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Brescia. Le formelle della memoria… corta e manipolata

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“Ricordate i morti, ma ricordateli vivi”
(Ascanio Celestini)
Errori, omissioni, censure, assenze ingiustificate, inclusioni incoerenti: il Percorso della memoria è stato ideato strumentalmente in modo approssimativo e confusionario, con l’obiettivo non di fare memoria bensì di “pacificare” la Storia e mettersi definitivamente alle spalle tutta una stagione, con i propri morti e soprattutto con le proprie rivendicazioni.
Come antifascisti, crediamo, al contrario, che una sincera, e soprattutto utile, opera di memoria non possa prescindere dall’esposizione delle motivazioni, delle rivendicazioni, della natura dei soggetti coinvolti. È questo lo spirito che ci ha spinto a redigere questo documento. Vogliamo contribuire ad arginare l’atteggiamento “pacificatore” che tende a considerare i morti solo in quanto tali, cancellandone le identità politiche e sociali. Il danno, voluto, di tale atteggiamento consiste nella banalizzazione di tante vite consacrate alla lotta per una trasformazione in senso democratico e socialista della società, spezzate da mano poliziotta e fascista, e nell’equiparazione – uno dei cavalli di battaglia delle politiche bipartisan degli ultimi lustri, in relazione non solo agli ’60-’70-’80 ma anche alla lotta partigiana e al regime fascista – tra vittime comuniste, anarchiche, o anche solo casuali, e morti fascisti.
Rifiutiamo senza appello la parificazione delle vite di chi ha lottato, ed è caduto, per la democrazia e la libertà sul luogo di lavoro e nella società tutta, con le vite di chi si è consacrato all’obiettivo di un’involuzione reazionaria ed autoritaria in Italia, perseguito attraverso gli strumenti del pestaggio, dello squadrismo, dell’attentato. E così come rifiutiamo la riabilitazione dei fascisti di ieri, respingiamo ogni ipotesi di riconoscimento del rango di interlocutori a quelli di oggi.

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