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Una lunga agonia. La Grecia verso la resa

La firma del memorandum annunciata in pompa magna per ieri e poi spostata ad oggi è slittata ancora nel corso della giornata. La riunione tra Papademos e i tre partiti che lo sostengono è iniziata in serata, e mentre scriviamo è ancora in corso. Le resistenze maggiori ad accettare così com’è il documento scritto dalla troika vengono dai partiti di centrodestra ed estrema destra. Nei sondaggi sono in buona posizione rispetto al tracollo annunciato, in eventuali elezioni, dei socialisti. E quindi non vogliono dare ai greci l’impressione di ubbidire senza colpo ferire ai diktat di Bruxelles e Francoforte.
Laos e Nea Dimokratia non vogliono prendersi troppe responsabilità nel nuovo enorme piano lacrime e sangue scritto nero su bianco, e cercano di strappare qualcosa da potersi rivendere all’opinione pubblica. Qualche giorno fa ad esempio Samaras, segretario di ND, aveva trionfalmente annunciato che grazie alla sua ferma opposizione non era passata la cancellazione totale delle tredicesime e delle quattordicesime richiesta dalla troika. Ma la pressione dei poteri forti nei confronti dei partiti e dei parlamentari che sostengono Papademos è enorme, e prendersi la responsabilità di far saltare il tavolo potrebbe essere altrettanto suicida. E così la farsa delle trattative sul testo presentato dalla troika si è prolungata più del previsto, e probabilmente il risultato finale arriverà durante la notte. Intanto le agenzie battono alcune anticipazioni, non è dato sapere quanto attendibili: l’agenzia Bloomberg ad esempio parla di un taglio della spesa farmaceutica dall’1,5-2% del Pil, e ancora di privatizzazioni massicce per un ammontare complessivo di 50 miliardi di euro. Il governo greco punterebbe a vendere le proprie quote possedute in sei società: la Hellenic Petroleum, Athens Water & Sewage, Thessaloniki Water & Sewage; le due società del gas Depa e Desfa e la società autostradale Egnatia Odos. E poi il già annunciato taglio dei salari del 20%.
Mentre la riunione tra il premier e i segretari dei tre partiti della sua maggioranza era appena iniziata, il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker convocava per domani alle 18 una riunione dei ministri economici dei paesi che adottano la moneta unica. L’Eurogruppo servirà a finalizzare l’accordo che sarà raggiunto in Grecia – e quindi la mossa di Juncker rappresenta una ulteriore misura di pressing nei confronti di Atene – e a dare il via libera ai nuovi aiuti da 130 miliardi di euro. Aiuti che ai greci costeranno cari. Carissimi. 

Sulla cronaca della giornata di oggi riportiamo un interessante aggiornamento di Margherita Dean, da Atene, per il sito Eilmensile.it


Condizionale greco

I giorni convulsi di Atene, quelli delle trattative per una causa che, in realtà, pare persa di partenza, starebbero volgendo alla fine ma il condizionale è d’obbligo. In ballo sono sempre loro, quei – tanti, 130 – miliardi del secondo prestito delle istituzioni internazionali, di cui la Grecia ha bisogno entro marzo. Le condizioni per l’erogazione dell’aiuto economico sono, a oggi, due: l’accordo con i creditori privati del Paese circa la riduzione (del 60 – 70 per cento, contro il 50 per cento inizialmente previsto) del debito greco (Private Sector Involvement, PSI+) e la definizione delle misure che accompagneranno il prestito.

È di oggi la notizia che il patto sul PSI+ sarebbe, finalmente, definito, dopo che per tre mesi ha tenuto occupato il Ministro delle Finanze, il Primo Ministro e l’Istituto internazionale di finanza (IIF), rappresentante delle banche creditrici della Grecia. Lunedì prossimo o, al più tardi il 15 febbraio, dovrebbe esserci l’invito di scambio ufficiale, mentre non è ancora noto quale sarà il tasso di interesse dei nuovi titoli. Quanto alla Bce, il Wall Street Journal sostiene che anche la banca di Francoforte aderirà al programma di riduzione volontario, mentre non si sa ancora nulla circa la partecipazione dei fondi pensionistici greci esposti, per altro, con titoli che rappresentano il 25 per cento del loro patrimonio.
Nonostante le trattative sul PSI+ siano state difficoltose, febbrili e forse anche potenzialmente rischiose per i destini ellenici, il vero problema – e il vero terreno minato – per il Paese sono le trattative con la cosiddetta troika di Fmi, Bce e Ue, che si sono rivelate quasi impossibili.

