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Berkin Elvan, ammazzato a 15 anni dai lacrimogeni di Erdogan

Dopo quasi 9 mesi – per la precisione 268 giorni – di coma, è morto questa mattina Berkin Elvan, un ragazzino di 15 anni ferito da un lacrimogeno sparato da un poliziotto il 16 giugno del 2013, nel quartiere di Okmeydani a Istanbul. Lo ha reso noto questa mattina la famiglia del ragazzo con un messaggio postato su Twitter. 

Berkin non era un manifestante, ma si è semplicemente trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato: la famiglia – di confessione alevita come buona parte degli abitanti del quartiere – lo aveva mandato a comprare il pane, ma mentre si trovava in strada in una zona dove era in corso la dura repressione della polizia nei confronti di una manifestazione, è stato colpito alla testa dalla spoletta di un lacrimogeno sparato a distanza ravvicinata e ad altezza d’uomo da un agente dei reparti antisommossa. Come tante altre vittime della ‘rivolta di Gezi Park’. Il 24 Giugno 2013, il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan confermò di aver ordinato personalmente alla polizia di intervenire massicciamente con i lacrimogeni contro le manifestazioni di protesta animate da quelli che ha sempre definito ‘vandali’.

Il ragazzino è andato in coma e ci è rimasto in condizioni relativamente stazionarie fino al 6 marzo scorso, quando Berkin è stato colpito da un grave attacco epilettico. Nei giorni scorsi i medici avevano avvertito sull’imminenza del decesso dell’adolescente che ormai pesava solo 16 chili.
“Non è stato Dio a prendere mio figlio, è stato Recep Tayyip Erdogan” ha urlato ai giornalisti, in lacrime, la madre del ragazzo, Gulsum Elvan. davanti all’ospedale dove era ricoverato. E dove stamattina, dopo la diffusione della notizia della morte del giovane, la folla che da giorni presidiava il nosocomio in segno di solidarietà con la famiglia della vittima ha attaccato la Polizia che si era presentata in maniera provocatoria. Contro un autobus della gendarmeria i manifestanti hanno lanciato pietre ma sono stati attaccati con i micidiali gas lacrimogeni e due persone sono rimaste ferite. Già ieri mattina la polizia turca era intervenuta duramente contro i famigliari e gli attivisti per cercare di allontanarli dall’ospedale Sisli Okmeydani e dieci persone sono state arrestate. Tanto che su Twitter i genitori del giovane avevano chiesto al governatore di Istanbul Huseyin Mutlu di ritirare gli agenti. «Mandi via la sua polizia dall’ospedale, governatore Mutlu»: «stanno arrestando gente perfino nell’ospedale. Stanno cercando di portarci via tutti».
Anche gli studenti dell’Università tecnica del Medio Oriente di Ankara (Odtu) (da mesi impegnati in una dura lotta contro la distruzione del bosco del campus da parte di una nuova autostrada) e dell’Università di Istanbul questa mattina hanno voluto manifestare la propria rabbia per la morte del ragazzino manifestando in strada. 
In particolare stamattina gli studenti della Odtu hanno boicottato le lezioni e si sono dati appuntamento per andare in corteo nel centro della città. “La polizia non ci ha fatti uscire dal campus, tenendoci per ore alle barricate e “giocando” come fossimo gatti in un recinto: a volte attaccavano, a volte lasciavano fare. (…) Una ragazza è rimasta ferita alla testa e la polizia ha impedito a colpi di lacrimogeno che l’ambulanza uscisse dal gate: ha dovuto fare dietro-front e correre ad un altro gate per portarla in ospedale. Alle 18.30 (ora locale) è chiamato un corteo a Kizilay (…). Arrivano notizie dal centro città che alcune strade sono bloccate dalla massa di persone” scrive A.S. da Ankara. 

Per oggi e soprattutto per domani, quando si terrà il funerale di Elvan, sono previsti cortei e presidi di protesta in tutto il paese. Riportano le agenzie di stampa che ad Ankara un uomo si è seduto nella piazza di Kizilay, nel cuore della città, con davanti a sé un pezzo di pane e un cartello con la scritta «Sono Berkin». In pochi minuti decine di persone si sono sedute accanto a lui, appoggiando a loro volta pezzi di pane per terra.

Rabbia genera il fatto che nessun agente, come per altri casi simili, sia stato punito per l’omicidio. Nel corso dell’indagine partita a fine gennaio, infatti, gli inquirenti non “sono riusciti” ad individuare l’agente che ha sparato il lacrimogeno che ha colpito il ragazzo alla testa. Tutti e sette gli agenti interrogati hanno dichiarato di non ricordare o non sapere chi abbia sparato il lacrimogeno che ha ucciso Elvan e alla fine l’inchiesta è stata chiusa con un nulla di fatto.

Berkin Elvan è la più giovane delle otto vittime (ufficialmente, secondo alcune fonti dell’opposizione il numero dei morti è maggiore) della repressione della scorsa estate contro un vasto movimento popolare sceso in piazza contro le politiche liberiste e l’autoritarismo del governo dell’Akp e contro lo strapotere del premier Erdogan in particolare.
Dure le prese di posizione da parte delle forze sociali e politiche dell’opposizione di sinistra e dei sindacati di classe. Scrive il Disk (Sindacato Confederale dei Lavoratori Rivoluzionari) in un comunicato: “I loro figli rubano miliardi, invece i nostri muoiono mentre vanno a prendere del pane. Berkin Elvan è la nostra ottava anima persa durante la resistenza di Giugno. Non è stato ancora identificato chi ha sparato perché Berkin Elvan non era figlio del partito al governo che ha rubato milioni ma era figlio di una famiglia di lavoratori. Il 12 Marzo alle 12:00 lasciamo il lavoro dove siamo ed assistiamo a Berkin Elvan nel suo viaggio”.

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