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Caccia israeliani bombardano in Siria

Il governo di Damasco ha confermato la grave notizia riferita da alcune fonti diplomatiche occidentali all’agenzia di stampa britannica Reuters nella giornata di ieri che parlavano di un attacco compiuto la scorsa notte dai caccia di Israele sul confine tra Libano e Siria. Ma l’obiettivo del bombardamento sarebbe stato, secondo Tel Aviv, non un convoglio di armi diretto in apparenza al movimento di resistenza libanese Hezbollah (come detto in un primo tempo) bensì un centro ricerca militare situato ad una quindicina di km da Damasco.
Secondo alcuni rappresentanti dei servizi di sicurezza di Beirut si sarebbe trattato di un raid in grande stile, con almeno 12 caccia con la Stella di David entrati nello spazio aereo libanese – e poi siriano – in tre ondate successive.
Maggiori informazioni sono state diffuse nelle ultime ore dalle autorità di Damasco, secondo le quali due persone sono mort e altre cinque sono rimaste ferrite durante il bombardamento del centro ricerche di Jamraya, alla periferia della capitale siriana. “I caccia israeliani hanno violato il nostro spazio aereo ed hanno condotto un bombardamento diretto sul centro ricerche”, spiega una nota diffusa ieri sera dall’esercito siriano. “L’attacco è stato condotto dopo tutta una serie di tentativi da parte dei terroristi di conquistare il sito nei mesi passati. Questo assalto, prosegue la nota, allunga la lista degli atti di aggressione ed i crimini di Israele ai danni degli arabi e dei musulmani”. Secondo la spiegazione dell’esercito siriano, l’intero edificio è stato distrutto ed i danni materiali causati dal bombardamento sono ingenti. Ieri il capo dell’aviazione israeliana, il generale Amir Eshel, aveva nuovamente lanciato un evidentemente strumentale allarme sulla presunta minaccia rappresentata dall’arsenale siriano mentre il regime di Bashar Assad starebbe precipitando nel caos. «Non possiamo permetterci di aspettare che scoppi una guerra» aveva affermato Eshel, lasciando intendere che Israele non attenderà che Hezbollah entri in possesso di armi più sofisticate, non necessariamente chimiche

Finora numerose potenze occidentali e regionali hanno largamente partecipato alla guerra in corso in Siria, ma mai intervenendo direttamente. Turchia, Qatar, Arabia Saudita sostengono i ribelli con armi, finanziamenti, sostegno diplomatico e logistico, addestramento dei miliziani ed anche incursioni di commandos, così come Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Ma mai finora uno di questi paesi aveva sferrato un attacco diretto contro Damasco.

Dura la reazione del movimento libanese Hezbollah, che ha espresso “piena solidarietà alle autorità della Siria, al suo Esercito e al suo popolo”. In un comunicato il movimento di resistenza afferma che gli attacchi hanno “completamente smascherato” le origini del conflitto in atto e che “cosa e’ successo in Siria negli ultimi due anni”, cioe’ dall’inizio della crisi nel marzo 2011, come pure “gli obietivi criminosi di distruggere quel Paese e di indebolirne le Forze Armate”. 

Una esplicita condanna per l’attacco israeliano viene anche dal governo di Beirut. ”L’attacco israeliano – ha detto il ministro degli Esteri di Beirut, Adnan Mansour – é un’aperta aggressione che denunciamo fermamente. Un’aggressione che conferma la vera politica che Israele persegue dal 1948 e rappresenta una minaccia alla pace mondiale e alla sicurezza degli arabi”.

Presa di posizione di circostanza, invece, da parte di una Lega Araba egemonizzata dai paesi che sostengono a spada tratta la destabilizzazione violenta del regime di Damasco. L’organizzazione ha comunque denunciato la ”palese aggressione ed evidente violazione” della sovranità della Siria. ”Il silenzio della comunità internazionale riguardo il bombardamento in passato da parte di Israele di siti siriani ha incoraggiato il Paese a compiere una nuova aggressione, sfruttando il peggioramento della situazione politica e della sicurezza in Siria” afferma la Lega Araba in una nota.

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1 Commento


  • fausto

    Mi sembra un gioco pericoloso quello degli israeliani. Finora non si erano lasciati coinvolgere, e credo che farebbero un buon affare a non intervenire.

    In definitiva dal caos siriano possono ricavare solo danni: una nuova frontiera instabile e difficile da gestire di cui non hanno nessun bisogno.

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