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La sinistra contro la strategia delle stragi

E’ il pomeriggio del 12 dicembre quando la bomba scoppia alle 16.37 nella Banca dell’Agricoltura a Piazza Fontana a Milano. Qualcuno ricorda ancora la strage al cinema Diana nel 1921 che servì, accusati anche allora gli anarchici, a scatenare una campagna a favore del ristabilimento dell’ordine, a due mesi dalla fondazione del PCd’I a Livorno.

L’attentato a Piazza Fontana era stato preceduto da altri attentati quell’anno; il 25 aprile alla Fiera e il 6 agosto sui treni e in luoghi pubblici, un vero calendario del terrore.

Il 12 dicembre 1969 a Milano è un vero massacro per il numero delle vittime, dei feriti e per la violenza dello scoppio.

Il cuore della città è colpito. Trema l’andamento della Borsa e getta un velo funereo sugli addobbi luccicanti del vicino Natale.

L’anno prima le sue piazze avevano avuto protagonisti gli studenti che, occupando centinaia di istituti, avevano contestato duramente la cultura ufficiale, l’autoritarismo del sistema scolastico e si erano spinti a cercare, politicizzandosi ulteriormente, l’unità con gli operai. Costoro, da qualche anno, la rivolta di Piazza Statuto è del ’62, avevano ripreso lunghe mobilitazioni con una rinnovata radicalità e determinato un diverso rapporto di forze con la controparte padronale.

L’enorme espansione produttiva degli anni precedenti aveva provocato trasformazioni epocali nel tessuto proletario, soprattutto nel triangolo industriale del Nord e la classe operaia spesso avanzava rivendicazioni che andavano oltre gli aumenti salariali e i diritti. Nel ciclo di lotte del triennio ’67-’69 gli operai si sentivano sempre più classe: in quegli anni la costituzione dei primi CUB alla Pirelli, all’ATM più assemblee autonome nelle grandi fabbriche di Milano esprimevano originali percorsi di autonomia, l’attività di consigli di fabbrica, il contratto firmato con miglioramenti erano obiettivi, forse parziali rispetto al Potere, ma reali che rafforzavano la partecipazione alla trasformazione della società che usciva dal duro dopoguerra.

In tale contesto vanno quindi inseriti i fascisti e i soggetti che temevano quel processo emancipativo.

Un blocco sociale reazionario si era formato attorno alla Democrazia Cristiana, il partito legato al Vaticano, interclassista, che si era affermato come partito di maggioranza relativa e aveva, dopo accordi con gli USA, rotto l’unità antifascista nel CLN e costretto l’uscita del PCI e le sinistre dal governo del paese e fatto in modo di rompere l’unita sindacale della CGIL. Lo sganciamento della DC rientrava nella scelta degli schieramenti tra Est ed Ovest nella guerra fredda contro l’URSS. L’ombrello della NATO garantiva quel passaggio nell’Italia dove lo scontro di classe era sempre vivo nonostante il controllo e il limite “democratico” dato dal PCI.

Probabilmente però, le vie parlamentari non erano sufficienti alla DC, che aiutata dall’amnistia data ai fascisti da Togliatti, ricostruisce con gli stessi strutture con varie caratteristiche. Anni dopo ne avemmo conosciuto i nomi , la consistenza, la dislocazione territoriale ma da subito i servizi segreti vengono ricostruiti con ex generali di Mussolini come Roatta, recuperato il controllo dell’esercito , della polizia e dei carabinieri reinsediando uomini di provata fede anticomunista nelle prefetture e molto di questa ricucitura viene fatta già dal ’43 dai servizi britannici e statunitensi che anticipano la fase seguente. È con questi quadri che si arriva alla fine degli anni sessanta con la strategia della tensione e l’enorme provocazione di Piazza Fontana, ma in concerto con il Movimento Sociale Italiano e tutta la costellazione che girava attorno a tale partito. Tenuto di riserva dopo la prova con il governo Tambroni nel luglio ’60, il MSI riceve, dopo una fase di difficoltà con Michelini sostituito dal fucilatore di partigiani Almirante, finanziamenti che gli permettono di aprire centinaia di sezioni, portare 50 giornali nelle edicole di altrettanti gruppi di estrema destra vicini e di rivitalizzare giornali come Il secolo d’Italia, La Notte, Il Borghese, Il Candido, Lo Specchio che si distingueranno nella campagne anticomuniste. È anche di questo periodo la pianificazione di infiltrazione, lavoro sporco fatto a metà con i servizi segreti come il SIFAR e il SID, nei partiti e nei gruppi extraparlamentari di sinistra, ma anche attentati a case del popolo, sezioni sindacali e del PCI; del PSIUP, del PSI, i ventilati o reali tentativi di colpi di stato con generali come De Lorenzo, attacchinaggi fatti con manifesti inneggianti a Mao e Hitler e tentativi di essere presenti nelle nascenti lotte studentesche. È la apertura dei fronti militari e politici con evidenti coperture e complicità di strutture dello Stato , sono la messa in pratica della teorizzazione della “lotta rivoluzionaria “di Pino Rauti e del coperto agente ZETA del SID Guido Giannettini nel famoso convegno dell’Istituto Pollio. Li ritroveremo come responsabili della strage del 12 dicembre.

