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Egitto: a un passo dal colpo di stato militare

Quelle che si stanno vivendo al Cairo sono ore chiave per il futuro dell’Egitto. Le notizie si rincorrono e si accavallano e danno conto di una situazione sull’orlo del colpo di stato. Oggi pomeriggio infatti scade l’ultimatum dell’esercito nei confronti del presidente Morsi affinché abbandoni il potere e lasci spazio all’applicazione di una cosiddetta ‘road map’ di fatto imposta dalle forze armate.

Dalle strade della capitale egiziana giungono intanto notizie di morti e scontri tra manifestanti delle opposte fazioni. E anche dell’intervento di gruppi armati protetti o tollerati dalle forze di polizia: almeno 23 persone sono rimaste uccise questa notte in un attacco compiuto da un commando armato di armi automatiche contro un gruppo di sostenitori del presidente Mohamed Morsi davanti all’università del Cairo, a Giza, e almeno 600 sono rimaste ferite. “Ci hanno attaccato con armi da fuoco. Io stesos ho soccorso un uomo che era stato colpito alla testa”, ha affermato uno dei presenti. In totale, più di 50 persone sono morte dall’inizio delle manifestazioni contro il capo dello Stato. Tra queste figura anche un cittadino statunitense.

Il crescente numero di vittime potrebbe rappresentare un ulteriore giustificazione affinché l’esercito intervenga con un colpo di stato più o meno cruento per imporre l’ordine e porre fine ad un conflitto che dura ormai da anni, a partire dall’inizio della rivolta popolare che portò alle dimissioni del dittatore Hosni Mubarak. Durante la notte il Consiglio Supremo delle Forze Armate egiziane ha scritto sulla sua pagina Facebook che “è pronto a difendere il popolo dell’Egitto contro i terroristi, gli estremisti e i pazzi”.
Nel tentativo di evitare il golpe Morsi, pur proferendo dure accuse nei confronti di chi mette in discussione la legittimità della sua presidenza – Le elezioni del giugno 2012 in cui risultò vincitore, ha detto, furono “libere” e “rappresentative della volonta’ popolare” – ha promesso un esecutivo di unità nazionale e la formazione di un comitato per emendare la Costituzione in modo da preparare le elezioni nel giro di sei mesi. Da parte sua uno dei pochi alleati rimasti al presidente egiziano, Mohamed MOrsi, il partito islamista e di destra al-Gamaa al-Islamiya, ha esortato il capo dello Stato a convocare nuove elezioni per evitare un bagno di sangue ed il colpo di stato. Il partito, un tempo gruppo armato, esorta da due giorni il leader dei Fratelli Musulmani a convocare elezioni presidenziali anticipate.

Intanto alcune organizzazioni internazionali rilanciano l’accusa nei confronti degli islamisti di utilizzare lo stupro come forma di punizione e repressione nei confronti delle donne che scendono in piazza contro Morsi: “Le folle hanno aggredito sessualmente e in qualche caso hanno stuprato almeno 91 donne a Piazza Tahrir… In un clima di impunità”, ha aggiunto l’ong Human Rights Watch, che ha sede a New York, citando i dati dell’Organizzazione governativa contro le aggressioni alle donne, che gestisce un numero gratuito per le vittime di abusi sessuali, sottolineando che le vittime sono state 46 domenica, 17 lunedì e 23 martedì. Secondo l’associazione femminista Nazra, altri 5 attacchi sono avvenuti venerdì.

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