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Rovescismo storico sulla strage dell’Italicus

Un vergognoso servizio della “nota agenzia” Adn/Kronos, ieri è rimbalzata in diverse redazioni. Vi proponiamo il servizio così come riportato dall’agenzia. Il nostro punto di vista lo troverete alla fine di questo strampalata e vergognosa operazione di “rovesciamo storico”.

Scrive l’Adn(Kronos di mercoledì 25 gennaio:

La strage dell’Italicus? ”E’ l’unica dove ci sono molti e concordanti indizi su una commistione tra servizi segreti deviati e, questa volta, non i soliti partiti governativi, o il Movimento Sociale…ma il Partito Comunista”. Parola di Mario Tuti, che per quell’eccidio che il 5 agosto del 1974 fece 12 morti e una cinquantina di feriti è stato processato, condannato e poi assolto.
Ma questa non è la sola rivelazione dell’uomo nero del terrorismo neofascista degli anni Settanta. In un’intervista rilasciata a Pino Casamassima e pubblicata sul blog di Ugo Tassinari ‘”Fascinazione”, Tuti mette in relazione la bomba esplosa all’uscita di una galleria di San Benedetto Val di Sambro sul treno partito da Roma e diretto al Brennero con l’omicidio di Alceste Campanile, dietro la quale, sostiene, ”ci sono implicazioni innominabili”. Su Campanile, dice l’ex terrorista, la verità, ”quella vera, porta dritto dritto all’Italicus”.
Insomma, secondo Tuti, ricostruisce Casamassima, nell’attentato all’Italicus sarebbe coinvolto il Pci, e Alceste Campanile sarebbe stato soppresso ”perché sa troppo e non ci si può fidare di uno come lui, fra l’altro eccessivamente esuberante ed esposto a Reggio Emilia”.  
Per sostenere questa Tuti porta alcuni elementi a sostegno della sua tesi, che, a suo avviso, vengono a comporre un puzzle che lascia poco spazio ai dubbi. ”Nel corso del processo in cui ero imputato – racconta – venne fuori un biglietto della polizia di Reggio Emilia che facendo riferimento ad una fonte confidenziale, e quindi protetta anche di fronte alla magistratura, riproponeva per la strage dell’Italicus una pista legata ad ambienti dell’intellighenzia di sinistra di quella città, e che era già stata indicata all’inizio delle indagini, ma poi lasciata cadere”.
”Quando le persone indicate in quel biglietto furono chiamate a testimoniare, una di queste, tale Scolari, docente nella facoltà frequentata da Alceste, e dirigente del Partito Comunista, si suicidò durante la notte, impiccandosi e lasciando un biglietto molto confuso, in cui ricordava appunto la sua dedizione al partito e l’angoscia per la citazione a testimoniare”, sottolinea l’ex terrorista secondo cui ”alla base di quel gesto estremo doveva esserci qualcosa di molto grave e sporco”. Anche perché, sottolinea, ”tutti i giornali e i telegiornali diedero ampio rilievo alla notizia. Non solo, ma lo stesso processo per l’Italicus venne sospeso perché il pubblico ministero era corso a Reggio Emilia per consultarsi coi suo colleghi”. Poi, ”quel biglietto coi nomi è sparito”.
”I risultati sono sotto gli occhi di tutti – aggiunge – Furono prese le misure necessarie per far cadere ogni cosa: infatti, nessuno menzionò più l’episodio di Scolari e, se ci fai caso, quella dell’Italicus è la strage meno ricordata di tutte” perché ”è l’unica dove ci sono molti e concordanti indizi su una commistione tra servizi segreti deviati” e ”partito comunista”. D’altra parte, aggiunge, ”quando un colonnello dei carabinieri si prende senza battere ciglio una condanna a 4 anni per proteggere la loro ‘traduttrice’ iscritta al partito comunista, nonché compagna di un resistente greco, come l’Aiello…”.
Per Tuti, dunque, ricomponendo il ”puzzle che comprende il suo professore suicida, il biglietto del padre in cui coinvolgeva appartenenti al Pci, l’oscuramento mediatico di quella strage, il colonnello dei carabinieri e, infine, le plurime e discordanti confessioni di Bellini” emerge chiaramente ”la storia vera dell’Italicus e di Alceste Campanile”.
Tornando alla pista nera dell’Italicus, l’ex terrorista racconta: ”Dopo la mia assoluzione nel processo di primo grado, come richiesto anche dallo stesso pubblico ministero e dalle parti civili delle vittime, che non conclusero contro di noi – a parte le parti civili istituzionali come il comune di Bologna, il cui avvocato, Montorsi, ex ufficiale dei carabinieri, sarà poi indagato insieme a Gelli -, in Appello, dopo le dichiarazioni dei cosiddetti pentiti neri, vale a dire Calore, Vinciguerra, Bonazzi, Izzo: tutti concordi nell’escludere non solo la mia colpevolezza per la strage, ma anche il semplice coinvolgimento coi servizi o la massoneria, venni invece condannato! Formidabile, no?”.
E aggiunge: ”Mentre dopo l’assoluzione per l’Italicus venni mandato nei cosiddetti ‘braccetti della morte’ che erano il grado estremo di durezza repressiva in Italia, tipo Guantanamo per intenderci, stranamente, dopo la condanna in Appello per un delitto così grave e infamante, venni mandato nel miglior carcere d’Italia: Porto Azzurro! Quasi una sorta di scambio, che, implicitamente, mi diceva: “tieniti la condanna, tanto da qui con un paio d’anni di buona condotta esci…”.

