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No al nuovo attacco Usa contro la Siria

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Questa mattina, alle 2.30, 59 missili Tomahawk sono stati lanciati da due portaerei USA al largo del Mediterraneo contro la base di Al Shayrat, in Siria. Donald Trump ha dichiarato guerra e ha già iniziato l’attacco militare – come i suoi predecessori, come aveva già affermato di voler fare Hillary Clinton – contro un Paese già distrutto da una violentissima guerra imperialista, dall’esercito USA e dalla NATO.

Trump ha affermato che l’attacco militare USA sarebbe una risposta alla strage di Khan Sheikhoun, dove martedì mattina sono morte più di 80 persone, fra cui 28 bambini, strage prontamente addebitata all’esercito di Assad.

L’affermazione di Trump è chiaramente un cinico e volgare pretesto volto all’attacco militare, che in ogni modo si voleva scatenare: ogni serio analista di politica internazionale, infatti, rileva come oggi – in relazione alle vittorie militari che Assad ha conseguito sul campo sia contro l’ISIS che contro lo stesso “Esercito Libero” costruito dagli USA e dai suoi alleati – l’utilizzo delle armi chimiche da parte della Siria sarebbe un suicidio politico. Le affermazioni di Trump volte ad attribuire ad Assad le colpe dell’orrenda strage di Khan Sheikhoun non si scontrano solo con le dichiarazioni del governo siriano, che respinge duramente le accuse USA; non si scontrano solo con le posizioni russe che definiscono “provocatorie e inaccettabili” le motivazioni USA all’attacco militare: le affermazioni di Trump si scontrano anche con i giudizi di grandi e cristalline personalità politiche, intellettuali e religiose che vivono la tragedia siriana dall’interno, come il vescovo di Aleppo, che si è dichiarato “per nulla convinto della responsabilità di Assad per la strage di Khan Sheikhoun”.

Ciò che è evidente è che il nuovo attacco militare USA contro la Siria altro non è che il prolungamento del lungo e strategico attacco imperialista contro l’intera regione mediorientale, attacco orrendo e sanguinario che prosegue, impunito, da decenni e che ha già visto la completa distruzione dell’Iraq, della Libia e della Siria, con centinaia di migliaia di morti e dispersi, di interi popoli gettati nella disperazione e nella fame, di intere nazioni distrutte. E tutto ciò – questo si, senza ombre di dubbio! – storicamente attribuibile alle aggressioni imperialiste guidate dagli USA e dalla NATO! Di ciò occorrerebbe parlare e non si parla. Per questo lungo orrore occorrerebbe portare i governi e i presidenti USA degli ultimi vent’anni di fronte ad un nuovo Tribunale di Norimberga!

Ed è altrettanto chiaro che gli USA e la NATO, mentre ritengono di aver finito il lavoro sporco in Iraq e in Libia – dove, oltre aver distrutto gli interi Paesi, hanno assassinato i legittimi gruppi dirigenti, gli uomini di governo e i leader, come Saddam Hussein e Gheddafi, imponendo governi amici degli USA – in Siria non ce l’hanno fatta: hanno “solo” distrutto il Paese senza aver potuto assassinare Assad. E l’obiettivo di cacciarlo e conquistare la Siria evidentemente è l’ obiettivo che resta nel mirino USA. E’ a partire da ciò, dalla frustrazione USA verso la vittoria militare e politica conseguita in Siria dall’asse Assad – Putin contro l’ISIS e contro l’ “Esercito Libero” filo americano, che va compreso il nuovo attacco USA contro la Siria, l’aggressione militare condotta da Trump, sempre a nome dell’imperialismo USA.

Nel momento in cui, ora, Trump attacca militarmente la Siria con la motivazione della strage di Khan Sheikhoun, va ricordato come, con una scusa feroce e cinica, gli USA e la NATO attaccarono la Siria nel 2011: allora, un vasto arco di forze imperialiste ( USA, Francia, Arabia Saudita, Qatar,Turchia,Gran Bretagna) investirono politicamente ed economicamente nella costruzione del “movimento sociale arancione” contro Assad e ancor più investirono nella costruzione dell’ “ Esercito Libero Siriano” contro Assad, “ Esercito Libero” di 100 mila uomini che si unì, nella lotta militare contro il legittimo governo siriano, ai jiadisti di Al-Nusra e alle milizie del Califfato. Quando le forze dell’ordine di Assad risposero agli attacchi sempre più forti e destabilizzanti del “movimento arancione” e quando l’esercito regolare e statuale di Assad rispose agli attacchi militari dell’ “Esercito Libero” unito ai jiadisti di Al-Nusra e al Califatto, allora scattò la “scusa” USA e NATO, e iniziò l’attacco militare imperialista contro la Siria, che portò ai 300 mila morti, ai 2 milioni di siriani senza più casa, ai 4 milioni di siriani fuggiti dal loro Paese, alla distruzione dell’intera Siria e alla vittoria degli USA e del Califfato. E ora che Assad, sostenuto dalla Russia di Putin, ha reagito e sconfitto sul campo sia l’ “Esercito Libero” imperialista che il Califfato – questo è il punto! – gli USA attaccano di nuovo.

Va notato come l’illusione che alcuni avevano nutrito – anche a sinistra – di un Trump “diverso” e meno incline alla guerra e alla politica imperialista dei suoi predecessori e della stessa Hillary Clinton, sia stata davvero una pia illusione: l’imperialismo USA ha immediatamente infarcito di generali di guerra lo stesso governo Trump, ristabilendo immediatamente il principio di chi comanda davvero negli USA e chi manovra i Presidenti- fantocci: il potere economico-militare imperialista statunitense.

Va notato, per finire, come l’attacco militare con i 59 missili Tomahawk USA contro la Siria, in questa nuova alba tragica, sia partito contemporaneamente all’incontro, in Florida, tra Trump e il leader cinese Xi- Jinping: una chiara e alta provocazione di guerra anche contro la Cina, a conferma della pulsione militare del fantoccio Trump in mano al potere economico e all’apparato industriale bellico nord americano.

Dall’attacco militare allo Yemen di questi giorni; dalla minaccia di guerra contro la Corea del Nord di queste ore; alle stesse minacce contro la Cina, sino alla nuova guerra già iniziata contro la Siria, Trump “promette” guerra ovunque.

Il pericolo della guerra mondiale imperialista, pericolo mia cessato, torna prepotentemente a dichiararsi: è tempo, davvero è tempo, che le forze comuniste, di sinistra, democratiche, pacifiste tutte, tornino, unite, in campo, a lottare e a ricostruire ciò che manca da troppo tempo: un movimento di lotta e di massa contro la guerra. Contro le politiche imperialiste, contro il riarmo e per l’uscita dell’Italia dalla NATO.

IL PCI è in campo, sarà in ogni piazza, a lottare e a costruire la più vasta unità contro la guerra.

* segreteria nazionale del PCI – responsabile esteri

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