Menu

Iran: gli USA fremono. In preparazione bombe antibunker

Non passa giorno senza che gli Stati Uniti – e Israele – lancino minacce di aggressione militare contro Teheran. Nei giorni scorsi le agenzie internazionali hanno opportunamente diffuso l’accusa seconda la quale “alle stragi di civili operate in Siria dal regime di Assad starebbe collaborando anche il governo iraniano”. E oggi è Leon Panetta a lanciare nuove accuse direttamente da Washington: “Gli iraniani potrebbero essere in grado di mettere a punto un ordigno nucleare entro 12 mesi”. Dice il segretario USA alla Difesa in un’intervista a CBS News. «È opinione generale che se decidessero di farlo, impiegherebbero probabilmente circa un anno per riuscire a produrre una bomba e poi forse uno o due per installarla su un vettore di qualche tipo». Una dichiarazione che in realtà lascia intendere quanto Teheran sia lontana dal possedere tecnologia nucleare a scopi militari. Ma Panetta insiste: «Gli Stati Uniti non vogliono che l’Iran sviluppi una bomba nucleare. Per noi si tratta di un limite che non deve essere superato, e lo stesso è ovviamente per gli israeliani e quindi condividiamo un obiettivo comune». Se non si fosse capito che Washington prepara la guerra Panetta parla chiaro: “Gli Stati Uniti adotterebbero qualunque misura necessaria per fermare l’Iran nel caso in cui ricevessero informazioni di intelligence secondo cui l’Iran starebbe procedendo in questa direzione. Nessuna opzione è esclusa». 

Ed infatti all’embargo alle istituzioni, alle banche e alle esportazioni petrolifere di Teheran – e ai continui attentati e sabotaggi contro scienziati e installazioni iraniane – Washington affianca anche i preparativi militari su grande scala. Di questi giorni l’indiscrezione, pubblicata dal  Wall Street Journal il 28 gennaio, che il Pentagono starebbe tentando di produrre una “super-bomba” in grado di distruggere le installazioni sotterranee non solo dell’Iran, ma anche della corea del Nord. Un megaordigno che i giornali hanno già ribattezzato “superbomba antibunker” o “bunker buster”. Gli USA possiedono già armi dirette a distruggere installazioni nel sottosuolo – la Massive ordinance penetrator (Mop) del peso di 15 tonnellate – ma non sarebbero abbastanza potenti da spazzare via i bunker iraniani. E quindi il Pentagono ora batte cassa al governo: per potenziare il Mop servirebbero circa 82 milioni di dollari, da aggiungere ai già previsti 330 milioni. Ma al Pentagono c’è già chi prospetta una scelta ancora più radicale: se le bombe antibunker non dovessero bastare si dovrebbe/potrebbe far ricorso ad armi nucleari di tipo tattico… Intanto però il nuovo ordigno antibunker potrebbe tornare assai utile agli Israeliani nel caso in cui volessero sperimentarlo contro il sistema di blindatissimi ed efficaci tunnel che il movimento di resistenza Hezbollah ha realizzato per chilometri nel sottosuolo del sud del Libano. La Boeing, che ha avuto l’appalto per la realizzazione del nuovo ordigno, ringrazia. Nel frattempo il Pentagono avrebbe deciso di rafforzare la propria presenza militare nel Golfo Persico, dove da tempo ha già mandato le sue portaerei a tentare di intimidire Teheran. L’Us Central Command, competente per il Medio Oriente e l’Asia minore, vorrebbe installare una nave ammiraglia in zona. Il rafforzamento della presenza militare USA nel Golfo Persico contro l’Iran e la militarizzazione dell’Oceano Pacifico contro Cina e Russia saranno però un bel grattacapo per l’amministrazione Obama, che ha affermato di voler tagliare le spese del settore militare di quasi 480 miliardi di dollari nei prossimi decenni.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *