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Cina. Espulsi dirigenti del partito a Wukan. Riconosciute le ragioni della rivolta popolare

I dirigenti del Partito Comunista Cinese a Wukan, il villaggio cinese protagonista di una rivolta contro l’ espropriazione illegale della terra, sono stati espulsi dal Partito e condannati a pagare una multa. Lo afferma l’agenzia ufficiale Nuova Cina. I dirigenti locali furono cacciati dagli abitanti in rivolta dei quali, dopo una lunga discussione, le autorità provinciali riconobbero le ragioni. Le nuove elezioni per il comitato di villaggio, che si sono tenute in marzo, sono state stravinte dai leader della rivolta. Nuova Cina riferisce che l’ ex-capo del Partito Comunista di Wukan, Xue Chang, e l’ ex capo del comitato di villaggio, Chen Shunyi, sono stati espulsi per «corruzione». Altre 18 persone, i loro collaboratori più stretti, sono state «punite», aggiunge l’agenzia. Gli ex leader di Wukan sono stati ritenuti colpevoli di «partecipazione a trasferimenti illegali di terra, appropriazione di beni collettivi, accettazione di tangenti» oltre ad aver «truccato» le elezioni per il comitato di villaggio. Le elezioni di marzo a Wukan sono state ritenute regolari dai numerosi osservatori che le hanno seguite. Il nuovo comitato di villaggio, guidato da leader della rivolta Lin Zhulan, sta ora esaminando la possibilità di recuperare almeno in parte le terre vendute illegalmente dagli ex-leader locali ad imprese edilizie

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