Quella che avete appena letto è la “marchetta” dell’Adn/Kronos al fascista Mario Tuti e ai suoi sdoganatori “democratici”.

Dal 20 febbraio 2004 Mario Tuti è in regime di semilibertà nel carcere di Civitavecchia dove deve rientrare la sera per dormire. A decidere il nuovo regime carcerario dell’ex terrorista nero, condannato a due ergastoli per tre omicidi e a 14 anni di reclusione per la rivolta di Porto Azzurro, è stato il Tribunale di Sorveglianza di Firenze. Ora Tuti lavorerà in una comunità di recupero di tossicodipendenti a Civitavecchia e resterà consulente dell’Arci di Livorno, con cui ha collaborato negli ultimi tre anni per la realizzazione di prodotti multimediali. Il 20 gennaio 2000 il tribunale di sorveglianza di Milano aveva dichiarato inammissibile l’ istanza di semilibertà presentata dal terrorista di destra. L’1 dicembre 2001, di nuovo, il tribunale di sorveglianza di Firenze respinge la richiesta di semilibertà, ritenendo necessario sperimentare prima la strada della concessione di permessi. Il 28 dicembre 2002, Tuti esce di nuovo, in permesso di 4 ore, e visita il museo “Fattori” di Livorno accompagnato dall’ex militante di Prima Linea Marco Solimano, presidente della sezione livornese dell’Arci. La causa della scarcerazione di MarioTuti sarà perorata anche da Luigi Manconi.

Chi è MarioTuti, pezzo da novanta del terrorismo fascista in Italia?
Ma chi è il fascista Mario Tuti? Era un noto fascista di Empoli. Tuti viene arrestato il 28 luglio 1975 per l’omicidio di due poliziotti, uccisi mentre perquisivano la sua abitazione, nell’ambito di un ‘inchiesta sul Fronte nazionale rivoluzionario (di aperta ispirazione fascista). Il Fronte Nazionale Rivoluzionario venne fondato da Mario Tuti nei primi mesi del 1972 ed era attivo soprattutto in Toscana: Il Fnr  si rifaceva al fascismo “rivoluzionario” e agli ideali della Repubblica Sociale Italiana. Rappresenta un punto di rottura tra la vecchia guardia del fascismo golpista e la nuova generazione che punta adopporsi anche con le armi al sistema. La formazione si sciolse in seguito alla perquisizione e al ritrovamento dell’arsenale del gruppo a casa dello stesso Tuti nel 1975, che si conclude con l’uccisione di due agenti di polizia e con la fuga di Tuti, il quale verrà poi arrestato sei mesi dopo.Condannato all’ergastolo, durante la detenzione nel carcere di Novara uccide Ermanno Buzzi, un altro fascista riconosciuto colpevole per la strage di Brescia (maggio 1974) e ritenuto un delatore. Condannato per l’attentato ai treni della linea Firenze-Roma e per quello all’Italicus, Tuti viene assolto in appello per il primo e, per il secondo, la cassazione confermerà l’assoluzione della corte d’assise di appello.
L’attentato sul treno Italicus dell’agosto1974 (12 morti) viene rivendicato con un volantino dall’organizzazione militare fascista Ordine nero che proclama: “Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l’autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti”. Giancarlo Esposti era un fascista che era stato ucciso il 30 maggio 1974 dai carabinieri in un campo paramilitare a Pian Del Rascino, nelle montagne sopra Rieti. La polizia era informata da tempo che Mario Tuti fosse un fascista con progetti chiaramente eversivi e una donna aveva addirittura dichiarato a un giudice che l’autore della strage dell’Italicus era proprio lui. Risultato: la denuncia venne archiviata e la donna mandata in casa di cura come mitomane. Il giudice che aveva raccolto e insabbiato la dichiarazione si chiamava Mario Marsili ed era…. il genero di Licio Gelli, il gran venerabile della loggia P2. Solo all’inizio del ’75 viene emesso un mandato di cattura contro Mario Tuti, che però riesce a sfuggire all’arresto. Aspetta che i tre poliziotti andati per arrestarlo suonino alla porta e poi spara loro addosso uccidendone due e ferendo il terzo. Tuti riesce ad espatriare, prima ad Ajaccio e poi sulla Costa azzurra. La polizia francese lo rintraccia a Saint-Raphael dove ha luogo di nuovo uno scontro cruento, al termine del quale il killer fascista viene arrestato.

