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Addio monsignor Capucci

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Oggi, primo giorno dell’anno 2017, mentre ancora rispondo e ricevo gli auguri, una notizia mi fa saltare dalla sedia. È la scomparsa di una persona cara: anche se era avanti con l'età, la notizia mi sconvolge ugualmente. Dolore rabbia esternazioni mi occupano il pensiero. E' la scomparsa di Monsignor Hilarion Capucci, arcivescovo di Gerusalemme in esilio: un altro pezzo della storia palestinese ci lascia, a 94 anni.

Una vita spesa per la giustizia e la pace nel Medio Oriente. Un religioso nato a Aleppo nel 1922, in Siria: quanto dolore, per la situazione attuale! Forse è morto con un sorriso di soddisfazione per la liberazione della sua città natale. Dal 1965 arcivescovo della chiesa greco cattolica a Gerusalemme fino al suo arresto da parte delle forze d’occupazione israeliana nel 1974, con l’accusa di trasporto di armi per i combattenti palestinesi di Al Fatah; venne condannato a 12 anni di carcere. Passò quattro anni in carcere, fu liberato dopo una campagna internazionale e grazie alla mediazione del Vaticano; venne trasferito a Roma nel 1978, con il divieto di tornare in Medio Oriente.

Quando arrivò a Roma fu ricevuto da vero eroe da noi studenti palestinesi ed arabi; ebbi l’onore di presentarlo come Gups (Unione generale degli studenti palestinesi) in quell’incontro pubblico. Un ricordo che mi accompagnerà sempre, quando Capucci ci spiegava il suo stato di carcerato.

Capucci non ha mai smesso la sua militanza, al suo modo, da uomo religioso, ed è stato sempre presente nelle iniziative per la Palestina e nelle ricorrenze; grande oratore, dava speranza a tutti quelli che lo ascoltavano. Con l’avanzare dell'età, quante volte si è arrabbiato con noi perché non è stato invitato, o informato di una iniziativa! Era solito ripeterci: “Quando vedo voi, per me è una boccata di vita e di ossigeno”.

Il suo sogno, che non l’ha mai abbandonato, era quello di poter tornare a Gerusalemme, alla sua chiesa, per un'ultima preghiera, prima del suo ultimo viaggio verso il cielo, dal suo creatore.

L’ho visto poche settimane fa, dopo un viaggio in Palestina; salutandolo con un abbraccio affettuoso, con un sussurro all’orecchio gli ho detto: “Ti porto un saluto dalla Palestina”; la sua immediata risposta: "Da Gerusalemme! Sei stato a Gerusalemme?". "No, Monsignore, non me lo hanno permesso…".

Addio Monsignore, addio, ci mancherai, ci mancherà il tuo spirito rivoluzionario; riposa in pace: sulla tua strada c'è un popolo intero, che lotta per la liberazione e contro ogni tipo di ingiustizia, fino alla vittoria.

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