalle sue stesse prove e volute fortemente. Infine ho reso dichiarazione spontea che coincide con tutte le altre testimonianze prodotte dalla difesa, a riprova che chi è nella parte del torto indossava una divisa blu. L’udienza si è conclusa con due testi della difesa di Pappalardo ed anche qui uno dei testi ha portato foto e video da lui fatti in piazza e durante il corteo. In un video girato con il suo telefonino sul prato della piazza viene ripreso un contingente schierato ed intorno molti manifestanti con le braccia alzate che gridano vergogna all’indirizzo dei poliziotti. E’ partita una caricata ingiustificata e mentre avveniva si vede chiaramente un polizziotto che lancia una pietra all’indirizzo dei manifestanti colpendo in testa una ragazza procurandogli una profonda ferita. L’udienza è cosi terminata, con l’amaro in bocca per l’accusa e piena soddisfazione per la difesa. La prossima udienza sarà il 3 aprile e per dare sostegno agli imputati ed alla difesa è importante partecipare in massa, non ripercorriamo un altra Genova. Se il 15 ottobre c’eravamo tutti, tutti dobbiamo esserci alle udienze.

Di seguito la mia dichiarazione spontanea:

Il 15 ottobre ero presente a Roma con i ragazzi di Azione Antifascista di Teramo, ho partecipato al corteo, pacificamente, poi a causa della confusione successiva alla carica avvenuta a via Labicana sono entrato in Piazza S. Giovanni da via Merulana ed ho perso contatto con il mio gruppo.

 

Mi sono trovato nelle vicinanze del camion dei Cobas, quando è arrivato in velocità l’idrante della polizia; in quel momento c’è stato un fuggi fuggi generale dei manifestanti per evitare di essere investiti, me compreso.

L’idrante ha tamponato il camion dei Cobas ed ha  proseguito a spingerlo in avanti finché non si è liberato per continuare a correre tra i manifestanti, sul camion c’erano persone che hanno rischiato di essere scaraventate fuori e farsi molto male.

Ricordo bene, dopo l’azione dell’idrante, l’arrivo di furgoni e blindati di carabinieri, polizia e guardia di finanza che praticavano caroselli creando il panico tra i manifestanti; le cariche delle forze dell’ordine che picchiavano i manifestanti colpendoli alla testa con manganelli; ho visto molto sangue sui volti di molti manifestanti; il lancio incontrollato dei lacrimogeni sparati ad altezza uomo e da tutte le direzioni.

 

Tutti noi manifestanti ci siamo trovati in enorme difficoltà in quanto non potevamo uscire dalla piazza, perché tutte le uscite erano presidiate dalle forze dell’ordine che compivano azioni repressive contro chi tentava di andarsene; c’era molto caos in piazza, correvamo tutti in preda al panico cercando una via d’uscita che non c’era. 

In preda alla rabbia, alla frustrazione e alla paura per il rischio di essere travolti dai mezzi, io ed anche molte altre migliaia di manifestanti siamo stati costretti a reagire per difenderci, in quanto abbiamo percepito, distintamente, che le nostre vite erano in pericolo.

 

Ricordo bene anche l’episodio del furgone guidato dal carabiniere Tartaglione. La carica che lui e i suoi colleghi hanno fatto contro di noi, ha messo in pericolo la mia e le vite delle altre persone che stavano in piazza in quel momento.

Tartaglione con il suo furgone, è salito a velocità sostenuta su un marciapiede danneggiando seriamente il mezzo che non è ripartito perché le ruote erano completamente bloccate a causa del forte urto.

 

La rabbia di chi poteva essere travolto da quel veicolo si è scaricata sul furgone; il carabiniere è sceso dal lato del guidatore, nessuno glielo ha impedito: vista la situazione, non sarebbe andato via da lì se ci fosse stata la volontà di fargli del male.  

Io gli ho lanciato contro una pietra, poi ne ho preso un’altra e l’ho lanciata ancora contro di lui; se io avessi voluto mettere in pericolo la sua vita, certo avrei fatto cose diverse, ad esempio gli avrei impedito di scendere dal furgone e di scappare.

In quei momenti, da alcune ore respiravo gas lacrimogeno,  i polmoni bruciavano, i miei occhi erano gonfi e subivamo lanci di pietre da parte delle forze dell’ordine. 

Ho tirato quelle pietre per rabbia e paura dopo aver subito, insieme a migliaia di altre persone,  per diverse ore cariche ingiustificate, respirato gas lacrimogeni ed aver assistito alla violazione dei diritti costituzionali e umani che si sono verificati in quella piazza. Ho lanciato quelle pietre per scacciare il carabiniere, non per ucciderlo, ripeto che altrimenti non sarebbe riuscito ad andare via.

Immediatamente dopo mi sono allontanato da quel punto della piazza e mi sono spostato verso la chiesa.

Infine, vorrei ricordare che l’uso di gas lacrimogeni CS, impiegati dalla polizia quel giorno, è vietato, perché considerato arma chimica, come stabilito dalla convenzione di Parigi del 1993, oltre ad essere altamente tossico per chi lo respira.

* militante comunsta agli arresti domiciliari per la resistenza del 15 ottobre

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