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Governo turco blocca centrale elettrica in oliveto dopo proteste abitanti

Il governo turco ha avvertito la società che ha abbattuto seimila alberi di olivo per costruire una nuova centrale elettrica che deve rispettare la sentenza del tribunale che ha bloccato i lavori per l’impianto. Gli ambientalisti, gli abitanti del villaggio di Yirca (vicino a Soma) e i contadini hanno protestato con rabbia la scorsa settimana quando gli agenti della sicurezza ingaggiati dal gruppo Kolin hanno cominciato ad abbattere gli alberi sfidando le manifestazioni degli abitanti che hanno cercato di bloccare lo scempio piazzandosi davanti alle ruspe.
In realtà un tribunale amministrativo turco aveva già bloccato la costruzione della centrale a carbone da 510 megawatt nell’uliveto di Yirca, nell’ovest della Turchia. La sentenza, pubblicata solo ieri, chiarisce che la società Kolin Group non ha diritto di appello e che non c’è alcun interesse pubblico nella costruzione di una centrale in quel territorio. Gli abitanti e la stampa d’opposizione giudicano assurdo e intollerabile che l’azienda abbia proceduto all’abbattimento di ben 6000 piante di olivo se venerdì era già a conoscenza della sentenza di blocco dei lavori.
“E’ nostro dovere fare in modo che la decisione del tribunale venga attuata” ha detto il vicepremier Bulent Arinc dopo una riunione di governo. “Siamo imparziali in questa vicenda, la società deve rispettare la sentenza” ha aggiunto. Il caso ha generato un enorme interesse in Turchia, mettendo in evidenza le difficoltà nel coniugare la spinta del governo per fare del Paese una potenza economica di prim’ordine attraverso sviluppismo indiscriminato e speculazione e la protezione dell’ambiente e del patrimonio artistico.
Una successiva dichiarazione di Arinc – esponente del partito Akp al potere – non lascia dubbi sull’ideologia che ispira il governo: “Ci sono uliveti in tutta la Turchia grazie agli incentivi forniti dal nostro governo. Ogni collina e altopiano è pieno di ulivi (…) Quegli alberi hanno creato un’industria redditizia. Ma la Turchia ha anche bisogno di energia”.
Scontato quindi che il Kolin Group potrà costruire la sua centrale, magari a qualche centinaio di metri da dove previsto inizialmente.
L’associazione ambientalista Greenpeace ha accolto la sentenza come un “passo importante” per la protezione dell’ambiente da investimenti energetici “irresponsabili”. “Vanno prese misure urgenti perchè gli eventi di Yirca non si ripetano in altre aree della Turchia” ha detto l’avvocato di Greenpeace Mediterranean Deniz Bayram. Intanto il quotidiano Hurriyet ha riferito che 100 dipendenti della Kolin, tra cui 50 guardie che hanno picchiato e sequestrato gli abitanti del villaggio che hanno protestato, sono stati licenziati dall’impresa. Ma il quotidiano cita anche quanto raccontato dai vigilantes, secondo i quali la società ha offerto loro un impiego sicuro e benefici previdenziali per convincerli ad attaccare gli abitanti di Yirca che protestavano.
Nei giorni scorsi i contadini e alcuni attivisti sono tornati nell’oliveto abbattuto ed hanno messo a dimora piccoli alberi di olivo.

Leggi anche: Turchia: i contadini si oppongono allo sradicamento degli olivi, picchiati e sequestrati

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