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Belgio. Accordo in vista, dopo oltre 1 anno senza governo

I rappresentanti di otto partiti belgi, senza i separatisti fiamminghi dello N-Va, hanno raggiunto la notte scorsa l’accordo per la riforma dello stato – la sesta dalla fine della guerra – che potrà portare alla formazione di un nuovo governo.

Potrebbe finire così una crisi di governo che non ha precedenti sul pianeta, tanto da essere stata ufficialmente registrata come tale già il 30 marzo scorso dal ‘Guinness Book of records’ stracciando il primato finora detenuto dall’Iraq che usciva dalla guerra. I dettagli dell’accordo, ed in particolare il ruolo dei partiti verdi fiammingo e francofono (Groen! e Ecolo), saranno messi a punto nel fine settimana e lunedì è previsto un nuovo incontro prima della presentazione ufficiale del testo che sarà fatta martedì alla riapertura delle Camere.

Al negoziato, condotto da agosto dal leader del partito socialista vallone Elio Di Rupo, hanno partecipato quattro partiti francofoni (i socialisti del Ps, i liberali di Mr, i centristi del CdH ed Ecolo) e quattro fiamminghi (i cristiano democratici del Cd&V, i socialisti dello Sp.A, i liberali dell’ Open Vld e Groen!). I negoziatori che hanno partecipato all’ultimo round di trattative hanno definito «storico» l’accordo, affermando che lancia «la più grande riforma dello Stato nella storia del Belgio».

Sulla spinta delle profonde differenze culturali, economiche e sociali tra il nord fiammingo ed il sud vallone il Belgio nei primi anni ’90 si è trasformato in stato federale. La spinta secessionista fiamminga si è fatta sempre più forte. Con la riforma disegnata dall’accordo resta unito ma orientato ad un regime confederale.

Il Belgio è formalmente senza governo da aprile 2010. Le elezioni del giugno hanno visto nelle Fiandre la vittoria degli indipendentisti dello N-Va guidati da Bart De Wever ed in Vallonia il successo dei socialisti. Di fatto, uno stallo irrisolvibile. Il paese nel frattempo è stato guidato «per gli affari correnti» dal gabinetto Leterme. Un regime che non ha impedito di affrontare tranquillamente affari speciali come il semestre di presidenza belga della Ue o la partecipazione alle operazioni militari di bombardamento in Libia.

L’accordo della notte scorsa è arrivato sotto la pressione dell’emergenza-Dexia, il gruppo bancario franco-belga che per primo in Europa rischia il fallimento davanti alla crisi del debito sovrano. La riforma dello stato delineata dall’accordo allunga la legislazione da 4 a 5 anni e rinforza l’autonomia delle regioni (Fiandre, Vallonia e Bruxelles) in materia fiscale di gestione della sanità e dei servizi di protezione civile.

Le regioni avranno autonomia anche su alcune norme del codice stradale: potranno ad esempio stabilire limiti di velocità diversi e incamerare autonomamente i proventi delle multe per le infrazioni commesse sulle strade regionali. Inoltre saranno cancellati i privilegi linguistici ed amministrativi finora concessi ai francofoni che vivono nella zone fiamminghe delle regione di Bruxelles.

Dal punto di vista politico resta da determinare il ruolo dei partiti verdi, con Groen! e Ecolo che reclamano entrambi un posto da vicepremier. Superato lo scoglio dell’accordo istituzionale sulla riforma dello stato, per la formazione del governo saranno necessarie ancora almeno due o tre settimane di trattative.

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