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“Morte a Obama”. Studenti afghani in piazza

Non si placano in Afghanistan la rabbia e lo sconcerto per la strage di domenica in due villaggi nella regione di Kandahar dove – è la versione ufficiale – un soldato USA colto da un raptus, avrebbe assassinato 16 civili. Una versione che non sta in piedi e che è stata smentita da testimoni e analisti. Ma che Washington ribadisce, nel tentativo di placare gli animi ed evitare che quanto accaduto generi un’ondata di odio nei confronti delle sue truppe e consegni l’opinione pubblica afghana nelle mani dei talebani. Il sottufficiale statunitense “sospettato” di essere l’autore della strage potrebbe incorrere nella pena di morte se fosse condannato dalla giustizia militare degli Stati Uniti, ha detto ieri sera il segretario alla Difesa Leon Panetta. Una frase ad effetto che fa però a cazzotti con l’esperienza reale: i soldati autori di stragi e torture nei teatri di guerra in cui in questi anni sono state impegnate truppe di Washington hanno sempre goduto della più ampia impunità, se non in pochissimi casi.

E gli afghani lo sanno. Oggi parecchie centinaia di studenti sono scesi in piazza a manifestare contro l’occupazione straniera a Jalalabad, capitale della provincia orientale di Nangarhar, al grido di ‘Morte all’America’ e ‘Morte a Obama’.

Le autorità fantoccio di Kabul tentano di salvare il salvabile a forza di dichiarazioni rassicuranti nei confronti della propria popolazione e bellicose nei confronti dei comandi Nato. Il Parlamento afghano ha chiesto un processo in Afghanistan per «i responsabili» del massacro di civili. ”La Wolesi Jirga (la camera bassa del Parlamento afghano) condanna questo atto brutale e disumano commesso da soldati statunitensi” è scritto in una nota diffusa ieri che poi prosegue: ”È finita la pazienza degli afghani per le imprudenze commesse dalle truppe straniere”.

Ma oggi la delegazione nominata dal presidente afghano per indagare sulla strage di Kandahar è finita nel mirino degli insorti mentre si trovava nel distretto dove domenica 16 donne, anziani e bambini sono stati massacrati da un gruppo di militari. Nell’area si sono registrati aspri combattimenti tra i militari di scorta agli ispettori e gruppi di guerriglieri talebani. Della delegazione giunta nel distretto di Panjwai farebbero parte il capo di Stato Maggiore dell’Esercito afghano, il governatore di Kandahar, il capo della polizia locale, due fratelli di Karzai e il ministro per gli Affari tribali, che è anche l’inviato speciale del governo per l’Afghanistan meridionale.

Intanto un sondaggio rivela per l’ennesima volta che le opinioni pubbliche dei paesi impegnati nell’occupazione dell’Afghanistan rimangono fermamente contrarie. Più di tre quarti dei britannici ritiene che la guerra in Afghanistan non possa essere vinta e il 55% pensa che le truppe di Sua Maestà vadano immediatamente ritirate. E’ quanto dice un sondaggio dell’istituto ComRes, pubblicato mentre il primo ministro David Cameron si appresta a partire per Washington per colloqui con il presidente Barack Obama che vedono l’Afghanistan in cima all’agenda. Secondo il rilevamento, il 73% dei britannici pensa che la guerra non possa essere vinta, contro il 60% che ne era convinto l’anno scorso.

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