È di questo periodo anche la presa di posizione di Pietro Secchia sull’attività del neofascismo e dei suoi rapporti con elementi dello Stato. In seguito Giangiacomo Feltrinelli stampa un opuscolo, di notevole riscontro nei movimenti, che riprende questa denuncia nell’estate ‘69 ed è anticipatore delle trame nere di fine anno (vedi nella documentazione di questo quaderno). Il settimanale Panorama riprende la notizia della possibilità di un golpe di destra , il PCI invia circolari sulla vigilanza nelle sezioni, i marxisti-leninisti denunciano tentativi di infiltrazione di fascisti, l’anno è stato conflittuale: migliaia di denunce a studenti o lavoratori in lotta, ci si avvicina alla fine con un autunno caldo e il piombo di giornali come il Corriere della Sera che sparano sui sovversivi. I provocatori articoli di fuoco anticipano il clima di caccia alle streghe di qualche mese dopo.

 

Quei giorni a metà del dicembre del 1969

A Milano il clima è già surriscaldato prima del 12 dicembre e nei giorni precedenti accadono fatti singolari.

10/12 Il Ministro degli Interni Franco Restivo conclude alla Camera un discorso sull’ordine pubblico, affermando che gran parte degli atti violenti verificatosi in Italia sono imputabili “all’estremismo anarcoide”.

10/12 A Padova sono vendute 4 borse modello 2131 della Mosbach e Gruber , casa tedesca.

11/12 Vigili urbani milanesi elevano una contravvenzione nei pressi della Banca dell’Agricoltura ad una Fiat 1500 targata Padova di tale Zagalin, esponente del MSI di Padova e informatore dei servizi di sicurezza.

12/12 La sede della DC di Milano viene presidiata da un servizio d’ordine che non fa entrare estranei.

12/12 Il Presidente Saragat convoca il ministro degli Interni Restivo, il ministro della Difesa Gui, il comandante generale di Carabinieri, il capo della Polizia Vicari e rappresentanti dei “corpi separati” per valutare la possibilità di applicare l’art.214 di Pubblica Sicurezza per sospendere le garanzie costituzionali. Sconcerto e proteste dai banchi dell’opposizione da PCI e PSI.

13/12 Viene vietata la manifestazione nazionale indetta proprio per il 14 dal MSI per sostenere il ripristino dell’ordine.

Ma una delle bombe che “doveva fare dei morti” e non più azioni dimostrative è già scoppiata e qualcuno sa già dove indirizzare le indagini perché agli anarchici di Via Scaldasole era stato promesso di andarli a trovare alle prossime bombe. Quelle del 25 aprile avevano già mandato dentro alcuni di loro. Il Commissario Calabresi va a prenderseli nella loro sede la sera stessa, comunicando che devono recarsi in questura.

Pinelli li seguirà con il motorino, sarà il suo penultimo viaggio. L’ultimo invece sarà dal quarto piano di Via Fatebenefratelli la sede della Questura, dopo quattro giorni di fermo.

Il 13 i giornali escono titolando: “Orrenda strage a Milano” (Il Corriere della Sera), “Infame provocazione” (Il Giorno), “Un orrendo attentato provoca una terribile strage a Milano. Nel quadro di provocazioni fasciste e manovre reazionari” (l’Unità).

Tra la sera del 13 e il 14 retate di anarchici e qualche marxista-leninista. Viene arrestato Valpreda su indicazione del giudice Amati, esperto di anarchici e attentati.

Il giorno dopo il giornalista-informatore gratuito dei servizi segreti (dichiara Andreotti nel 1974) Giorgio Zicari del Corriere della Sera riporta le veline passategli sull’arresto.

Il 15 ci sono i funerali in Duomo con il primo ministro Mariano Rumor, veneto della destra democristiana, il ministro degli Interni Restivo e alti ufficiali dello Stato Maggiore.

La campagna di stampa è ormai lanciata, il più astioso è sempre il Corsera, il giornale del petroliere Monti: “La macchina del terrore è saltata… la bestia umana che ha fatto i quattordici morti è stata presa, inchiodato…. Il massacratore si chiama Pietro Valpreda”.