Il contesto del 1974: quel plumbeo clima da colpo di stato
La ricostruzione storica di un personaggio come Mario Tuti, rilanciata dall’Adn/Kronos e dalla “fascisteria”, rovescia completamente il contesto politico della strage sul treno Italicus arrivando a sostenere che sia stato il Pci a organizzare l’attentato sul treno. Durante il 1974 ed anche nell’agosto di quell’anno, il Pci e la sinistra rivoluzionaria italiana avevano ben altri problemi di cui preoccuparsi: il clima da colpo di stato che è aleggiato nel paese durante buona parte del 1974. Chi ha vissuto quel periodo lo ricorda bene perché ha dovuto dormire fuori in casa diverse notti. Chi è più giovane è bene che sappia.
I reduci del tentato golpe di Borghese del dicembre 1970 infatti non erano stati bloccati dalle autorità ed erano andati avanti fino a tutto il 1974 nel programmare piani d’attacco contro il sistema istituzionale. Queste manovre si svolgono prevalentemente a Roma, dove il gen. Miceli, capo dei servizi segreti, aveva avuto qualche sentore dei movimenti di Borghese, e dove nella trama cospirativa s’è trovata traccia di cattolici legati ad ambienti del Vaticano e di individui collegati alla P2, come denunciato alla magistratura romana dal Ministero dell’interno Taviani nel 1974 e 1975. Si è anche parlato di un golpe di destra che si sarebbe dovuto realizzare a Roma proprio nell’agosto 1974 dopo la strage dell’Italicus, ma che poi viene accantonato a seguito delle dimissioni in quell’agosto del presidente americano Nixon.
Paolo Emilio Taviani, democristiano, membro di Gladio e all’epoca ministro dell’Interno così descrive in sede di Commissione Parlamentare sulle stragi  l’allarme sul clima da colpo di stato nel 1974:
“Debbo fare un cenno, sia pure breve, del falso allarme nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1974. Quella notte io dormii nella scuola della Pubblica sicurezza di Moena. Poco prima delle quattro mi chiamò al telefono il Capo di Gabinetto: avvertiva che circolavano strane voci a Roma di possibile colpo di Stato. Cinque minuti dopo mi ritelefona che forse si trattava di falso allarme. Chiamai il Vice capo della polizia. Mi disse che erano balle: una voce proveniente dallo Stato Maggiore dell’Esercito. Poco dopo il Capo di Gabinetto confermò: falso allarme. All’alba mi chiamò Rumor. Lo rassicurai. Mi disse che gli aveva telefonato Nenni: che alcuni socialisti erano andati a dormire fuori casa. Il falso allarme era derivato da un equivoco: alcuni alti ufficiali della Scuola di guerra di Civitavecchia si erano ritrovati a cena a Santa Marinella. Avevano discusso sul problemi finanziari dei quali dovevano riferire al loro Ministro. C’è da osservare ancora oggi come il clima fosse pesante. Non somigliava a quello del Cile prima dell’avvento di Pinochet? La guardia forestale di Borghese, rientrata in caserma dal Ponte Mollo, non ricordava il colpo di Stato operetta di Santiago precedente quello vero? Riconobbi tuttavia di aver commesso un errore a condurre con me in Trentino il Capo della polizia. Da allora egli restò sempre a Roma quando io mi spostavo fuori dalla capitale”  (resoconto audizione Commissione Stragi del 1/7/1997)

