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Abolire le armi nucleari? Yes I CAN, ma vai avanti prima tu

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Il Premio Nobel per la pace conferito a ICAN, la campagna internazionale per il disarmo atomico, mi ha portato a qualche riflessione, positiva e negativa insieme.

Da un lato, è evidente che questo Nobel è anche una conseguenza diretta della campagna e dell’entrata in vigore del Trattato ONU che mette fuorilegge le armi nucleari e non ne chiede soltanto il controllo, come il TNP (Trattato di Non Proliferazione, in vigore dal 1968, cui aderiscono praticamente quasi tutti gli Stati del Mondo, tranne Israele, Corea del Nord e pochi altri), ma decisamente la completa eliminazione e messa al bando. Sono due segnali importanti che – in qualche modo che ancora non possiamo prevedere, tanto i tempi saranno lunghi e il percorso irto di difficoltà – fanno capire che qualcosa sta lentamente cambiando.

Il Trattato per l’abolizione delle armi nucleari è stato sottoscritto da un numero sufficiente di stati dell’ONU per entrare in vigore, cosa che succederà nel giro di pochi mesi. Peccato che l’atteggiamento di USA e NATO, di totale chiusura e boicottaggio del Trattato, seguito in diretta conseguenza da Russia e Cina, abbia fatto sì che il Trattato non sia stato sottoscritto da nessuno degli “haves”, cioè degli stati con la bomba atomica. Per di più, pur aderendo al TNP che prevede comunque il disarmo graduale, neppure gli alleati “non nucleari” degli USA hanno aderito.

Fa specie, in particolare, la non adesione del Giappone, unica nazione che ha subito la guerra nucleare sulla pelle della propria popolazione nel 1945 e che ha per Costituzione il ripudio della guerra per la soluzione delle controversie fra Stati.

Non desta eccessiva sorpresa, a tal proposito, il completo boicottaggio del trattato anche da parte dell’altra nazione che ha nella Costituzione un simile articolo, cioè l’Italia. Noi siamo, come si sa, uno Stato a sovranità limitata, pacifista nelle parole dei politici bipartisan, ma appiattita sulle posizioni guerresche della NATO (e quindi degli USA) nei fatti. E con 70 bombe atomiche statunitensi nel nostro territorio, ad Aviano e Ghedi, alla faccia anche del TNP che ce lo proibirebbe.

La direttrice dell’ICAN ha dichiarato che con Trump è aumentato il rischio di una guerra nucleare. E non ha torto. La Casa Bianca ha subito reagito al Nobel assegnato all’ICAN ribadendo il suo totale rifiuto al nuovo Trattato, e dichiarandosi sicuro che nessuno Stato che possieda armi nucleari o la cui sicurezza dipenda dalle bombe atomiche (e qui si parla appunto degli alleati volenti o nolenti come ad esempio Italia, Germania, Giappone e Corea del Sud) aderirà al Trattato.

Trump sostiene, così come pure eccheggia Gentiloni, che basta il TNP per assicurare una progressiva “non proliferazione” e su cessiva sparizione delle armi nucleari. È vero? I dati parlano del contrario.

In un recente articolo di Roberto Vacca sul “Fatto” ho letto un dato che fa riflettere. La potenza totale delle decine di migliaia di armi nucleari al mondo è pari a 5000 megaTon, 5 miliardi di tonnellate di tritolo. Insomma circa 700 kg di TNT per ogni abitante della Terra, infanti, bambini, vecchi compresi. Di questo arsenale la Corea del Nord ne detiene pochi millesimi, ma sufficienti a minacciare catastrofi. Mr. Trump ne possiede circa la metà, ed anch’egli lo agita inviperito.

Sarebbero questi, dopo quasi cinquant’anni di “processo verso il disarmo”, i risultati conseguiti? Se è pur vero che si è evitato che l’arma nucleare diventasse un articolo comune nell’arsenale di tutti gli stati con velleità belliche, d’altro canto pare proprio venuto il momento per dare una reale smossa a questa situazione di grande ipocrisia e verificare se alle belle parole (tutti siamo contro la bomba atomica, nevvero?) facciano seguito i fatti. Come si fa a convivere tranquilli e non ribellarsi al fatto che il risultato della “non proliferazione”, e più in generale della nostra “civiltà di guerra” è che viviamo, di fatto, ognuno seduti su una polveriera personale, che tra l’altro paghiamo con i nostri stessi soldi? L’incidenza sul PIL mondiale del mantenimento e rinnovamento di questa dotazione procapite di esplosivo nucleare è pari a oltre il 10%: un balzello da strozzini per tenerci tutti in reciproco ostaggio.

Fra tre mesi, tutto questo diventerà, oltre che un crimine morale, anche un crimine legale internazionale. Come andare avanti? È davvero impossibile, come sostiene Trump e con lui tutti i consueti guerrafondai, “garanti della nostra sicurezza” ma che in realtà sono dei parassiti che riscuotono soltanto un balzello basato sulla nostra paura o, peggio, sull’indifferenza? Non vedo grossa differenza con il pizzo che i mafiosi pretendono pagato, per “proteggere” i taglieggiati. Anche in questo caso, come in quell’altro, occorrono piccoli atti coraggiosi e la costruzione di opinione pubblica e consapevolezza.

Un esempio di piccolo atto coraggioso, che potrebbe innescare una valanga? Uno Stato come l’Italia, con la “sicurezza” garantita dalle atomiche (quale sicurezza poi ci si domanda, dato che nel 2017 le minacce alla sicurezza provengono da ben altre direzioni), potrebbe mettere un punto fermo e sottoscrivere il Trattato di messa al bando delle armi nucleari, pretendendo perlomeno che quelle sul proprio territorio vengano rimosse. Senza neppure arrivare ad uscire dalla NATO. Sarebbe già questo un atto coraggioso e ghandiano, degno di un grande. Ma il signor Gentiloni ed il suo governo, purtroppo, non ci paiono proprio le persone adatte ad atti simili.

 

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