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12 aprile 2014: riflessioni in prospettiva

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La giornata del 12 aprile mette in luce potenzialità e limiti di un movimento sociale e politico che si propone come unica soluzione reale a un momento di crisi sistemica, cui istituzioni nazionali e sovrannazionali non pongono rimedio, rifiutando alternative economiche e politiche che guardino agli interessi delle classi popolari.

Alla vigilia dell’ennesima tornata elettorale, che tra poche settimane vedrà i burattini di palazzo contendersi le poltrone del parlamento europeo, organo assente di ogni rilevanza politica e democratica, migliaia di giovani, precari, occupanti di casa e lavoratori sono riusciti a rompere l’aurea di purezza messianica che ha circondato gli ultimi tre esecutivi benedetti dall’UE che si sono susseguiti alla guida del paese, e di cui Renzi è l’ultimo rappresentante.

La composizione e lo svolgimento del corteo dimostrano tuttavia che non possiamo più accontentarci di portare in piazza singole rivendicazioni senza una prospettiva che le colleghi e le riassuma, rischiando in questo modo di schiacciare un corteo sotto parole d’ordine parziali, privandolo di una visione complessiva dell’attacco che stiamo subendo.

Quello che è mancato nella costruzione del 12 aprile è stata una sintesi politica capace di intercettare le varie vertenzialità ed esigenze in quadro più ampio. Individuare nell’Unione Europea

il soggetto imperialista che assolve le proprie necessità attraverso lo sfruttamento dei popoli, dentro e fuori i propri confini, è per noi il passaggio fondamentale per mettere a valore i percorsi di lotta.

Giornate come 18 e 19 ottobre hanno dimostrato come sia possibile individuare e ricomporre sotto una tematica comune quella parte di popolazione che non vuole più assistere impotente agli attacchi che subisce giorno dopo giorno, assumendo protagonismo e radicalità politica.

Molti invece hanno colto nella giornata del 12 aprile una riproposizione delle stesse parole d’ordine che avevano caratterizzato il 18 e il 19, private però del protagonismo di una molteplicità di soggetti sociali, politici e sindacali che avevano fatto di quelle giornate un importante momento di riconoscimento e ricomposizione, oltre che un trampolino di lancio per la mobilitazione dell’autunno e dell’inverno.

La giornata di sabato aveva la potenzialità di esprimere un innalzamento del confronto, unendo le singole vertenzialità in un piano politico generale di ampio respiro, non attraverso un compromesso ma con una sintesi dinamica fra vari ambiti, settori e vertenze.

La sintesi politica non è esercizio intellettuale ma un metodo fondamentale per uscire dal particolarismo e dall’autoreferenzialità, con immediati effetti nell’espressione di piazza. Di certo l’avversario non si fa scrupolo per mantenere il suo potere ed utilizzare tutti i propri apparati repressivi: l’abbiamo visto con il tentativo di assediare il corteo con un impressionante dispiegamento di forza e la solita violenza di piazza da parte delle forze dell’ordine. Per rispondere a questo dato di fatto non basta però l’esperienza, in quanto la fermezza e la determinazione in piazza derivano infatti da altrettanta fermezza e determinazione nel percorso politico.

Nonostante tutte le criticità nella costruzione e nello svolgimento della data, registriamo il dato politico positivo dell’emergere di un’area militante determinata ad elaborare e praticare una critica serrata nei confronti dell’Unione Europea, individuando nella sua rottura l’alternativa possibile per le classi subalterne. Il prodotto di questo confronto è stato uno spezzone in grado di tenere insieme le diverse provenienze ed approcci, che ci ha visto fianco a fianco con i compagni della campagna Noi Saremo Tutto, di realtà politiche indipendenti come Ross@, Rete dei Comunisti, fino alla federazione romana dell’USB, e a decine di altre realtà e compagni.

È nell’approfondimento di quest’ipotesi di lavoro che ci prepariamo alla mobilitazione contro l’insediamento del semestre di presidenza italiana al consiglio europeo di inizio estate, e a rispondere al meeting europeo sulla dis-occupazione di luglio a Torino. Questi saranno appuntamenti fondamentali per elevare i contenuti di una proposta politica in grado di collegare le esigenze di classe su un piano internazionale, una proposta che regga il confronto con un avversario politico che ha trovato nell’integrazione continentale la chiave della propria sopravvivenza.

Noi Restiamo

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