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La Dynamo Dora Rugby non “gioca” con la Nato. Lo sport non è neutrale

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Pubblichiamo il comunicato della squadra di rugby popolare torinese Dynamo Dora Rugby, a seguito di un episodio che sta scatenando in queste ore un forte dibattito sui social network concentrato sulla politica nello sport.

L'episodio in questione è il rifiuto da parte della squadra di ammettere alla “Festa del rugby popolare”, che si terrà il 2 e il 3 Giugno a Torino,  la squadra femminile della base NATO di Sigonella.

Un gesto che ai nostri giorni è sempre piú raro e per questo risulta un gesto importante, un gesto che deve dare da pensare ai tanti figli della retorica dello sport come terreno neutro dove la società rimane al di fuori che si stanno sbizzarrendo, in maniera tutt'altro che disinteressata, ad attaccare pubblicamente la squadra per questa scelta forte.

Lo sport nella storia non è mai stato terreno neutro, ma più volte lo specchio dei conflitti della società. Non bisogna dimenticare l'utilizzo retorico che ne fecero fascismo e nazismo come strumento “apolitico” di propaganda e reclutamento, così come l'eterno scontro nelle competizioni mondiali tra USA e URSS,  o come le tante scelte forti che molti atleti fecero nella storia, salgono ancora i brividi a vedere i pugni chiusi per di Tommie Smith e John Carlo alla fine della gara dei 200 metri per denunciare la discriminazione razziale degli afroamericani.

Viviamo in un momento di escalation militare a livello globale, che vede ogni giorno morire centinaia di persone nei teatri di guerra del mediterraneo  creati ad arte negli ultimi 20 anni dalle potenze imperialiste organizzate nella NATO, ricordiamoci la Libia,l'Iraq, l'Afganistan, la Siria..

Sigonella è una base strategica e fondamentale per queste operazioni, i militari americani li presenti sono i responsabili materiali di quelle morti, scegliere di non condividere lo stesso campo da gioco vuol dire non girarsi dall'altra parte rispetto alle responsabilità dei giocatori militari Nato di Sigonella, vuol dire rivendicare che lo sport popolare antirazzista, antifascista e antisessista può essere condiviso solo tra chi lavora per unire i popoli, non per bombardarli.

Questo importante gesto, in controtendenza rispetto ad una società sempre più supina e indifferente all'orrore della guerra, un gesto “Partigiano”, come scritto nel comunicato, da cui trarre esempio.

Non resta che invitare le tante persone solidali a partecipare alla Festa del Rugby Popolare organizzato dalla Dynamo il 2 e il 3 Giugno.

Grazie Dynamo Dora Rubgy, avanti così!

Qui di seguito il comunicato stampa:

