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Turchia: arresti di massa contro avvocati e musicisti di sinistra

Incredibile serie di arresti, in Turchia, negli ultimi giorni. Nel silenzio complice dei media internazionali, gli stessi che ripetono a pappagallo la versione turca degli omicidi di Parigi come il frutto di una ‘faida interna al Pkk”.

Nell’ultima settimana sono state ben 94 le persone arrestate dalla polizia di Erdogan nelle principali città della Turchia, più della metà nella città più progressista del paese, Istanbul.
Nel mirino soprattutto attivisti per i diritti umani, sindacalisti, esponenti politici dell’opposizione marxista e addirittura i membri di una nota band, già pesantemente presa di mira in passato.

Gli ultimi ad essere arrestati sono stati nove avvocati, fra cui il presidente dell’associazione degli avvocati progressisti (Chd) Selcuk Kozagacli. Tutti accusati di far parte o di sostenere, con la propria attività, una organizzazione di estrema sinistra, il Dhkp/C, messa fuori legge dal governo islamista. L’Associazione degli Avvocati Progressisti è attiva soprattutto nella difesa degli attivisti curdi e di quelli delle organizzazioni turche di sinistra perseguitati dagli apparati di sicurezza del regime turco. Amnesty International ha denunciato in una nota che i poliziotti non solo hanno perquisito decine di abitazioni dei legali aderenti all’associazione, ma anche la sede del Chd e quella del Servizio Legale Popolare di Istanbul senza che vi fosse la presenza di un rappresentante nè della Procura nè tantomeno del collegio degli avvocati della città, come pure prescrive la legge.

Ma il grosso della retata era avvenuto venerdì scorso, quando la procura anti-terrorismo ha fatto arrestare 85 persone. I raid sono scattati contemporaneamente ad Istanbul, Ankara, Smirne ed altre quattro città. Anche in quel caso in manette erano finiti 15 avvocati aderenti ad associazioni progressiste e un gran numero di insegnanti e studenti universitari, alcuni di questi accusati di programmare un non meglio precisato “attacco alle istituzioni dello stato”.
Sono stati arrestati anche alcuni giornalisti del settimanale di sinistra Yuruvus e attivisti dell’associazione dei familiari dei prigionieri politici Tayad e di alcuni centri culturali. Il dettaglio delle accuse nei confronti delle persone detenute non è stato reso noto neanche ai loro avvocati difensori, dopo l’arresto, in quanto sull’operazione la magistratura ha apposto il “segreto”.

Anche cinque componenti di una band musicale nota in tutto il mondo, il Grup Yorum, sono finiti in cella: Selma Atin, Dilan Balci, Ali Araci, Inan Altin e Caner Bozkurt.
Anch’essi accusati di sostenere il Fronte popolare rivoluzionario di liberazione (Dhkp/C), organizzazione marxista attiva dal 1978 e considerata di natura terroristica anche da Stati Uniti e Unione Europea, e che secondo Ankara sarebbe responsabile di un attentato contro un poliziotto turco nel settembre scorso. Non è un segreto che il Grup Yorum sia inviso alle autorità turche, che già si erano manifestate nel settembre scorso quando due musiciste furono arrestate, insieme ad altri 25 attivisti accusati anche in quel caso di sostenere il Dhkp/c, e torturate. Il Grup Yorum attraverso le sue canzoni e i suoi concerti da sempre denuncia la violazione dei diritti umani e la persecuzione delle organizzazioni e degli intellettuali progressisti da parte del regime turco. Negli ultimi mesi i suoi componenti aveva partecipato alla realizzazione di un documentario sulle inumane celle di isolamento – le cosiddette “F type” – dove vengono rinchiusi gli oppositori politici, ed aveva in programma vari concerti in Germania, oltre che un enorme concerto previsto a Istanbul per il 15 di aprile alla quale si prevedeva che dovessero partecipare almeno 500 mila persone. Un’occasione di denuncia delle malefatte del regime di Erdogan che i suoi servizi di sicurezza hanno voluto stroncare con gli arresti di tutta la band.

Immediata la reazione alla retata, in particolare da parte del partito curdo Bdp e dei colleghi dei legali arrestati. A Istanbul un gruppo di avvocati ha manifestato davanti al Palazzo di Giustizia brandendo cartelloni con la scritta “Liberate i nostri colleghi” ma ha dovuto fare i conti con la polizia che li ha sgomberati in malo modo. Una manifestazione di solidarietà con le vittime dell’operazione si è svolta anche a Smirne, mentre una condanna non scontata nei confronti degli arresti indiscriminati è venuta dal partito socialdemocratico Chp. 

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1 Commento


  • Mic

    Qualcuno avverta le sbomballate popstar occidentali, quelle che qualche mese fa sono salite sulle barricate mediatiche per le farlocchissime pussy riot… Magari si mobilitano anche per il Grup Yorum. O magari no.

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