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Assedio a Morsi, Fratelli Musulmani respingono ultimatum


Dopo che il movimento Tamarod (‘Ribelli’) aveva dato al presidente islamista Morsi fino alle 17 di domani per dimettersi, anche il capo dell’esercito, il generale Abdel Fattah al-Sisi, ha ‘concesso’ solo 48 ore all’esecutivo per venire incontro alle richieste del popolo sceso in strada da giorni contro i Fratelli Musulmani. 

Ma nel tardo pomeriggio di oggi la Fratellanza ha risposto picche. A farlo è stato Yasser Hamza, del Partito Libertà e Giustizia – espressione politica dei Fratelli Musulmani, durante una trasmissione della tv panaraba Al Jazira. Ma, al di là del ‘no’ proferito in Tv, il partito di Morsi è molto preoccupato del fatto che l’esercito, oltre alla polizia, sono esplicitamente neutrali nello scontro tra manifestanti e governo se non schierati con la popolazione che chiede le dimissioni di quello che in moltissimi considerano un ‘nuovo Mubarak’.

In queste ore sia il coordinamento Tamarod sia alcuni partiti hanno fatto appello all’esercito, alla polizia e al potere giudiziario affinché si schierino contro Morsi: “È necessario che le istituzioni statali, compresi l’esercito, la polizia e la magistratura stiano chiaramente a fianco del popolo rappresentato dalle folle di domenica” affermano.

Intanto il bilancio delle manifestazioni, degli scontri e della repressione di ieri è alto: solo ieri avrebbero perso la vita almeno 16 persone, e altre centinaia sono rimasti feriti, ha informato il Ministero della Salute. Specificando che otto persone sono morte negli scontri tra oppositori e sostenitori del presidente in diversi quartieri del Cairo. Gli scontri più duri ieri si erano svolti attorno al quartier generale del partito islamista quando centinaia di attivisti lo hanno preso d’assalto con sassi e bombe incendiarie mentre dall’interno i militanti della Fratellanza sparavano sui manifestanti senza che la polizia intervenisse né contro gli uni né contro gli altri. Oggi in un secondo violento attacco i dimostranti sono riusciti a penetrare negli uffici del Partito Libertà e Giustizia, e li hanno devastati, saccheggiati e incendiati, sottraendo anche importanti quantità di documenti che i militanti islamisti non erano evidentemente riusciti a distruggere o a trasferire altrove.

Un morto è stato registrato nella provincia di Assiut dove uomini armati hanno aperto il fuoco contro i manifestanti. Un’altra vittima è stata segnalata nella provincia di Beit Suef, a Sud della capitale. Dopo le enormi manifestazioni di ieri al Cairo e in altre città – Port Said, Alessandria, Suez, Menuf, Mansura, Tanta, Zagagig e altre – che hanno portato in strada milioni di persone, a decine di migliaia hanno trascorso la notte in Piazza Tahrir e di fronte al palazzo presidenziale, a Ittihadiya.

Morsi non sembra voler cedere, ma visto il livello di scontro e la perdita del controllo da parte della Fratellanza Musulmana su molte istituzioni statali gli islamisti potrebbero decidere di sacrificare Morsi e di accettare alcune delle richieste meno radicali della protesta. Un segnale sembra essere la dimissione in blocco, annunciata oggi, di ben 4 ministri: i responsabili del Turismo, dell’Ambiente, della Comunicazione e degli Affari Legali hanno annunciato l’abbandono del governo al primo ministro Hisham Qandil. 

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