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I lacrimogeni sono un’arma da guerra chimica

Il gas lacrimogeno è un aerosol di composti lacrimogeni a tossicità variabile che causa forte lacrimazione e bruciore, difficoltà a tenere gli occhi aperti, tosse, difficoltà respiratorie e a volte vomito.

Sono usati dalle forze di polizia di tutto il mondo per controllare manifestazioni di violenza collettiva (o per reprimere e disperdere manifestazioni di protesta non autorizzate): per questo scopo si usano sotto forma di candelotti lacrimogeni, artifizi da lanciare con diversi dispositivi e con fucili. Sono cilindri con una piccola carica termica che, innescata dal lancio o dall’impatto con il suolo, riscalda rapidamente il contenitore e fa evaporare la sostanza lacrimogena, che si rende visibile come un fumo biancastro.

Fra le molte sostanze lacrimogene impiegate, le più usate sono di gran lunga tre:

Orto-cloro-benzal malonitrile (gas CS)

Dibenzen(b,f)-1,4-ossiazepina (gas CR)

Cloroacetofenone (gas CN)

Il gas CS fa parte dell’equipaggiamento delle forze di polizia italiane dal 1991, con il DPR 5 ottobre 1991, n. 359, (Regolamento che stabilisce i criteri per la determinazione dell’armamento in dotazione all’Amministrazione della pubblica sicurezza e al personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia), il quale all’articolo 12, comma 2, recita: “gli artifici sfollagente si distinguono in artifici per lancio a mano e artifici per lancio con idoneo dispositivo o con arma lunga. Entrambi sono costituiti da un involucro contenente una miscela di CS o agenti similari, ad effetto neutralizzante reversibile”.

In base alla legge 1975, n.110 (Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi), articolo 1, si stabilisce che “Agli effetti delle leggi penali, di quelle di pubblica sicurezza e delle altre disposizioni legislative o regolamentari in materia sono armi da guerra le armi di ogni specie che, per la loro spiccata potenzialità di offesa, sono o possono essere destinate al moderno armamento delle truppe nazionali o estere per l’impiego bellico, nonché le bombe di qualsiasi tipo o parti di esse, gli aggressivi chimici, i congegni bellici micidiali di qualunque natura, le bottiglie o gli involucri esplosivi o incendiari.”

Ciò classifica i gas CS come armi da guerra di terza categoria, ossia “armi chimiche”; infatti la vigente regolamentazione in materia include in questa categoria tutti i gas, i liquidi e i solidi, che, diffusi nell’area, in acqua o sul terreno, producono negli esseri viventi lesioni di varia natura, tali da inficiare, permanentemente, la salute dell’organismo umano. Tali sostanze si suddividono in asfissianti (cloro, bromo, perossido di azoto), tossiche (acido cianidrico), vescicatorie (iprite), nervine, irritanti (cloroacetofenone), come i gas usati per i lacrimogeni. Si considerano dunque armi da guerra i “candelotti lacrimogeni” (sentenza della Cassazione 30 gennaio 1982)

Il gas “Cs” che scaturisce dopo il lancio dei lacrimogeni è una sostanza chimica messa al bando dalla convenzione di Ginevra mentre invece viene ammesso per risolvere problemi di ordine pubblico. L’Unione europea ha messo a punto un lungo documento nel quale sottolinea l’inopportunità di usare questo gas proprio perché può provocare degli effetti collaterali anche irreversibili. Di seguito una spiegazione, tratta da un dossier presentato dal senatore Francesco Martone, dei danni che può fare il CS se impiegato ad alti dosi:

la concentrazione letale di CS (nome scientifico ortoclorobenzalmalonitrile) per il sistema polmonare del 50 per cento di una popolazione adulta è stimata essere dai 25.000 ai 150.000 mg/m3. Lanciata all’esterno una granata CS genera una nube di 6-9 metri di diametro al centro della quale si può produrre una concentrazione di 2.000-5.000 mg/m3;

il CS micronizzato e mescolato con un antiagglomerante o trattato con idrorepellenti a base di silicone può rimanere attivo per giorni e settimane, se polverizzato al suolo;

secondo uno studio pubblicato nel 1989 dal Journal of the American Medical Association, il CS assorbito verrebbe metabolizzato nei tessuti periferici sotto forma di cianuro, nota sostanza cancerogena. Il professore di tossicologia ambientale all’università Howard e coautore dello studio, Baiulus Walker, in Corea del Sud, dove la polizia locale aveva usato il CS durante manifestazioni (1987), ha riscontrato complicazioni polmonari tra i dimostranti, danni al sistema respiratorio di bambini e casi di danno cromosomico, al punto di affermare che il CS può essere «molto, molto tossico» se usato nelle dosi sbagliate;

secondo la commissione medica coreana «l’uso di gas lacrimogeni contro i civili in Corea del Sud è pratica disumana e non accettabile dal punto di vista medico… Consideriamo l’uso di gas CS e di altri gas lacrimogeni con effetti chimici comparabili, equivalente ad una operazione di guerra chimica contro popolazioni civili, e pertanto chiediamo la totale messa al bando dell’uso di queste sostanze»;

nello studio sull’uso di gas lacrimogeni (Crowd Control Technologies – An appraisal of technologies for political control) commissionato dal Parlamento europeo si afferma, tra l’altro, che ad alti livelli di esposizione, il CS può causare polmonite ed edema polmonare fatale, disfunzioni respiratorie, oppure gravi gastroenteriti ed ulcere perforanti;

dai dati raccolti dallo Stoa (Scientific and Technological Options Assessment) risulta che l’esposizione a dosi basse di CS aumenta la pressione sanguinea con grave rischio per tutti coloro di età superiore ai trent’anni sotto stress fisico o con un aneurisma non riscontrato. Risulta inoltre che il CS sia irritante, e che alcuni soggetti possono sviluppare dermatite da contatto con conseguente formazione di vesciche;

dai dati raccolti dallo Stoa  risulta che il CS a dosi più alte è stato associato con disfunzioni cardiache, danni al fegato e morte. Sperimentazioni in vitro hanno dimostrato che il CS è clastogenico (causa la separazione dei cromosomi) e mutageno (causa mutamenti genetici ereditabili), mentre in altri casi il CS può causare un aumento del numero di cromosomi abnormi;

il quotidiano britannico The Times ha scritto che alcuni laboratori negli USA stanno lavorando ad altre «armi non letali» a base di bombe che rilasciano odori nauseabondi per evitare le controindicazioni legate al CS e ad altri lacrimogeni;

decessi da esposizione a CS sono stati documentati e denunciati da Amnesty International fin dalla metà degli anni novanta;

il Journal of the American Medical Association aggiunge inoltre che «la possibilità di conseguenze mediche di lungo termine quali formazione di tumori, effetti sull’apparato riproduttivo e malattie polmonari è particolarmente preoccupante, considerando l’esposizione alla quale vengono soggetti i dimostranti e non dimostranti in caso di operazioni di ordine pubblico»;

in seguito all’uso di CS per reprimere le manifestazioni contro il Trattato dell’Area di libero commercio delle Americhe a Québec nell’aprile 2001, l’ufficio di pubblica igiene canadese avvisò i residenti di indossare guanti di gomma e lenti protettive nel trattare i residui, ed anche di gettare via cibo contaminato, rimpiazzare i filtri dell’aria condizionata e lavare all’esterno le abitazioni.

fonte. www.notav.eu

 

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