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Guerra alla guerra a Bologna. Un percorso che continua

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Bologna non è sfuggita in questi anni alla desertificazione politica di quello che fu il movimento per la pace, per questo assume importanza ogni possibile tentativo di rianimare analisi, confronto e iniziativa sulle guerre in atto e sulla più generale  tendenza al loro allargamento.
La Rete dei Comunisti e la Campagna Noi Restiamo hanno promosso vari incontri tra le realtà di movimento e di lotta con l’obiettivo di creare una articolazione locale di una nuova possibile rete nazionale No War.
Con un primo dibattito pubblico, che si è svolto lo scoro 27 maggio, abbiamo posto come presupposto dell’azione la necessità di una analisi delle ragioni e delle forme dei conflitti militari come bussola per l’agire politico, nelle sue specificità nel nostro Paese e nell’Unione Europea stessa.
Gli scenari esplosivi sono molteplici e tutti pericolosi a loro modo. In primis la questione libica, dove i migranti che scappano da guerre generate, direttamente o indirettamente, dallo stesso imperialismo occidentale vengono strumentalizzati dall’informazione e dalla politica di palazzo per giustificare nuovi disastrosi interventi e dove l’Italia è in prima fila per promuovere un altro intervento in Libia, nascondendosi ancora una volta dietro al fragile paravento dell’intervento umanitario o preventivo.
Simile scenario in Siria, in Ucraina, in Iraq, in Afghanistan… dove la ricetta è sempre quella di promuovere e sostenere le opzioni militari usando i mainstream ora per propagandare gli “orrori dei regimi”, ora per promuoverne la guerra umanitaria.
L’analisi del conflitto ucraino, le responsabilità dell’Unione Europea e l’utilizzo dei battaglioni neonazisti contro la resistenza nel Donbass sono stati alcuni dei temi approfonditi nel dibattito al quale hanno preso parte varie realtà cittadine, e durante il quale è emersa la necessità di reagire partendo dalla consapevolezza del deserto politico intorno al tema, dalla necessità di ricostruire un punto di vista di classe sulla guerra, di lavorare con metodo per la costruzione di una opposizione più larga possibile contro la guerra “senza se e senza ma” dentro la quale si sappia far emergere una voce forte non solo contro le politiche interventiste del governo Renzi ma anche rispetto al vero ruolo dell’Unione Europea che ancora “a sinistra” viene vista come ambito utile alla risoluzione pacifica delle controversie internazionali.
Il coinvolgimento dell’Italia nelle politiche e negli scenari della “guerra globale” è crescente e multiforme: dalla partecipazione dirette alle missioni militari, alla concessione delle basi militari in territorio italiano alle guerre USA e NATO nel Mediterraneo e nel Medio-Oriente, non trascurando l’aumento folle delle spese militari per l’ammodernamento dell’arsenale bellico esemplificato dalla vicenda degli F35 con la conferma del loro acquisto dopo anni di smentite e frenate.
Sulla base di questi ragionamenti anche a Bologna abbiamo promosso, con altre realtà politiche e di solidarietà internazionalista, un presidio di denuncia e controinformazione, in occasione della festa della Repubblica del 2 giugno, ormai ridotta festa delle “forze armate” seppur nella versione umanitaria. Questo mentre nella vicina Piazza Maggiore, alla presenza delle istituzioni, si inneggiava con uno striscione a favore dei marò italiani sotto processo in India.
Un presidio che ha potuto anche festeggiare un’altra importante iniziativa considerando che la sera precedente, a promozione della campagna Guerra alla Guerra, gli attivisti di Noi Restiamo, avevano aperto al quartiere ed alla città un’area militare dismessa da ormai 15 anni, la caserma ex-Stamoto, uno spazio enorme di cui solo la natura si era appropriata in questo tempo invadendo i capannoni e il cemento.
Uno spazio riempito con iniziative e socialità ben rappresentate con gli striscioni che hanno accolto gli abitanti della zona in visita alla spazio liberato: un forte e chiaro “Guerra alla Guerra”, “Costruiamo reti di solidarietà “Rompiamo la gabbia dell’Unione Europea, usciamo dalla NATO”, “Ripudiamo la guerra e i guerrafondai”, “Dal Donbass a Rojava, la resistenza continua”.
Un’azione costruita con la consapevolezza del contesto di ‘tolleranza zero’ che Comune, Prefettura e Questura di Bologna stanno attuando nei confronti di tutte le forme di occupazione di spazi abbandonati e dismessi, anche di proprietà pubblica. Infatti a soli tre giorni dall’occupazione dell’ex Stamoto si è ripetuto il copione con l’intervento dei carabinieri che ieri mattina hanno proceduto allo sgombero dell’area sequestrando di nuovo uno spazio potenzialmente assai prezioso per la collettività.
La campagna “guerra alla guerra” troverà altri spazi, ambiti e momenti di mobilitazione, perché alla tendenza alla guerra dovremo saper rispondere con la nostra tendenza all’organizzazione dell’opposizione a queste politiche di morte. 

Rete dei Comunisti – Bologna

da www.retedeicomunisti.org

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