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Il Canale di Panama affonda?

La crisi causata dai fortissimi ritardi registrati finora nei faraonici lavori di ampliamento del Canale di Panama ha subito ieri una brusca impennata.
L’Autorità del Canale di Panama (Acp) ha infatti respinto ieri un avvertimento emesso dal consorzio multinazionale Grupo Unidos por el Canal (Gupc), guidato dall’impresa spagnola Sacyr Vallehermoso (che gestisce i lavori più importanti di ampliamento del collegamento interoceanico), secondo il quale i lavori dovranno essere sospesi a causa di 1,4 miliardi di costi aggiuntivi derivanti dalla necessità di costruire un sistema di chiuse inizialmente non previsto. In una nota inviata ai media l’Acp afferma che “respinge in maniera categorica” le pressioni della Gupc contro l’Amministrazione del Canale il cui unico proposito è quello di costringere l’organizzazione a negoziare al di fuori dei termini previsti dal contratto originale con la scusa della costruzione del nuovo sistema di chiuse. L’Acp pretende dalla Gupc che il consorzio rispetti il contratto “che loro stessi hanno accettato e firmato” ha affermato il panamense Jorge Quintano, amministratore del gruppo. Ma la Gupc ha annunciato che ha intenzione di sospendere i lavori all’ampliamento del canale a partire dal 20 gennaio se non ci saranno novità da parte dell’Autorità che amministra il collegamento interoceanico anche se, chiarisce, la sospensione non comporta automaticamente l’abbandono del progetto.

Il Gupc, formato oltre che dalla spagnola Sacyr Vallehermoso S.A./Líder, dalla belga Jan de Nul n.v., dalla panamense Constructora Urbana S.A. e dall’italiana Impregilo S.p.A, nel 2009 si è aggiudicato un appalto da 3,1 miliardi di dollari per costruire il terzo sistema di chiuse – la maggiore delle opere di ampliamento per un totale di 5,25 miliardi – ed ha iniziato i lavori nell’agosto del 2013.
I lavori di raddoppio del Canale di Panama erano iniziati nel 2007 con l’intenzione di concludersi nell’ottobre dell’anno appena iniziato, anche se già nell’agosto del 2012 i ritardi avevano obbligato l’Apc a posticipare la fine dei lavori al giugno del 2015. Un obiettivo che alla luce dei forti contrasti di questi giorni sembra assai lontano dall’essere realizzato. Di fatto la Gupc pretende dall’Apc un aumento dei finanziamenti pari a 1435 milioni di dollari, una cifra enorme per le casse dell’amministrazione panamense, e c’è il rischio che la questione, in mancanza di un accordo, debba essere affidata ad un arbitraggio internazionale posticipando di parecchi anni la conclusione dei lavori. Intanto oggi la Borsa di Madrid ha visto un vero e proprio tracollo del valore dei titoli della Sacyr, che hanno perso quasi l’11%.

Dal Canale di Panama passa attualmente il 5% circa del trasporto marittimo mondiale ed il suo ampliamento è considerato un’opera fondamentale da numerosi paesi e multinazionali del globo. L’allargamento del canale serve ad aumentare la velocità di transito delle merci da un oceano all’altro, considerata attualmente troppo lenta, e a permettere il passaggio di grandi navi portacontainer o da crociera che attualmente non riescono a transitare nel canale costruito dagli Stati Uniti dal 1904 al 1914.

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