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Manifestante ucciso, la Turchia insorge

L’uccisione l’altro ieri sera ad Antiochia del giovane manifestante Ahmet Atakan, stroncato dalla spoletta di un lacrimogeno sparatogli alla testa da soli 5 metri, hanno riportato in piazza ieri in tutta la Turchia decine di migliaia di manifestanti. Le piazze erano già mobilitate da giorni, dopo una breve e relativa pausa estiva, sull’onda di diverse proteste. Studenti e attivisti di Ankara sono sul piede di guerra contro la costruzione di un’autostrada ad 8 corsie che le autorità vogliono far passare in mezzo al campus dell’Università Tecnica del Medio Oriente (Medu), distruggendo così un bosco che rappresenta uno dei polmoni verdi della capitale. A Istanbul continuano le proteste contro la distruzione del Gezi Park e la gentrificazione di numerose zone date in pasto dal governo alla lobby dei palazzinari e dei cementificatori. Ovunque si manifesta contro la repressione, gli arresti indiscriminati, l’uccisione di manifestanti da parte dei corpi di sicurezza. L’opposizione al coinvolgimento della Turchia nella destabilizzazione della Siria e la possibile partecipazione ad una aggressione militare contro Damasco: secondo gli ultimi sondaggi più del 70% dei turchi è contraria all’intervento. E non mancano motivi più generali, soprattutto di carattere economico, dopo che nelle ultime settimane la Lira Turca ha perso terreno nei confronti di Euro e Dollaro diminuendo così di colpo il potere d’acquisto di salari e pensioni già al palo da tempo.

Le bugie delle autorità sulla morte del giovane manifestante Ahmet Atakan – la sesta vittima ufficiale della repressione da maggio – non hanno fatto altro che esacerbare gli animi. E molte delle manifestazioni convocate ieri sono di nuovo sfociate in scontri, spesso violenti, tra dimostranti e polizia. Ad Ankara cortei sono stati convocati in una decine di quartieri diversi: in un’atmosfera surreale le manifestazioni sono state controllate a vista da elicotteri e addirittura da cecchini appostati sui palazzi, finché intorno alle 21 di ieri sera è evidentemente partito l’ordine di disperdere le dimostrazioni con i soliti metodi brutali: idranti, proiettili di gomma, gas lacrimogeni e caroselli dei blindati tra la folla. Numerosi gli arresti, tra i quali 5 studenti ‘catturati’ dalla polizia nel campus universitario di Cebeci, mentre due giornalisti del quotidiano di sinistra Evrensel sono stati picchiati dagli agenti in tenuta antisommossa.

Ad Antakya ieri pomeriggio a decine di migliaia hanno partecipato ai rabbiosi funerali di Atakan, gridando slogan contro la repressione e chiedendo la punizione degli assassini e le dimissioni del governo. Ma la polizia ha attaccato la manifestazione scaturita dal corteo funebre e ne sono seguiti scontri furiosi durati a notte fonda.

Scontri anche nella città di Mersin, durante i quali un manifestante è stato ferito gravemente e ricoverato all’ospedale universitario. Ad Eskisehir i manifestanti hanno bloccato i binari della ferrovia, mentre ad Antalya Hasan Alkan, il coordinatore provinciale del partito EMEP, è stato ferito ad un occhio non è chiaro se da un lacrimogeno o da una pallottola di gomma. Scontri anche a Izmir – qui un giornalista di Evrensel è stato ferito alla testa – e Adana fino a tarda notte, così come a Çanakkale e a Kocaeli, dove i manifestanti hanno marciato fino alla sede provinciale del partito al governo liberal-islamista AKP.
Grande manifestazione ieri pomeriggio anche a Istanbul, dove rispondendo all’appello del comitato ‘Solidarietà con Taksim’ e di numerosi partiti e organizzazioni della sinistra migliaia di persone si sono concentrate in Piazza Taksim con lo scopo di depositare dei garofani in memoria di Ahmet Atakan. Tra di loro anche dirigenti e parlamentari del partito curdo Bdp e di quello socialdemocratico CHP. La polizia ha risposto con la consueta brutalità chiudendo per l’ennesima volta Gezi Park, impedendo ai manifestanti l’accesso a Taksim e bombardandoli con gli idranti e i lacrimogeni. Come accade sempre più spesso consistenti gruppi di manifestanti hanno resistito alle cariche e si sono asserragliati nel quartiere centrale di Cihangir dove hanno eretto barricate e dove gli scontri sono durati per tutta la notte. Un giornalista del quotidiano Cumhuriyet è rimasto ferito.
Anche la sponda asiatica ha risposto all’appllo e in serata una gran folla di manifestanti ha attraversato il Bosforo per unirisi alla protesta, facendo i conti anche in questo caso con i reparti antisommossa. Gli scontri sono continuati in nottata anche in alcuni quartieri della sponda asiatica come Kadikoy, ma anche in altri quartieri popolari della sponda europea come Ikitelli ed Eyup. Soprattutto a Sarigazi per varie ore i manifestanti si sono scontrati con la polizia, il bilancio è stato di numerosi feriti e arrestati.

Secondo l’Associazione degli Avvocati di Istanbul solo nella metropoli sul Bosforo sarebbero stati 50 i manifestanti arrestati, mentre i feriti gravi sarebbero due, entrambi colpiti alla testa dalle spolette dei lacrimogeni che la polizia continua a sparare ad altezza d’uomo.

 

(Fonti: http://turchia.over-blog.com)

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