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India: droni contro la guerriglia maoista

Le autorità indiane stanno valutando l’utilizzo di velivoli senza pilota per controllare le attività dei ribelli armati d’ispirazione maoista, a partire dallo stato del Bengala occidentale. Proprio qui, dal 9 al 14 ottobre, durante la festività del Durga Puja, velivoli senza pilota sono stati utilizzati dalla polizia per controllare dall’alto lo svolgimento delle manifestazioni collegate all’evento religioso nella capitale Kolkata (Calcutta).

L’utilizzo di questo particolare tipo di velivolo è stato sollecitato più volte dai responsabili della sicurezza nelle aree interessate dalla guerriglia, soprattutto per quanto riguarda il Bengala occidentale, nella impervia area di Jangalmahal.

In un recente incontro a cui hanno partecipato funzionari della polizia della regione, era stata nuovamente ripresa l’idea di un uso di droni ed era stato deciso di valutare un loro impiego dopo l’uso sperimentale per il Durga Puja. Pare con risultato positivo, come confermato martedì dal commissario della polizia di Kolkata, Surojit Kar Purokayastha, che ha espresso la volontà di utilizzare ancora i droni in operazioni di ordine pubblico nella città. Contemporaneamente, la polizia si doterà di in nuovo sistema informatico che sia in grado di ricevere direttamente le informazioni dai velivoli e inviarle agli investigatori. Una precedente esperienza di utilizzo in funzione antiguerriglia, nel 2010, non aveva dato risultati positivi, soprattutto per la scarsa risoluzione delle fotocamere.

Dall’inizio dell’anno le forze di sicurezza stanno ricevendo informazioni su una ripresa dell’attività dei maoisti nel Jangalmahal e nella limitrofa foresta di Saranda, parte del confinante stato di Orissa. Migliaia di poliziotti e di paramilitari non sono riusciti finora a trovare le basi dei guerriglieri che vanno riorganizzandosi sotto nuovi comandanti.

Sono state almeno 350 le vittime dei combattimenti tra guerriglieri e forze di sicurezza nel biennio 2010-2011, ma dopo l’uccisione del leader Kishenji e l’arresto di diversi altri capi guerriglieri, la situazione sembrava essere tornata tranquilla, fino alla segnalazione di nuove infiltrazioni e di nuove basi, con diversi comandanti impegnati nel controllo della regione, un’area di colline e foreste difficilmente espugnabile con i mezzi tradizionali, se non a costo di forti perdite.

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