Negli ultimi giorni ci siamo trovati al centro di un’aspra polemica legata alla nostra Festa del Rugby Popolare. Pochi giorni fa abbiamo infatti ricevuto la richiesta di una squadra femminile, la Sigonella Hoplite Rugby Club, che ci chiedeva di poter partecipare al torneo da noi organizzato. Incuriositi dal nome insolito, è stato facile scoprire che si trattava di una rappresentanza sportiva della base militare Nato di Sigonella, in Sicilia. Non abbiamo avuto alcun dubbio nel rispondere e abbiamo ribadito con poche frasi, scanzonate ma decise, l’incompatibilità dell’evento con soldati, militari e guerrafondai di ogni genere.
Sigonella è una tra le più importanti basi aeronautiche Nato, in Italia e nel Mediterraneo, che militarizza da sessant’anni un territorio a discapito della popolazione locale ed è coinvolta con un ruolo di primo piano nello sviluppo del progetto MUOS. Quest’ultimo consiste nella costruzione di un sistema di telecomunicazioni satellitari e radar che serve ad orientare gli aerei militari, ha un gravissimo impatto ambientale ed è gestito dal dipartimento della difesa statunitense. Storicamente la popolazione siciliana si è sempre opposta a questa presenza coatta con mobilitazioni popolari, non ultimo il Comitato No Muos. Le più recenti notizie riguardano la concessione della base per l’utilizzo di droni e aerei spia che serviranno in missioni di guerra.
Come Dynamo Dora Rugby abbiamo sempre sostenuto le lotte popolari. Abbiamo deciso di farlo partecipando a tornei, iniziative ed eventi legati ai valori che ci rispecchiano: l’antifascismo, l’antirazzismo e l’antisessismo. Crediamo da sempre nei principi dell’autorganizzazione e della solidarietà, siamo al fianco delle lotte contro le ingiustizie sociali e appoggiamo fermamente il movimento contro l’alta velocità in Valsusa. Questi valori si concretizzano nella nostra idea di sport, che non vogliamo neutrale né indifferente, ma partigiano, radicato nella nostra idea di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Condividiamo questa prospettiva con una rete di realtà, squadre e palestre con cui tentiamo di dare corpo ogni giorno ad un’idea di sport differente.
Questo è il retroterra che ha motivato un rifiuto per noi ovvio, il quale ha suscitato sui social una canea che non ci aspettavamo. "Il rugby non divide, unisce sempre", "lo sport è al di sopra delle questioni politiche", questo è il tema ricorrente nei commenti di chi non ha condiviso la nostra scelta di escludere la partecipazione delle "sigonelle": la squadra di rugby femminile della base Nato siciliana. Precisiamo: non abbiamo impedito a delle "ragazze come tutte le altre" di partecipare e rinnoviamo l’invito a chiunque, quale che sia la sua nazionalità. Abbiamo invece impedito la partecipazione di un gruppo militare, a cui rinnoviamo il nostro invito a lasciare il pianeta, in piena coerenza con l' antimilitarismo che ci definisce. Se le soldatesse volessero rinunciare al loro incarico e rinnegare il loro mandato, saremmo incondizionatamente disponibili ad accoglierle festanti, abbracciarle e condividere il nostro barbecue e un bel momento di sport. Dubitiamo tuttavia che possa accadere… e allora ci spiace, ma non basta togliersi la divisa e infilarsi una maglietta da rugby per far finta di essere "solo delle ragazze che giocano a rugby". Perché lo sport unisce, ma non può essere indifferente. Indifferente per esempio rispetto alla funzione della base di Sigonella. Troppo spesso si sente parlare a vanvera di una presunta neutralità del rugby, ci viene imposta la narrazione di uno sport specchio di una società priva di conflitti, in cui bisogna includere tutto e tutti, ma non la politica. Il nostro criterio invece è quello di unire attraverso contenuti forti, di viverli giornalmente negli spogliatoi, in campo e in città, anteponendoli anche alla competizione e al successo agonistico. Per due interi giorni la nostra pagina facebook è stata sistematicamente bombardata da critiche, insulti e attacchi verbali.
Ci teniamo innanzitutto a precisare che le dichiarazioni fatte non provengono dalla bocca del nostro allenatore ma da una squadra tutta, che ha deciso di organizzarsi orizzontalmente senza scale gerarchiche
Soffermiamoci un istante ad analizzare il tenore e la provenienza di questi commenti. Se ci sono stati alcuni rilievi genuini alla forma del nostro rifiuto, siamo stati perlopiù sommersi da invettive di chiara provenienza: insulti omofobi scritti in inglese da soldati delle basi, post infuriati di poliziotti mossi da spirito corporativo, messaggi privati che inneggiano al duce e candidati locali della lega nord che si proclamano candidamente nazionalsocialisti. Dulcis in fundo ci siamo imbattuti in un articolo di “alto giornalismo” contro l’intolleranza nel rugby, che paragona l’accaduto a un precedente episodio accaduto a Roma qualche anno fa, quando a un militante neofascista è stato impedito l’ingresso nel campo dell’ex Cinodromo occupato per disputare una partita. L’aspetto divertente è che l’autore dell’articolo in questione sia lo stesso fascista coinvolto nella vicenda, ed è inutile dire che ci riconosciamo nel gesto esemplare dei fratelli e delle sorelle degli All Reds, perché di certi rifiuti e certe scelte facciamo una bandiera.Rivendichiamo insomma pienamente i motivi della nostra decisione e rilanciamo questo comunicato, con cui abbiamo voluto prendere parola e chiarire la nostra posizione, invitando tutte le realtà rugbistiche a noi affini, ma più in generale il mondo dello sport popolare, partigiano e solidale, a condividerlo e a sostenerci.
È in questo spirito che chi vorrà condividere con noi due giornate di rugby e di festa è il benvenuto, il 2 e 3 giugno al Motovelodromo di Corso Casale.

Vivo, sono partigiano. Per questo odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Le giocatrici e i giocatori della Dynamo Dora Rugby

https://www.facebook.com/dynamodorarugby/posts/1524378910966597

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

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1 Commento


  • Fabio

    Grandissimi! Bravi! 

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