Essendo che un accordo con la troika è indispensabile, sia per ottenere il prestito, che per procedere all’attuazione del PSI+, due sono i fatti che hanno reso le ultime settimane drammatiche e snervanti. Da una parte, l’indurimento delle istituzioni europee spazientite da una Grecia considerata incapace ad attuare le riforme necessarie e dall’altra, il peso immane delle misure che il governo greco è chiamato a imporre, in cambio dei 130 miliardi di euro.
Tra queste, spiccano tagli alle pensioni, sia integrative che principali, per una media del 15 per cento, la sottrazione di un miliardo alla Sanità per spese farmaceutiche e di 400 milioni di euro alla Difesa per l’acquisto di armamenti, il licenziamento, entro la fine del 2012, di 15mila statali, tra cui insegnanti delle scuole pubbliche a contratto e riduzioni salariali del 20 o anche 22 per cento.
Ieri, l’istituto del lavoro greco INE-Ghessee ha cominciato a quantificare il costo dei tagli salariali, sottolineando che circa 2,2 miliardi verranno a mancare alle casse di previdenza e pensioni qualora sia, infine, imposta una riduzione degli stipendi pari al 20 per cento.

Si aggiunga che, con un 30 per cento di lavoro nero, una disoccupazione del 18 per cento e 11 miliardi di debiti delle imprese in crisi nei confronti dei fondi, questi già registrano un passivo di 25,5 miliardi.
Quanto alla realtà salariale che deriverà dalle riduzioni, se oggi lo stipendio di base, in Grecia, è di 751 euro al mese lordi (597 euro netti), una riduzione del 20 per cento significherà uno stipendio di 600 euro lordi (480 euro netti).
Ovvio, poi, che le riduzioni andranno a toccare pure chi già lavora ma anche i disoccupati, poiché l’indennità di disoccupazione scenderà ai 370 euro mensili.

In tutto questo, i leader dei partiti politici che sostengono il governo di Loukàs Papadimos, questa mattina hanno ricevuto il testo (di 50 pagine) dell’accordo con la troika e in queste ore incontrano il Primo Ministro per dare il loro assenso al pacchetto di misure. Un assenso necessario alla votazione in Parlamento dell’accordo, che dovrebbe essere programmata d’urgenza per domenica 12. Infine, domani e salvo imprevisti, è programmato l’Eurogruppo che si occuperà della Grecia.

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1 Commento


  • Un greco

    Le trattative sono, da una parte una farsa per salvare la faccia di fronte al popolo greco (se questo e’ ancora possibile, visto il crollo nei sondaggi di tutti i partiti che sostengono il governo, del rappresentante degli interessi bancari internazionali, di Papademos), e dall’altra hanno ha che fare con la ricerca della modalita’ con cui avverra’ il salvataggio delle banche greche, ovviamente a carico della finanza dello stato e dei fondi pensione. Ecco perche’ tanta insistenza sul taglio delle (gia’ bassissime) pensioni dei greci. Pertanto il governo greco ed i partiti che lo sostengono hanno gia’ preso la loro decisione che e’ appunto il pieno accordo con tutte le richieste della troica (FMI, BCE, UE) riferenti alle cosidette “riforme” (a proposito, il termine riforma e’ una parola brutta per il caso greco, una parola degna della lingua eufemistica, molto cara alla propaganda dei media istituzionali … ). Una prova semplice per cio’ e’ il fatto che il governo greco non richiede neanche il tempo minimo per tradurre in greco in modo corretto i documenti spediti dalla troica. Per di piu’ sono state presentate varie traduzioni (magari abbellite) dei testi dei negoziati che sono altro che conformi all’originale … Alla fine si vogliono usare tutte le armi per fregare il popolo greco anche le forme piu’ banali della frode. I sindacati del partito comunista nonche’ quelli indipendenti della sinistra extraparlamentare hanno annunciato delle manifestazioni in tutte le grandi citta’ greche da domani. Hanno chiesto, inoltre, ai sindacati nazionali che purtroppo sono controllati da burocrazie sottomesse al partito socialista e al partito di destra di indire lo sciopero generale da domani e fino alla firma degli accordi.

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