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Libia. Battaglia durissima a Bani Walid e Sirte

E come sempre accade quando si usano questo mezzi, la percentuale dei civili colpiti è sempre enormemente superiore a quella dei militari. Le notizie dalle due città sono molto frammentarie, ma appare fin d’ora chiaro che non si trata di una situazione diversa da quella di Misurata. Solo a parti invertite. Se sono “i buoni” a fare strage di civili, quelli non sono “vittime innocenti”, ma “effetti collaterali”.

 

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da Rainews24

Chi si aspettava a Bani Walid e Sirte un attacco fulmineo e travolgente come quello che ha portato le forze del Cnt nella ‘casa’ di Muammar Gheddafi a Tripoli rimarra’ deluso: i reparti che dovevano archiviare la pratica piu’ semplice sulla carta, conquistando la roccaforte dei fedelissimi del rais nella cittadina in pieno deserto a sud di Misurata, hanno invece incontrato una forte resistenza, con un certo numero di vittime.

Neanche i raid della Nato, che oggi ha colpito piu’ volte, hanno domato i soldati del rais, che per tutta risposta hanno fatto piovere sulle postazioni avanzate dei ribelli missili Grad e colpi di artiglieria. Micidiali i cecchini, in agguato sulle colline desertiche in questo pezzo orientale del Jebel Nafusa, l’altopiano che rievoca paesaggi western e guerre indiane piuttosto che guerre civili.

Stessa situazione a Sirte, dove gli insorti restano ad alcune decine chilometri dalla citta’ natale di Muammar Gheddafi e dove la resistenza dei lealisti e’ stata strenua. Il rais continua ad essere uccel di bosco e dalla Guinea Bissau il premier Carlos Gomes Junior fa sapere che sarebbe pronto ad accoglierlo “a braccia aperte”. Oggi si e’ appreso che un altro convoglio di una decina di veicoli con a bordo persone vicine al colonnello e’ giunto ad Agadez, nel nord del Niger. Chissa’ se si tratta di defezioni o di fedelissimi che il rais invia in avanscoperta per preparare una sua possibile fuga.

A Bani Walid l’atmosfera nel principale campo di raccordo dei ribelli era tesa sin dal primo mattino: oltre ai soldati del rais hanno avuto a che fare con una carovana di giornalisti, fotografi e cameraman stranieri e locali, tutti a caccia dell’immagine simbolo di questa battaglia, forse l’ultima se le cose andranno come prevedono gli insorti.

Caduto questo piccolo centro, dove sarebbero asserragliati almeno 800 uomini del rais (3.000 secondo altre fonti non verificabili) la battaglia per Sirte sarebbe piu’ facile e l’ulteriore invito alla resa offerto oggi da Mustafa Abdul Jalil, il presidente del Cnt, potrebbe trovare un seguito anche qui, dove molti abitanti e tribu’ si dicono pronti a gettare le armi e firmare la pace.

“La decisione spetta ora ai comandanti sul campo”, e’ stato il monito di Jalil, oggi in visita per la prima volta a Misurata, citta’ ‘martire’ e simbolo della rivolta iniziata nel febbraio scorso, alla scadenza dell’ultimatum che, ha assicurato, “non verra’ prorogato”.

Dopo la luce verde del Cnt, il Consiglio militare di Misurata sta ora decidendo il da farsi: qui ci sono almeno 15.000 combattenti pronti a dare battaglia e con una gran voglia di vendicarsi per l’orrore patito in settimane di assedio, che ha trasformato la terza citta’ del Paese in una vera e propria Stalingrado di cui restano ancora oggi i segni. Ma i soldati di Misurata pensano a Sirte, piuttosto che a Bani Walid.

E nella roccaforte gheddafiana sull’altopiano altri ‘rivoluzionari’ aspettano e mugugnano: tra i Thuwar si contano gia’ tre morti e nove feriti in meno di 24 ore, da quando un gruppo di ribelli ha iniziato gli scontri in citta’, la gran parte colpiti da schegge dei missili Grad. “Escludiamo che i combattenti di Misurata possano unirsi a noi – spiega il colonnello Abdullah Hussein – E’ vero che i combattimenti sono ostici perche’ i gheddafiani non hanno postazioni fisse, quindi avanziamo lentamente, combattendo casa per casa. Anche ora ci sono delle sparatorie in citta’”. “Non credo pero’ – aggiunge – che si possa parlare di resistenza, ma solo di disperati”.

Al check-point, accanto ad una struttura adibita alla produzione di mangimi mentre il sole tramonta tra le dune sfrecciano ancora le ambulanze con altri feriti: i ribelli, in massima parte arrivati da Tripoli e dalle citta’ nei dintorni per dare sostegno ai compagni di Bani Walid, diventano nervosi, se la prendono con i giornalisti, con i quali per tutto il giorno hanno usato il pugno di ferro, anche sparando in aria raffiche di Ak-47 per far rispettare i limiti entro i quali si poteva muoversi. “Qui la gente muore, la finite di fare domande?”, sbotta uno, prima di mettersi in posa per una foto.

A Tripoli, il Cnt sta consolidando la sua presa sulle leve del potere. Dopo la visita a Misurata, nella capitale e’ arrivato Jalil e il ministro del petrolio del Cnt, Ali Tarhouni, ha annunciato che la produzione del greggio riprendera’ tra pochi giorni, precisando che con le compagnie straniere non sono stati ne’ saranno firmati contratti prima delle elezioni. E il Fondo monetario internazionale (Fmi) intanto ha riconosciuto il Cnt come “il nuovo governo della Libia”.

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