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Egitto. Piazza Tahrir si mobilita di nuovo

I giovani egiziani, che dall’8 luglio continuano a presidiare piazza Tahrir per chiedere processi rapidi e pubblici, veri cambiamenti e l’allontanamento di tutti gli esponenti del regime edi Mubarak ancora presenti ai vertici del paese, hanno, in larga parte, bocciato il rimpasto avvenuto nel governo egiziano (ancora sotto “tutela” della giunta militare) e già hanno convocato per oggi una nuova mega-manifestazione definita il “venerdì della decisione”. Fra le principali critiche rivolte alla nuova compagine governativa quella di non avere proceduto alla sostituzione del ministro degli Interno, Mansour el Essawi, e della Giustizia, Abdel Aziz el Guindi, entrambi ritenuti responsabili della lentezza della giustizia nei confronti degli accusati delle violenze contro i manifestanti durante la rivoluzione di gennaio. Il nuovo governo egiziano si sta orientando a revocare lo stato d’emergenza «il più presto possibile». Lo ha affermato il premier egiziano Essam Sharaf in un intervento trasmesso dalla prima rete pubblica della tv, qualche ora dopo il giuramento del suo nuovo governo. La richiesta della revoca dello stato d’emergenza, in vigore in Egitto da oltre 30 anni, dopo l’assassinio di Anwar Sadat, è sempre stata una delle richieste più pressanti della piazza. Nel nuovo esecutivo ci sono quattordici nuovi ministri su ventisette, fra i quali il ministro degli esteri, delle finanze, e del commercio internazionale. Il nuovo governo, nominato per cercare di placare la piazza e la rabbia popolare per la lentezza del cambiamento, on indica affatto una transizione molto chiara. Proprio mercoledi la giunta militare aveva annunciato l’adozione delle leggi elettorali per il voto legislativo in autunno. Si terrà in tre tappe, i preparativi cominceranno a settembre, ma le date precise ancora non ci sono.

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