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Israele adesso invia in giro i suoi apparati ideologici, anche in Italia

Con la tempestività permessa dalla conoscenza dei tempi del massacro genocidario contro la Striscia di Gaza, iniziato l’8 luglio e terminato dopo 50 giorni, il ministero degli esteri israeliano ha predisposto, con la collaborazione dei suoi ambasciatori, l’occupazione delle istituzioni culturali in giro per il mondo per cercare di modificare l’immagine di Israele dopo l’ultima strage che ha provocato 2.168 morti, dei quali 1662 civili (519 bambini e 297 donne) e circa 11.000 feriti.

Impossibile fare un elenco dell’attivismo israeliano: circola per l’Italia, in modi diversi, il noto trio letterario, Oz-Grossman-Yehoshua. Arriverà anche la figlia di Amos Oz.

Abraham Yehoshua mostra il suo inguaribile razzismo dalle colonne de La Stampa il 9 settembre:

“Una società occidentale, democratica e con un così alto livello di sviluppo economico come quella israeliana non può permettersi, a intervalli di pochi anni, di azzuffarsi (un capolavoro nell’uso mistificatorio delle parole, le “zuffe” chiozzotte a Gaza!) con una collettività primitiva (sic!), isolata, povera e fanatica. Dovrebbe piuttosto cercare di aiutare quella collettività a risollevarsi (sempre sic!), a ricostruire, e, come prima cosa, a uscire dall’isolamento.” Ma chi isola con un embargo dal 2006 la striscia di Gaza? Abraham non lo dice.

A Torino sono previsti tre eventi nell’ambito di settembre musica e due spettacoli nell’ambito di torino danza, alcuni in esplicita collaborazione con l’ambasciata israeliana. Non è noto quanto sia munifico il pacco-regalo complessivo, organizzato dagli agit-prop israeliani.

Naturalmente sindaci, giunte, aSSeSSori alla Kultura, presidenti e consigli di amministrazione delle istituzioni culturali, hanno prestato, senza scrupoli, i loro servizi e la loro complicità.

Pronti a definire antisemiti chi denuncia il loro cinismo e la loro ipocrisia, dimenticando (vedi Il mondo moderno e la questione ebraica di Edgar Morin, Cortina editore) che la parola antisemitismo è una forma di esorcismo e, aggiungiamo, la prova evidente della totale mancanza di argomenti.

Il coinvolgimento di torino-spiritualità in questo affaire, fa assumere al tutto le caratteristiche del grottesco e del macabro. Come abbiamo detto in altre occasioni il tutto costituisce un oltraggio a quello che rimane della coscienza civile e democratica di Torino e non solo. Dimentichi, i complici, delle tradizioni antifasciste torinesi, di nomi che ne hanno segnato la storia come quelli di Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Leone Ginzburg e molti altri. Gli intellettuali torinesi, salvo rarissime eccezioni, tutti in inoperosa vacanza. Degli accademici labilissime tracce.

Nessuno degli artisti invitati, Avishai Cohen, Nitai Hershkovits, Daniel Dor, Omri Mor, (di Noa parleremo successivamente), Ilan Mochiach, Gil Dor, la coreografa Rami Be’er e i danzatori/trici della Kibbutz Contemporary Dance Company, ha condannato i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità che i governi israeliani, con l’impunità assicurata dal mondo occidentale (e dai paesi arabi “moderati”), continuano a commettere. Nessuno ha manifestato la sua indignazione durante l’operazione Margine di Protezione.

Non c’è da meravigliarsi, se lo avessero fatto non avrebbero fatto parte del pacco-regalo.

Il top del cinismo è il concerto il 21 settembre della cantante razzista Noa, pronta a ogni uso, nella giornata internazionale della pace (un’altra infamia).

Noa 2006

«Hezbollah è uguale al nazismo, lo scriva. Bisogna cacciarli e liberare il Libano come la Germania mezzo secolo fa». … «Difendevo il dialogo con Arafat, sostengo Abu Mazen, mi batto da gennaio perché ci si confronti anche con gli estremisti di Hamas, eletti dai palestinesi».

Noa 2009

“Io so che nel profondo del vostro cuore DESIDERATE la morte di questa bestia chiamata Hamas che vi ha terrorizzato e massacrato, che ha trasformato Gaza in un cumulo di spazzatura fatto di povertà, malattia e miseria”. … “Posso soltanto augurarvi che Israele faccia il lavoro che tutti noi sappiamo deve esser fatto, e VI LIBERI definitivamente da questo cancro, questo virus, questo mostro chiamato fanatismo, oggi chiamato Hamas. E che questi assassini scoprano quanta poca compassione possa esistere nei loro cuori e CESSINO di usare voi e i vostri bambini come scudi umani per la loro vigliaccheria e i loro crimini”.

Sottoposta su richiesta del ministero degli esteri israeliano, data la carenza di pacifisti, a una operazione di imenoplastica o di rivergination (non sappiamo se si è recata a Casablanca!!!), ecco la

Noa 2014 pacifista:

“Ho incontrato Abu Mazen a Ramallah. Credo che il leader palestinese voglia veramente la pace con Israele, ma purtroppo non posso dire lo stesso del mio premier”.

Con coerenza esemplare!

Il problema non è solo il boicottaggio dei singoli artisti che si fanno strumento della propaganda sionista, ma, in primis, quello della contestazione e del boicottaggio di una operazione tesa a presentare un volto “democratico e civile” di Israele, malgrado i ripetuti crimini di guerra e contro l’umanità.

Continueremo a denunciare la militarizzazione della Kultura israeliana e a boicottare Israele. Continueremo a denunciare i complici italiani e europei. Free Palestine! Boycott Israel!

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