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La Serbia vuole portare la Nato nei tribunali

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Diciotto anni dopo i bombardamenti della Nato su Belgrado e le città della ex federazione jugoslava, in Serbia è stata annunciata la creazione di un team legale, composto da avvocati e medici, con l’intento di denunciare i paesi della Nato per le conseguenze dei bombardamenti sulla popolazione durante l’aggressione militare del 1999, con l’operazione denominata “Allied Force” alla quale parteciparono attivamente anche aerei italiani.

Secondo Srđan Aleksić, coordinatore del team, nei 78 giorni di bombardamenti che portarono alla morte di circa 500 persone e alla resa dell’allora Federazione Jugoslava, i bombardieri Nato avrebbero scaricato sul territorio serbo fino a 15 tonnellate di uranio, bombardando al tempo stesso le industrie chimiche e petrolchimiche del paese (tristemente famosi quelli sul polo petrolchimico di Pancevo)

Gli effetti di quei bombardamenti sarebbero ancora tragicamente visibili, con un drastico aumento dei casi di tumore tra la popolazione serba e in Kosovo. Il team legale serbo non intende appellarsi alla giustizia internazionale, ma ai tribunali dei vari membri Nato ritenuti responsabili. Come precedente, viene citato il caso delle decine di soldati italiani vittime della “sindrome dei Balcani”, ammalatisi e morti dopo il contatto prolungato con munizioni radioattive.

Dopo la fine del conflitto il Tribunale per i crimini nell’ex-Jugoslavia aveva aperto un’indagine sulle azioni militari della Nato, che non erano state approvate dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, ma l’indagine fu liquidata in fretta già nel 2000.

Nel 2004 anche la Corte internazionale di giustizia aveva rigettato le accuse di genocidio e violazione delle norme internazionali portate avanti da Serbia e Montenegro contro otto paesi Nato.

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