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Svizzera: quando i migranti da bloccare sono gli italiani

Come si dice, c’è sempre qualcuno più a nord di te. E lo sanno bene molti cittadini delle regioni ‘padane’, quelli che sbraitano contro i meridionali e ancor di più contro gli immigrati che ‘gli tolgono il lavoro’. E che da un po’ di tempo a questa parte sono diventati, a loro volta, obiettivo di una campagna razzista che ieri ha avuto la conferma nelle urne.

Seppur di misura, ma sconfessando i maggiori partiti della confederazione elvetica e il governo, ieri gli svizzeri hanno approvato in un referendum l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” bocciando l’Accordo di libera circolazione delle persone in vigore – almeno in teoria – all’interno dello spazio dell’Ue e imponendo un tetto massimo per tutti gli stranieri. Tutti, compresi i richiedenti asilo e … gli italiani. Anzi, a maggior ragione gli italiani. Soprattutto in Ticino, dove le destre locali, in versione ‘nazionalista’ e soprattutto leghista, hanno stravinto, reduci da anni di violente campagne contro i transfrontalieri. Che, a ben guardare, non sono neanche veri immigrati. A loro basta farsi qualche decina di chilometri dalla Lombardia per andare a lavorare oltreconfine, in Ticino, e poi tornarsene a casa a fine giornata. Ma, neanche a dirlo, rubano il lavoro agli svizzeri, e quindi vanno fermati.

Se nella confederazione il si al tetto all’immigrazione è passato con appena il 50,3% dei votanti – neanche 20 mila schede – nel cantone di lingua italiana lo “stop ai migranti” ha convinto ben il 68,17% dei cugini d’oltreconfine. In generale si può dire che i cantoni francofoni e le grandi città hanno sostenuto di meno il quesito razzista, che invece si è affermato nei cantoni di lingua tedesca.
Un voto che rappresenta anche una sconfitta per il governo federale, desideroso di frenare i flussi migratori ma consapevole del fatto che l’economia svizzera prospera grazie a un continuo flusso di manodopera straniera sottopagata e che, nel caso dei frontalieri, si considera spesso temporanea e quindi in genere non accampa particolari diritti e non si impegna in lunghe vertenze. Ma i partiti della destra – in particolare l’Udc/Svp – hanno montato ad arte una campagna allarmistica che in Ticino ha funzionato particolarmente, all’insegna dello slogan ‘Prima i ticinesi’, mentre negli altri cantoni la propaganda ha messo in risalto l’aumento della disoccupazione (che in realtà è del 3,2%, il 2,2 tra gli svizzeri e il 6% tra gli immigrati), la crescita degli affitti e della criminalità. Argomenti non sempre sostenuti dalla realtà ma che sembrano funzionare comunque.
L’Unione Democratica di Centro, la promotrice dell’iniziativa xenofoba, ha calcato la mano sul fatto che un numero crescente di disoccupati stranieri approfittano dell’assistenza economica e sociale che le istituzioni del paese garantiscono a tutti campando di fatto di sovvenzioni pubbliche.

Finora, c’è da dirlo, non è che gli immigrati avessero campo libero, anzi. Ma ora la situazione per loro si farà assai più complicata. La vittoria del referendum di ieri porterà all’introduzione di un nuovo articolo nella Costituzione che prevede la limitazione dei permessi di dimora per stranieri attraverso tetti massimi e quote annuali definibili in consonanza con le necessità dell’economia – cioè degli imprenditori – svizzera. Inoltre, al momento di assumere qualcuno, ogni impresa dovrà privilegiare i cittadini svizzeri.

Ora il Consiglio federale (l’esecutivo) ha dovuto annunciare che avvierà una interlocuzione con le autorità dell’Unione Europea per modificare l’Accordo sulla libera circolazione delle persone, mentre Bruxelles ha espresso un ‘rammarico’ non necessariamente di circostanza. Anche perché la maggior parte dei migranti arrivati in Svizzera negli ultimi anni, ben il 70%, provengono dai paesi dell’Unione Europea.

L’estrema destra di tutto il continente, intanto, applaude e porta a casa un ottimo risultato in vista delle imminenti elezioni europee. 

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