Così in prima pagina, glissando su Pinelli morto “suicida” in Questura, ci ritroviamo già il colpevole, che “prove inoppugnabili e accuse precise” del Commissario Calabresi, del Giudice Amati, del questore Guida (nel 1942 direttore del confino di Ventotene) indirizzano ormai le indagini solo in un senso: “sulla pista rossa”.

Più formali gli altri giornali del mattino, ma la linea è data: senza riserve sulla versione ufficiale.

La Stampa: “Anarchico arrestato per concorso in strage”, Il Giorno: “Incolpato di strage”, l’Avanti: “Arrestato per concorso in strage”, L’Unità: “Un arresto per la strage”, l’Avvenire: “Nella rete i dinamitardi”, Il Messaggero: “Arrestati i criminali”, Il Mattino: “Catturato il terrorista che ha compiuto la strage”, il Roma: “Il mostro è un comunista anarchico, ballerino di Canzonissima”.

La televisione non è da meno. Al telegiornale della sera il venticinquenne Bruno Vespa avvia la sua carriera affermando in diretta “Pietro Valpreda è un colpevole, uno dei responsabili della strage di Milano e degli attentati di Roma!” Le fonti accreditate sono ovviamente il prefetto di Milano, Mazza, e l’Ufficio Affari Riservati diretto dal ministero degli Interni che tale notizia l’avevano già veicolata la sera del 12 dicembre.

 

Parte la controinformazione e sarà una vittoriosa battaglia politica

Una strana celerità per le abitudini della nostra polizia, ma alcune lacune nella ricostruzione sia della morte del “ferroviere” che nelle accuse al “ballerino” vengono fatte notare da alcuni giornalisti, da avvocati democratici, da militanti politici e così già dalla sera del 13 dicembre si avvia la famosa controinchiesta che smonterà tassello per tassello prima, dopo e durante i vari processi che si protrarranno in mano a vari giudici e nelle aule di Milano, Roma e Catanzaro, tutti i tentativi di false incriminazioni, montature, depistaggi e così via. Si tenta di scindere la verità sulla morte di Pinelli dalla sorte di Valpreda ma costantemente ci furono sforzi e impegno a ricondurli assieme.

Uno dei primi grossi interrogativi che, tutta la sinistra e il movimento, avanzano è sulla figura di un arrestato con Pietro Valpreda. Mario Merlino, già militante dal ’62 al ’68 dei gruppi neofascisti Avanguardia Nazionale, La Giovane Italia e Ordine Nuovo, amico dei neo-nazisti di Nazione Europea, picchiatore e frequentatore di campi di addestramento militare è uno strano personaggio che risulta fondatore del circolo anarchico 22 ottobre di Roma ma ancora vicino a tutta la fronda neo fascista a destra del MSI. Come il nostro attuale ministro della Guerra La Russa negli anni ’70 a Milano, Merlino gira con barba lunga, eskimo e capelli lunghi, la divisa dei filocinesi.

Anni dopo avremmo saputo che nel circolo 22 ottobre c’era anche Ippolito Salvatore , agente di pubblica sicurezza che però non verrà mai chiamato a testimoniare nemmeno contro Valpreda, mentre il ruolo di Merlino era di infiltrato e provocatore legato ai servizi segreti.

Così come avremmo saputo successivamente della provenienza delle borse, dei timer dell’Elettrocontrolli di Bologna ma prodotti dalla Junghans-Diehl di Venezia; dei veri terroristi Freda , Ventura , Zorzi , Giannettini e altri; del tipo di esplosivo usato in giro per l’Italia e trovato in un deposito occultato in Veneto, così come dell’innocenza di Pino Pinelli .

Tutto verrà a galla, faticosamente , ma nel dicembre ’69 si è appena aperta una tragica pagina della nostra storia, ma di enorme portata per la memoria militante della sinistra di classe in Italia e forse anche in Europa visto gli interessi che suscitarono queste vicende.

Di fronte alla provocazione, gli anarchici del circolo della Ghisolfa rispondono con una durissima conferenza stampa che, sbeffeggiata dalla cronaca del Corsera, denuncia la matrice fascista delle bombe e l’assassinio del loro compagno Pinelli.

I Situazionisti stampano un vivace volantino intitolato “Il Reichstag brucia?” ricordando il parlamento tedesco bruciato dai nazisti nel 1933 e l’incendio addossato al comunisti.