Un anno prima, nell’estate 1973, era stato scoperto il piano golpista della Rosa dei Venti. Coinvolti ufficiali dell’esercito e dei carabinieri italiani e ufficiali in servizio presso le basi Nato del Nordest. Nel dicembre 1973 viene dichiarato lo stato d’allerta nelle caserme italiane. Il 28 maggio 1974 c’è strage alla manifestazione sindacale antifascista in piazza della Loggia a Brescia. Il  4 agosto 1974 c’è la strage dell’Italicus. Impossibile invece fare qui un elenco completo delle aggressioni fasciste, degli assalti, dei piccoli attentati, degli accoltellamenti…

In questo clima, il 14 novembre 1974 Pasolini firma sul Corriere della sera un articolo intitolato “Che cos’è questo golpe?”. Scrive Pierpaolo Pisolini “Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti…».

Un documento riservato dell’ambasciata degli Stati Uniti in Italia

Un documento riservato e ufficiale nel carteggio tra l’ambasciata in italia e il Dipartimento di Stato Usa, rivela cose interessanti. L’ambasciatore Usa in Italia, Volpe, è a colloquio con due importanti notabili della DC: Bernabei (allora presidente della Rai) e Bartolomei (capogruppo),entrambi strettissimi collaboratori di Fanfani. I tre discutono della situazione politica italiana e tutti si dicono preoccupati dell’impatto delle misure di austerity sul paese e del fatto che un eventuale opposizione dei sindacati e del Psi alle misure antipopolari, agevoli l’ingresso del Pci nel governo che non veniva più ritenuto un tabù anche da settori degli industriali. Nei  mesi precedenti c’era stata la strage fascista a Brescia e la sconfitta del blocco moderato-rezionario nel referendum per il divorzio. L’ambasciatore Volpe evidenziò come anche le vicende del terrorismo neofascista che avevano insanguinato l’Italia negli ultimi mesi
erano considerate da Bernabei perlopiù come espedienti che rischiavano di dare maggiore potere contrattuale al Pci. «In più – riportò l’ambasciatore – [Bernabei] sostenne che i recenti casi di terrorismo in Italia giocavano direttamente a favore dei comunisti. Le pressioni combinate della sconfitta referendaria, dell’attività terroristica attribuita ai neofascisti, e la pressione dei sindacati stanno tutte lavorando insieme per spingere alcuni leader
economici (e.g., Agnelli e altri industriali del Nord) ed alcuni (non specificati) leader dei partiti repubblicano e liberale così come molti del Psi a concludere che un governo di “Salvezza nazionale” a sei partiti sia l’unica via d’uscita. Comunque, entrambi i collaboratori di Fanfani esitarono nell’indicare importanti democristiani che potrebbero favorire un soluzione di questo tipo”.

(Fonte: Document Number: 1974ROME07690; Draft Date: 05 JUN 1974; C O N F I D E N T IA L; FM AMEMBASSY ROME TO SECSTATE WASHDC 5174; Subject: FANFANI COLLEAGUES VIEW ITALIAN STITUATION DARKLY; Drafter: n/a. Firmato Volpe. Cfr. in appendice: Documento 18)

Infine, ma non per importanza, l’uccisione del giovane di sinistra Alceste Campanile a Reggio Emilia, sempre nel 1974, non c’entra assolutamente niente con la vicenda dell’Italicus. Ci sono state innumerevoli inchieste ufficiali e ufficiose con polemiche feroci anche negli ambienti del Pci reggiano ed emiliano, ma in nessuna occasione – anche quelle più controverse – è mai venuto fuori nessun collegamento con la vicenda dellastrage dell’Italicus. La ricostruzione di Tuti è surreale e del tutto strumentale, un pò come quella che sostiene che Mussolini fosse un “grande statista”.

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