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Il cittadino e la rivolta. Intervista a Erri De Luca

Erri De Luca a Logos, Festa della Parola, per parlare di partecipazione cittadina contro nocività, speculazione, devastazione. Prima dell’intervento ha rilasciato un’intervista esclusiva a Oltremedianews. Non è la prima volta che Erri De Luca lascia la veste di scrittore per  prendere la parola come cittadino, come persona. Un intellettuale non da salotto ma da piazza, non da perifrasi ma da azioni. E’ proprio di questo aspetto che abbiamo voluto discutere.

Il cittadino e la città: un rapporto ormai morto, la spersonalizzazione del territorio e la non partecipazione del cittadino. Come riavvicinare questi due?

Roma, Napoli, New York, città come queste continuano a mantenere un’identità di quartiere. Bestioni in cui però le persone si salutano ancora. Invece ci sono posti come Scampia e le periferie dei grandi agglomerati che perdendo i luoghi di ritrovo perdono anche il rapporto città-cittadino.

Il cittadino e le istituzioni: Lei da sempre ha militato con i cittadini; il suo impegno è stato sempre civile e non istituzionale. Si può fare politica senza essere nelle istituzioni? E la sua, è una scelta?

In realtà ho avuto qualche richiesta istituzionale nelle giunte come assessore alla cultura, ma ho sempre rifiutato il ruolo di bella statuina. Penso che l’impegno del cittadino sia rispettare le regole e dare una mano al vicino. Compito supplementare è resistere alla degradazione da cittadino a cliente. In questo paese è accaduto questo: il cittadino è il titolare di diritti dentro la comunità mentre il cliente può solo accedere a tali diritti secondo il suo potere d’acquisto. Ci troviamo ad avere dei diritti fondamentali come la giustizia, il lavoro, la sanità e la scuola accessibili solo attraverso il potere d’acquisto. Lo stato della comunità è diventato un’azienda che ha sostituito il rapporto tra e con i cittadini con un patto di azionariato.

Il cittadino e la criminalità: oltre al ruolo che dovrebbero avere l’istituzione nella lotta alla criminalità, cosa può fare il cittadino per attivarsi contro questo fenomeno?

Il cittadino si arrangia. In questi luoghi invivibili come Scampia il cittadino resiste, e viverci è eroico. L’eroe si adatta scansando le siringhe, allontanando i propri figli dal soldo facile della mafia, il mercato del lavoro dove lavoro non ce n’è.

 
Il cittadino e la rivolta: a proposito del darsi da fare quali sono le rivolte che Lei chiama etiche, e qual è la sua posizione in merito agli atti di violenza che sono stati collegati al movimento No Tav?

Non sono un intellettuale impegnato, come si dice, ma sono uno che si è preso degli impegni. La Val di Susa è uno dei miei impegni e la sostengo perché è li che la lotta civile ha raggiunto i livelli più alti di democrazia. L’immagine violenta dipinta da alcune testate non è dimostrabile. Quei giornalisti sono uffici stampa di quelle stesse imprese che vogliono costruire la Tav, peggio degli embedded che raccontano la guerra ma direttamente inglobati con le truppe militari. Non devo giustificare la violenza attribuita ai No Tav, sto semplicemente con loro. Ad esempio, gran parte della recinzione nei lavori in Val di Susa è abusiva, tagliare quella rete è un atto di resistenza civile

 

 
 

Il 12 e il 19 ottobre ci saranno due manifestazioni a Roma. La prima “Costituzione, la via Maestra” e la seconda che vedrà in piazza i No Tav e i movimenti per l’abitare. Cosa ne pensa, parteciperà?

“Ci vado, mi piace starci dentro. Non amo né stare sui palchi né aprire i cortei. Voglio starci dentro, mi piace condividere una manifestazione. Passeggio, guardo le facce, percorro il corteo”.

* da oltremedianews.it

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