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Sfratto da una casa popolare a Milano: tre donne in ospedale

Si è aperta la stagione degli sgomberi, e Milano non si tira indietro. Nella giornata di mercoledì 22 ottobre nell’esecuzione di uno sfratto 50 carabinieri carica un gruppo di 8 donne, mandandone tre in ospedale (una minorenne).
Lo sgombero è avvenuto nel quartiere nord di Bruzzano su richiestà dell’Aler (Azienda Lombarda Ediliza Residenziale) ai danni di una famiglia composta da padre, madre e una figlia di 1 mesi, impossibilitata a pagare.
Per evitare l’opposizione dei vari comitati anti-sfratto milanesi l’azienda in accordo con la Prefettura aveva calendarizzato lo sfratto il 19 ottobre per poi non eseguirlo, data la mobilitazione di decine di militanti che ieri erano però a «picchettare» un altro sfratto chiamato in maniera fittizia in un’altra strada, con le «forze dell’ordine» che quindi pensavano di potere eseguire lo sgombero tranquillamente.
Ma quando i carabinieri arrivano appare un determinato gruppo di 8 donne riferibili al Comitato Niguarda per impedire il lavoro della gru che doveva svuotare l’appartamento. Secondo il perfetto manuale dello sgombero si tira fuori il manganello e si picchia.
Al di là degli strani affari dell’azienda controllata dalla Regione Lombardia, di un notevole indebitamento dovuto a investimenti sbagliati e un patrimonio di 60.000 alloggi dei quali ben 10.000 sfitti, spicca per indecenza anche la giunta comunale e in generale della sinistra milanese che non hanno aperto bocca. Forse non se ne sono nemmeno accorti, visto che la notizia non è stata riportata né da Repubblica né dal Corsera.
Il quadro nazionale è però sempre più chiaro: questione politiche gestite direttamente da Questura-Procura con le giunte comunali che assistono dalla finestra, silenziose o inutilmente vocianti.

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