Il Movimento Studentesco i primi giorni non coglie la portata dei fatti e nelle fabbriche, nelle sezioni della sinistra istituzionale le titubanze dei dirigenti sindacali vengono fugate dalle assemblee di denuncia organizzate dai militanti di base, dai consigli, e dai gruppi della sinistra extraparlamentare. “La strage è di Stato, Pinelli assassinato!” diviene la parola d’ordine unificante per la spezzettata ma ormai consistente sinistra rivoluzionaria.

Il settimanale Lotta Continua rilancia immediatamente e mette in dubbio sia le versioni governative che quelle della Questura che nei particolari nemmeno coincidono. Lotta Continua avvia e sostiene la costituzione di un coordinamento di controinformazione che si sarebbe poi unito nel “Comitato nazionale contro la repressione”. L.C. indica subito il Capitale e la sua espressione politica (la D.C.) come mandanti e i fascisti esecutori della strage.

Si avvia così quella che sarebbe diventata una campagna politica permanente di indagine sul neofascismo, sulle strutture USA in Italia e sul ruolo, i vari livelli e le varie compartimentazioni dei servizi segreti italiani.

I nomi di Almirante, Rauti, Freda e Ventura, il SIFAR, il SID, la Rosa Dei Venti, Edgardo Sogno, la strategia della tensione sarebbero entrati nel lessico e nel lavoro politico complessivo dei compagni. Per anni avrebbero infittito gli articoli di tutti i giornali – chi per informare chi per depistare – ma la battaglia politica era in buona parte vinta, perché processo dopo processo si sarebbe arrivati a conoscere un’enorme quantità di notizie su esecutori di attentati, sull’innocenza di Valpreda e Pinelli.

Non ultimo ovviamente anche il lavoro di indagine dei giudici democratici come Stiz, che in Veneto per la prima volta nel ’72, individuava le cellule terroristiche fasciste e quello seguente, nel ’96, di Salvini a cui “fanno ritrovare” 150.000 documenti segreti non catalogati dal Ministero degli Interni e in una busta anche il quadrante del timer delle bombe di Milano che non era mai comparso pubblicamente.

Tre anni dopo il ’69 le bombe e le provocazioni continueranno. Muore “saltato in aria” l’editore Feltrinelli, mesi dopo viene ucciso in un agguato il commissario Calabresi. Come dirà lo storico e giornalista Giorgio Boatti il 12 Dicembre sarà il giorno dell’innocenza perduta.

Parte della sinistra rivoluzionaria sceglierà la strada nell’autodifesa antifascista militante, altri sceglieranno la lotta armata, ci sarà il ’77, la fatale parabola della sinistra schierata per la “difesa delle istituzioni democratiche” (P.C.I.), il compromesso storico, i sacrifici per il Paese (C.G.I.L.), la cogestione diretta con il padronato (P.S.I.), a molti resterà la continuità della resistenza e della lotta.

Questi però, sono altri capitoli della stessa storia e rischieremo qui di dover scrivere un racconto infinito o un manuale.

Ci siamo serviti di queste schematiche cronache non solo per ricordare i compagni caduti, la ricchezza dei movimenti di lotta, un assalto al cielo solo iniziato, un lavoro di controinchiesta diventato patrimonio e strumento di militanza, ma per sollecitare i compagni a riflettere su questo recente passato in quanto lo scontro di classe si avvia ad essere durissimo nelle periferie del mondo, ma anche nelle cittadelle o fortezze imperialistiche e il capitale avrà sempre più bisogno di pacificare il “fronte interno”. Potremmo avere un salto di qualità nell’uso della violenza di Stato (in tutte le sue versioni) nei quartieri, nelle piazze e nelle carceri a fronte di una crisi sempre più feroce nei confronti dei settori proletari e popolari. L’uso delle bande fasciste, delle provocazioni, dei servizi segreti d’ogni colore (CIA, MOSSAD, SISMI) sempre impuniti e coperti dal segreto di Stato potrebbe avere un nuovo salto di qualità e quindi l’uso della controinformazione militante condivisa potrebbe essere un ottimo strumento di lotta quotidiana nel lavoro di massa.

Le altre puntate:

terza puntata: http://www.contropiano.org/it/cultura/item/5785-gli-%E2%80%9Cuomini-neri%E2%80%9D-nell%E2%80%99italia-delle-stragi

seconda puntata: http://www.contropiano.org/it/cultura/item/5739-italia-una-strage-lunga-quaranta-anni

prima puntata: http://www.contropiano.org/it/cultura/item/5676-italia-una-storia-rovesciata

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1 Commento


  • Angela

    ” cose dimenticate”
    1) lo sciopero nazionale dei metalmeccanici per il contratto
    2) la maggioranza silenziosa monarchici, fascisti, servizi segreti, la destra democristiana De Carolis poi diventata CL,

    Non è una questione di cronaca.

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