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Il terrorismo nazista non mi fa cambiare idea. Si alla Brexit!

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Se vincerà il No alla Brexit, come secondo i sondaggi e le Borse in risalita appare più probabile, un ruolo rilevante l’avrà avuto il terrorista nazista che ha ucciso la parlamentare laburista Cox. Prima di quell’efferato assassinio il “Leave” era dato in forte vantaggio sul “Remain”, subito dopo di esso il vento è cambiato. D’altra parte forze neonaziste sono al governo in Ucraina con il pieno sostegno della UE e della NATO, quindi a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si prende, diceva Andreotti.

In ogni caso l’establishment pro UE dovrà ringraziare le forze xenofobe e razziste che, grazie anche alla centralità ad esse volutamente offerta dai mass media, hanno  alla fine offuscato i contenuti di una campagna iniziata su ben altri temi. Cioè su quelli dei diritti del lavoro, delle privatizzazioni, della sanità e del sistema pensionistico pubblico. Rilevanti forze del sindacalismo, della sinistra radicale, delle stesse componenti storiche del partito laburista hanno scelto la Brexit nel nome della democrazia e dello stato sociale, ma ad esse il regime informativo non ha dato alcuno spazio.

Così ancora una volta l’establishment europeo e britannico ha potuto costruirsi l’avversario più facile da battere, la minaccia razzista. La sola minaccia che riesca a far sembrare la UE una istituzione democratica,  minaccia che per questo i poteri forti dell’Europa alimentano e amplificano.

Così sì è riusciti a cancellare che il governo Cameron, con il pieno consenso della UE, ha già varato leggi xenofobe che colpiranno non solo i migranti extra UE, ma anche quelli interni alla UE come gli italiani. Così si è ignorato il fatto che la Gran Bretagna di oggi abbia  rifiutato di accogliere poche migliaia di profughi siriani, violando anche le regole dell’ONU. Del resto sono i governi europei attuali, che si proclamano fieramente antirazzisti, che alzano i muri e rimpatriano i rifugiati. È la UE di oggi che finanzia la Turchia perché sui suoi confini si spari a  donne e bambini che fuggono da quelle guerre, che le stesse potenze europee alimentano.

Fino all’assassinio di Cox la campagna contro la Brexit si era fondata sulle solite minacce economiche, le stesse che erano state rivolte alla Grecia quando il popolo di quel paese era stato chiamato a giudicare con un referendum i diktat della Troika. E come per la Grecia, anche per la Gran Bretagna tutte quelle minacce di rappresaglie e sciagure si stavano rivelando inefficaci, anzi controproducenti. Esse infatti mostravano che la costruzione europea non offriva in realtà nessuna prospettiva positiva. Non si dovrebbe restare in Europa perché essa potrebbe dare qualche cosa in più in termini di giustizia sociale e democrazia, ma solo per la paura delle conseguenze economiche della rottura. Lo stesso Draghi si era spinto ad affermare che la difesa della Unione Europea avrebbe dovuto fondarsi anche su prospettive di miglioramento delle condizioni di vita dei popoli e non solo sulla minaccia del loro  peggioramento. Per altro sempre più inefficace di fronte all’avanzata delle devastazioni sociali, alimentata proprio dall’austerità europea.

L’omicidio nazista, a cui il regime europeista si è rifiutato di attribuire la qualificazione di terrorista, termine che i governi democratici e antirazzisti della Unione riservano solo agli assassinii compiuti nel nome dell’Islam da persone di pelle più scura, quell’omicidio ha cambiato il corso ed i contenuti della campagna sulla Brexit.

Ora le affermazioni di buon auspicio si sprecano. Votate sì perché se è vero che questa Unione Europea non va, la cambieremo dall’interno. Lo stesso Matteo Renzi sul “Guardian” si è intrepidamente lanciato su questa lunghezza d’onda. Peccato che gran parte di coloro che ora fanno queste affermazioni abbiano varato Jobsact o Loi Travail nel nome dell’Europa. E che domani taglierebbero ancora pensioni e sanità pubblica sempre nel nome dell’Europa. Questa Unione Europea è una tirannia fondata sulla finanza e sul profitto ed è  impossibile riformarla. La Grecia ci ha provato ed è stata esemplarmente punita. Sono gli stessi trattati europei che impediscono una politica economica diversa da quella che sta distruggendo la principale conquista democratica e civile del continente: lo stato sociale.

L’assassinio nazista ha cancellato questa realtà probabilmente per il tempo sufficiente a far sì che il Brexit sia sconfitto. Ma poi la realtà sociale ed economica di una Unione Europea che non prospetta alcun  futuro positivo per i suoi popoli,  riemergerà con tutta la sua brutale forza. E tornerà valida l’affermazione di Galloway, ex parlamentare uscito da sinistra dal  Labour, spesso accusato di troppe simpatie per le comunità musulmane: “Rompere con l’Unione Europea non risolve i problemi, ma è la premessa per cominciare a risolverli”.

 

Giorgio Cremaschi

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

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2 Commenti


  • Paolo Zeriali

    Un commento eccellente. Non solo in Gran Bretagna, anche in Italia le critiche alla dittatura europea sono state bloccate dal fatto che si sono messi di traverso piccoli gruppi di estrema destra che hanno associato il No all’Euro con temi che non c’entrano assolutamente nulla, come la xenofobia o l’omofobia. Vedo continuamente sui social post di presunti “anti-Euro” che inneggiano a Mussolini, lasicando intendere che la moneta unica e i vari trattati comunitari siano stati voluti dai Partigiani! E’ un vero insulto verso chi è morto per la nostra Libertà e per chi vi ha combattuto. Se gli ideali antifascisti sono sempre stati la pace in Europa, questo non significa sottomissione a Bruxelles. Siamo in pace anche con la Russia, con la Cina o con il Brasile, ma non ci hanno imposto di avere una moneta comune con questi Paesi, non è che Pechino, Mosca o Brasilia ci dettino le leggi che devono valere in Italia. Bruxelles lo fa.


  • alex1

    Condivido molto delle idee espresso da Cremaschi. E sopratutto la frase finale di Galloway, in quanto lo sfaldamento della UE come istituzione e’ la premessa per una iversione di tendenza, perche’ anche le istanze di lotta per il miglioramento delle condizioni della classe lavoratrice non siano isolate (vedere le esperienze della Grecia lo scorso anno e della Francia quest’anno) ed imbrigliate dale compatibilita’ finanziarie ed economiche che la UE impone, anche dalpunto di vista ideologico (“ce lo chiede l’Europa” e’ l’alibi che va da confindustria fino al governo ed anche a sinistra, per poi finire con il sindacato, vero pompiere di qualunque istanza individuale e collettiva dei lavoratori in Italia). Non credo pero’ che dovremmo lamentarci della “perdita della democrazia”. La democrazia e’ il regime che stiamo vivendo, non puo’ essere migliorabile, e’ il miglior involucro delle politiche di attacco al lavoro. Oggi il motto “difendere la democrazia, vuol dire de facto difendere lo status quo. Mi viene in mente il film di Risi “ragazzi fuori” la frase del ragazzo che vendeva verdure sull’APE al mercato senza licenza al vigile che terminava: “e lei me la chiama democrazia?”

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