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Mi vergogno di quanto sta accadendo a Giorgio Rossetto, No Tav

Giorgio Rossetto, di Torino, è un amico di vecchia data. È un notav, una persona tranquillamente decisa nelle sue opinioni, uno che lotta, e – come si dice in gergo calcistico – che non “tira indietro la gamba”.

Non è il “leader” di nessun movimento, nè un “capetto” di nessun centro sociale, perché nella lotta notav gli obiettivi sono chiari e ovvi, e fra noi non c’è nessun leader: non ne abbiamo bisogno. E li condividiamo in pieno, gli obiettivi, senza tentennamenti o “terze vie”.

Lui c’è dentro fin dagli inizi, ed è quindi naturale che la sua parola conti qualcosa quando – fra i notav – si tratta di organizzare una manifestazione, un presidio, una protesta. Così come quando si tratta di organizzare e portare avanti molte altre iniziative con il centro sociale Askatasuna, che ha ricoperto in questi decenni un ruolo importantissimo proprio dal punto di vista sociale, come riferimento per i giovani di una Torino desertificata socialmente.

Giorgio, magari anche sfruttando l’età non proprio più verde per un “ragazzo dei centri sociali”, potrebbe stare bello comodo dietro una tastiera, invece è sempre in prima fila.

Adesso Giorgio è ai “domiciliari”, dopo un periodo in prigione, ma non è a casa sua. Sono anni che deve fronteggiare processi e misure restrittive di varia natura e gravità, in un crescendo che – avendolo seguito negli ultimi anni – rende sgomenti.

Non solo: in carcere è stato trattato come uno pericolosissimo, e ora viene privato anche di quei minimi diritti che – a noi che stiamo fuori – sembrano puro metabolismo basale, ma che per chi è “dentro” sono la differenza fra la sopravvivenza e l’incubo.

Ho letto e rendo nota, volentierissimo, questa sua “lettera dal carcere” (qui in calce), che a me mette i brividi. Leggendola, io mi sono anche un po’ vergognato: mi vergogno di pensarla esattamente come lui, e di non fare niente per provare a impedire che gli succeda quello che gli sta succedendo.

Non mi basta prendere le distanze, disapprovare, essere “umanamente vicino”: perché non gli sono vicino, lui è nell’occhio di un ciclone giudiziario, ed io sono a casa mia e posso andare dove mi pare, parlare con chi mi pare, scrivere e comunicare con chi mi pare. Tutte cose che a lui, ora, sono negate.

Vorrei che a Giorgio Rossetto:

a) venissero ripristinati i basilari diritti di un detenuto;

b) che quindi potesse non solo essere fuori dal carcere, ma che potesse tornare a casa sua;

c) che fosse messo in libertà grazie a una amnistia per i reati connessi con la lotta notav, per lui e per tutti e tutte i compagni e le compagne. Forse chi legge può conoscere la lotta di Nicoletta Dosio, ma i notav perseguiti in vario modo dallo Stato sono ormai oltre il centinaio;

d) che quindi cessasse la persecuzione nei suoi confronti in futuro.

In quest’ordine, da a) fino a d). È una richiesta unica, ma i cui quattro punti possono anche essere ottenuti non nello stesso istante.

Io sono quello “fuori”, quello libero, ma sono sicuro che a ruoli invertiti lui – come potrebbe – cercherebbe di aiutarmi.

Io lo faccio ora, come posso, scrivendo questo appello che però non vorrei restasse isolato. Sono disponibile a qualunque iniziativa non violenta che possa risolvere questa brutto capitolo della lotta notav.

Anche dal punto di vista, secondario, mio personale: perché io, come persona, mi vergogno per quello che sta accadendo a Giorgio Rossetto e a tutti gli altri compagni notav soggetti a misure restrittive. E ho intenzione, devo, fare qualcosa. E va fatto subito, per fermare questa spirale, questa valanga giudiziaria sempre peggiore e che pare non aver mai fine.

*****

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che Giorgio ha mandato all’Infoshop Senza Pazienza per prendere parola contro il divieto di comunicare inflittogli dalla Procura di Torino.

Giorgio si trova attualmente ai domiciliari con tutte le restrizioni per le misure cautelari dell’inchiesta sulle giornate contro il G7 di Venaria (Torino) del 2017. Negli ultimi giorni è stato costretto dal Gup a trasferirsi dalla Credenza di Bussoleno, dove è residente da anni, a Piossasco, con motivazioni che deliberatamente hanno la volontà di spezzare i sui legami con il movimento Notav. Chiediamo a tutti e a tutte di diffondere questa lettera. Libertà per i #Notav! liber* tutt*!

?￯ᄌマCare compagne e compagni vi comunico alcune “fastidiose” novità.

Martedì 28 gennaio mi è stato notificato il trasferimento degli arresti domiciliari dalla mia residenza di Bussoleno, fin dal lontano 2011 in via Walter Fontan, alla casa di mio padre a Piossasco dove sono nato nel lontano 1962.

Dopo ben tre periodi di detenzione domiciliari, dal 2012 ad oggi in via Walter Fontan, un’annotazione della digos del 13 gennaio 2020 (tre giorni dopo la mia scarcerazione dalle vallette) segnalava che “il luogo di residenza è risultato essere presso i locali sovrastanti un locale, la Credenza, notoriamente ritrovo degli attivisti Notav” e proseguiva con “rilevato che dagli atti appare evidente l’inadeguatezza dell’attuale luogo di restrizione a fronteggiare le esigenze cautelari sottese alla misura in corso, volte in primo luogo ad interrompere i rapporti con gli altri attivisti del medesimo movimento”.

Deduco, quindi, che non sono agli arresti domiciliari per le giornate di mobilitazione contro il G7 di Venaria ma, bensì in “primo luogo”, per impedire “i contatti con gli altri attivisti del movimento, elemento sulla base del quale si fonda l’idoneità della misura in corso”. Tutto questo mi sembra un po’ fuori luogo.

Quello che però mi rende irrequieto è il divieto a comunicare che viene riconfermato per il futuro.

Con uno strano eufemismo, vorrei capire perché in carcere alle vallette potevo spedire decine di lettere e cartoline e qui da casa, forse, non potrei…
Vorrei sapere perché Mattia quando era prigioniero alle vallette abbia avuto due colloqui con la sua compagna, mentre adesso in detenzione domiciliare gli è stata negata la possibilità di incontrarla. Ancora più grave, sempre a Mattia, è stato dato il divieto a incontrarsi con la sorella e i nipotini.

Infine mi chiedo perché non posso telefonare alla presidentessa dell’Anpi a cui sono iscritto da decenni per il tesseramento 2020, telefonare ai Cobas che mi hanno “tesserato” con una missiva alle Vallette e che ringrazio, inviare un sms di auguri a Rubina e Fabio e ad Aurelie e Lorenzo, diventati genitori di due bimbe…

A presto, un saluto a tutti/e

29 gennaio 2020

 

 

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