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Brecht e l’Amleto napoletano. Note critiche

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Pur non conoscendo direttamente l'allestimento teatrale in questione, mi permetto di inviare via mail ai compagni della redazione, queste  brevi note critiche su alcune questioni di metodo e di pensiero presenti nel lungo articolo di Vincenzo Morvillo. Sperando siano utili al confronto.
Morvillo per sostenere la sua concezione prende lo spunto critico da una affermazione  di Brecht per rovesciarne il pensiero e trarne le “sue” conclusioni filosofiche. Scriveva Brecht «Il teatro dovrebbe tener sempre presenti le necessità dell’epoca». Rimando alla lettura dell'articolo che ripropongo di seguito a queste brevi note..
E' doveroso rilevare in proposito che B.Brecht è maestro rigoroso del “metodo dialettico” da cui ricava la sua  concezione  di “straniamento” che si pratica con la necessita della “lettura critica e storica” dei personaggi dei drammi teatrali come Amleto ed altri, seguendo con tale “metodo” proprio il percorso contrario rispetto alla “indentita esistenziale” con “l'essere” del personaggio Amleto che viene invocata da Morvillo.
Brecht inoltre richiama a cercare sempre alla radice delle emozioni la loro natura reale e razionale scrivendo inequivocabilmente: “Il coro Lode della dialettica che assai facilmente potrebbe dare l’impressione di un canto trionfale inteso solo alla mozione degli affetti, viene mantenuto dalla musica nella sfera del ragionevole. E’ un errore molto corrente quello di affermare che questo tipo di spettacolo – epico – respinga senz’altro ogni effetto emotivo: in realtà le emozioni cui esso tende sono emozioni non oscure che non si alimentano alle sorgenti dell’irrazionale e che nulla hanno a che fare con l’ebbrezza”.
Brecht conosce bene ed a più riprese segue l'indicazione del Marx “filosofo” che nella  “introduzione del 57” afferma che “per comprendere la storia occorre fare l'autocritica del presente”.
Se si citano pensatori e personaggi storici come Nietzsche, Heidegger, Bakunin tutti “filosofi” chiaramente ostili alla dialettica, e non casualmente e  si ignora proprio il Marx “filosofo della dialettica materialistica”. Allora dal teatro alla politica le “ concezioni filosofiche irrazionali” producono solo teorie devastanti ed cervellotiche come quelle “negriane” e similari.
A Margine occorre anche precisare che se  è vero che la posizione critica di Brecht verso l'URSS era nota e di alto spessore, comunque il drammaturgo tedesco non potrà mai essere assimilabile alla banalità ed ai luoghi comuni degli “antistalinisti” di maniera.
Vale infine la pena di ricordare che per tutti i “teorici ed artefici di rivoluzioni” da Marx a Gramsci, la rivoluzione non è un “sogno” ma una pratica attiva. E dato che  la“rivoluzione non è pranzo di gala” ma rottura dolorosa e tragedia storica, allora i Robespierre, i Lenin e gli Stalin come Mao e Che Guevara ed altri ne sono stati materialisticamente soggetti storicamente “determinanti” e necessari.   
Qui sotto l'articolo L’Amleto napoletano e hip hop di Davide Iodice di Vincenzo Morvillo
http://contropiano.org/news/cultura-news/2017/02/17/lamleto-napoletano-hip-hop-davide-iodice-089015

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