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In Turchia è rivolta, a Istanbul tornano le barricate

Come era prevedibile, la giornata di mobilitazione convocata ieri ad Istanbul dal Coordinamento ‘Taksim Solidarietà’ e nel resto della Turchia da un vasto arco di forze sociali, comitati territoriali e forze politiche e sindacali si è trasformata in una prova di forza. Da una parte decine di migliaia di manifestanti, dall’altra un enorme schieramento di Polizia che ha tentato di impedire le manifestazioni convocate dalle opposizioni oppure le ha attaccate appena sono iniziate.

Ovunque la folla è tornata in piazza chiedendo a gran voce le dimissioni del premier liberal-islamista Recep Tayyip Erdogan, accusato di autoritarismo e di restringere ogni spazio di democrazia in nome di un modello di gestione dell’economia basato sulla speculazione edilizia, sulla distruzione del territorio e l’imposizione di una morale islamista reazionaria.
Ad accrescere nelle ultime settimane la rabbia dei dimostranti l’elevato grado di corruzione del governo e delle alte sfere del mondo finanziario e imprenditoriale messo a nudo da una maxi inchiesta che dal 17 dicembre sta investendo in pieno l’Akp, provocando la sostituzione di dieci ministri e le dimissioni dal partito di numerosi esponenti della principale forza politica turca, compresi ex ministri e deputati vicini al predicatore Fethullah Gulen.

Nel centro di Istanbul pesantemente militarizzato i reparti antisommossa hanno cominciato a bersagliare i dimostranti non appena questi hanno tentato di avvicinarsi alla proibitissima piazza Taksim.
Già intorno alle 19, ora fissata per il concentramento nella spianata al centro dei quartieri europei di Istanbul, i Toma e gli Scorpioni hanno cominciato a disperdere la folla con gli idranti, mentre gli agenti sparavano gas lacrimogeni e pallottole di gomma contro migliaia di persone che anche questa volta hanno resistito ed hanno continuato a manifestare su Via Istiklal – addobbata per le feste di fine anno – e nelle vie adiacenti. I manifestanti esponevano striscioni e cartelli con gli slogan che hanno caratterizzato i moti popolari della scorsa estate – “Taksim ovunque, resistenza dappertutto” – e con altri nuovi contro la corruzione.

Gli scontri sono cresciuti di intensità con il calare della notte e sono proseguiti per ore, con migliaia di persone che pian piano sono affluite intorno a Taksim mentre barricate venivano erette e incendiate e fuochi d’artificio sparati contro i poliziotti, a difesa dei dimostranti e nel tentativo di ostacolare le scorribande dei reparti antisommossa. Per tutta risposta la polizia ha letteralmente gasato tutto il centro della città, compresi bar e ristoranti pieni di avventori sia nella zona di Istiklal che intorno all’ospedale tedesco nel quartiere di Cihangir.

I video della serata mostrano numerosi feriti e intossicati, compresi alcuni giornalisti – tra questi Elif İnce, una giornalista del quotidiano di sinistra Radikal – attaccati di proposito dagli agenti per impedire che documentassero le violenze contro i dimostranti. 

Mentre il premier Erdogan, di ritorno da un viaggio all’estero, atterrava all’aeroporto di Istanbul accolto da migliaia di suoi sostenitori (per l’occasione il sindaco liberal-islamista ha regalato ai clienti della metropolitana un viaggio gratuito) la polizia rastrellava il cuore di Istanbul alla ricerca di dimostranti e già a metà serata si aveva notizia di parecchie decine di persone arrestate, compresi alcuni avvocati attivi nella difesa dei diritti umani.
Folla in piazza anche sulla sponda asiatica della metropoli sul Bosforo e nel quartiere di Okmeydani.
Manifestazioni e scontri si sono verificati anche in altre città turche, ieri: ad Ankara la manifestazione convocata a Kizilay è stata attaccata e dispersa e alcuni dimostranti sono stati arrestati; anche a Izmir migliaia di persone hanno manifestato fino a notte nonostante le cariche della polizia; manifestazioni e scontri anche ad Antakya (Antiochia), nel sud del paese al confine con la Siria, in particolare nel quartiere di Armutlu.

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